Pop history #08 – Phil Collins

di Marco Chelo
Pop history #08 - Phil Collins

È stata forse la storia musicale più attraente e non poteva che accadere negli anni ’80, il decennio dei sogni che si avverano.

Sto parlando di Phil Collins, che partendo da batterista dei Genesis è divenuto un’assoluta leggenda pop.

Artista eclettico, non si è mai nascosto passando dal rock progressivo al pop, dal cinema alla televisione.

Resta celeberrimo il suo cameo in una puntata di Miami Vice, la serie cult che ha segnato un’epoca e a cui si legò anche nella colonna sonora grazie a “In the air tonight”.

Dopo il successo con “Against all odds” inclusa in Face Value, sbanca letteralmente.

Sussudio, One more night, Take me home, Don’t lose my number, sono le più famose ma in generale è un album completo attraverso ballate o sound più freschi con chiari richiami al Funk.

In assoluto il suo album più famoso resta “No jacket required” uscito nel 1985.

Lo considero senza ombra di dubbio tra i miei 10 album preferiti di sempre con un titolo legato a un episodio particolare…

Siamo a Chicago e Phil Collins con Robert Plant si presentano in un ristorante famoso, il Pump Room, dove all’ingresso è ben stampato “Jacket required”, una richiesta esplicita da ottemperare per accedere al suo interno.

Succede quindi che Plant entra con una giacca che non lo fa passare inosservato, il buon Phil invece con il suo giubbotto di pelle viene rimbalzato dall’impiegato George Montgomery in quanto non rispetta il codice etico previsto dal locale.

La storia fa il giro del gossip e tra una battuta e l’altra alla fine l’ex Genesis riceve le scuse e una giacca da polo dalla proprietà, ma resta talmente divertito dall’accaduto che decide di intitolare l’album con “nessuna giacca richiesta”.

Una storia che permette di legare alcune riflessioni.

Innanzitutto il codice etico che viene stabilito nella propria politica aziendale deve essere rispettato, mi spiace per il buon Phil Collins ma l’impiegato del Pump Room eseguì perfettamente quanto stabilito dalla propria alta direzione.

Da un punto di vista metaforico ho sempre ritenuto e continuo a farlo che la Sicurezza sul Lavoro sia il soprabito che dobbiamo indossare e che meriti il miglior vestito che abbiamo quando affrontiamo la materia che sia a un corso o a una riunione con le altre figure aziendali.

Mettere la giacca, anzi lo smoking resta uno dei primari obbiettivi che chi fa sicurezza deve sempre avere.

Fermo restando la necessità di farlo attraverso gli strumenti normativi essendo questi alla fine i paletti a cui fare riferimento, preme sicuramente aggiungere altre doti soprattutto comunicative.

La vera sfida che noi tecnici della sicurezza dobbiamo affrontare è aggiungere una migliore capacità comunicativa dettato dal mutamento dei tempi in cui viviamo.

Non possiamo più considerare l’articolo di legge o il decreto Stato Regione (ecco appunto…) come l’uniche cose necessarie per far percepire un rischio.

Ha ragione Phil Collins quando forse in questo contesto ritiene che non vi sia bisogno di mettere la giacca ma di vestirsi come chi lavora, chi ha a cuore la salute collettiva non pensa alla sola montagna di adempimenti da ottemperare ma cerca di capire, comprendere e arrivare a quel punto per coinvolgere le persone.

È un duro lavoro, lo so, ma abbiamo il dovere di farlo.

Pochi mesi fa, il 26 Marzo nella sua Londra, a 71 anni compiuti Phil Collins ha appeso le bacchette al chiodo, le stesse con cui ha accompagnato Peter Gabriel per decenni.

Il suo fisico non ce la fa più a reggere la fatica di concerti. Troppi dolori, un calvario iniziato anni fa a causa di alcune vertebre schiacciate che oggi non gli consentono più di stare in piedi se non con un bastone.

Colpa della sua posizione nel suonare la batteria.

Ergonomia, questa spesso disciplina sconosciuta.

Ha guardato il suo pubblico e con il suo solito sorriso ha detto che da oggi dovrà trovarsi un vero lavoro.

Il potere della passione per la musica.

 

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