La Trilogia del Riconsolidamento della Memoria – Parte 2

di Daniele Andrea Bilanzuoli
La Trilogia del Riconsolidamento

I terapeuti si scontrano ogni giorno con gli effetti di questi schemi/modelli impliciti, che all’atto dell’apprendimento emotivo iniziale hanno avuto un valore adattivo fondamentale, ma tendono ad autoperpetuarsi nonostante il cambiamento delle condizioni ambientali, seguendo necessità di coerenza interna ai processi cognitivi ed emotivi della mente. Sono clinicamente riconoscibili come espressioni di particolari apprendimenti emotivi inconsci, stili di attaccamento, regole e ruoli della famiglia d’origine, temi emotivi irrisolti, ricordi traumatici, ecc., e si riattualizzano in seguito a dei trigger esterni o interni, collegabili attraverso associazioni soggettive agli iniziali apprendimenti emotivi. La riattivazione di questi schemi impliciti, quando disfunzionali, può manifestarsi come attacchi di panico e d’ansia, depressione, comportamenti di dipendenza, vergogna, autocritica, rabbia, inibizione sessuale, paura dell’intimità, sintomi di stress post-traumatico come ipervigilanza o evitamento compulsivo e molti altri sintomi e sofferenze.

Per quasi tutto il XX secolo i neuroscienziati avevano concluso che i circuiti neurali degli apprendimenti emotivi erano immutabili e permanenti per tutta la vita dell’individuo una volta che venivano codificati in memoria. In altre parole, non sembrava esistesse alcuna forma di neuroplasticità in grado di sbloccare le sinapsi che mantenevano consolidati i circuiti della memoria implicita. Si era arrivati a questa conclusione basandosi sugli studi dell’estinzione che mettevano in rilievo la soppressione della risposta comportamentale di un apprendimento emotivo consolidato in seguito a ripetute esperienze di controcondizionamento. Neuroscienziati e psicologi, a partire dagli storici studi di Pavlov, supponevano che, anche dopo la completa soppressione, attraverso l’estinzione di una risposta emotivamente appresa (condizionata), la risposta originale veniva soppressa solo temporaneamente ma non eliminata

Quello che veniva affermato è che le tecniche di estinzione danno origine ad un apprendimento distinto in un sistema di memoria fisicamente separato da quello dell’apprendimento target e che l’apprendimento generato dall’estinzione compete, ma non sostituisce, l’apprendimento target.

Gli apprendimenti emotivi consolidati pertanto sono stati ritenuti indelebili nella memoria, codificati in circuiti neurali da sinapsi bloccate. Conclusione: gli apprendimenti emotivi durano per tutta la vita quindi le persone non possono mai liberarsi da reazioni di paura, condizionamenti dell’infanzia, stili di attaccamento insicuro, che hanno effetti assai limitanti nel corso della loro vita. Significava, in altre parole, attribuire all’evoluzione un ruolo di condanna in quanto responsabile di aver trasformato il sistema limbico – un’area sottocorticale con funzioni di memoria implicita – in una sorta di prigione psicologica in cui ognuno di noi sconta una condanna a vita. A tal uopo l’unica strategia psicoterapeutica possibile per contrastare i sintomi basati sulla memoria emotiva, indipendentemente dalla teoria di riferimento, è l’uso di metodi “contro-attivi” (ad esempio strategie per la gestione dell’ansia, tecniche sul pensiero, la regolazione emozionale). Essi competono contro l’apprendimento indesiderato, attraverso un nuovo apprendimento che scavalca o sopprimere la risposta indesiderata. Quest’ultima rimane relativamente libera di ripresentarsi e comporta al paziente uno sforzo continuo per contrastarla.

Colonna sonora I Kansas con Dust in the Wind… la musica del Signore.

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