Pop history #01 – Paul Weller

di Marco Chelo

La quotidianità e l’abitudine possono rivelarsi molto pericolose quando si parla di sicurezza.

Spesso molte persone tendono a dimenticarsi il perché di alcuni gesti e di alcune normali buone abitudini o prassi, a considerarle inutili perdite di tempo.

Il “si è sempre fatto così”, “non ho tempo” o “tanto non succede nulla” sono dietro l’angolo, facendo perdere la percezione del rischio e pericolo allargandosi alla collettività sociale. Questo purtroppo ce lo ha ricordato anche l’anno appena terminato.

Poi succede l’irreparabile e la fame mediatica di un colpevole cancella la necessità che eventi simili invece non accadano più.

Sembra dunque più che mai importante portare la comunicazione in un posto in prima fila nell’ambito della Sicurezza sul Lavoro, anche da parte dei non addetti, e far sì che giri come un vinile perché la sua musica diventi pop, non più di nicchia per pochi che la sanno apprezzare.

È questa la ragione per cui in questo 2022 scriverò di artisti musicali che hanno influenzato e continuano a farlo, attraverso il loro sound, le generazioni passate e presenti.

12 storie di rockstar, donne e uomini che hanno saputo trasmettere in chi li ascoltava quel qualcosa che ha reso i loro dischi ascoltati dalla massa.

Ognuno con qualcosa di particolare da cui trarre ispirazione.

Non parlerò del mio preferito, ossia Dave Gahan, ma restando comunque fedele agli anni ’80 desidero iniziare il primo di 12 racconti con un altro grande personaggio, front man di una band musicale che ha emozionato quel decennio prima di sciogliersi.

Gli Style Council ed il suo front man, Paul Weller.

Perché lui?

Lo considero un innovatore che ha saputo evolversi senza mai cambiare il suo approccio, capendo la società in cui si trovava.

Ma andiamo per ordine.

Gli Style Council nascono nel 1983 dalla fusione di Weller con Nick Talbot.

In breve tempo la stampa britannica parla già di loro grazie a My Ever Changing Mood, pietra miliare di quel movimento musicale poi seguito da altri, il Brit-pop.

Shout to the top entra nella UK top ten e con You’re the best thing arriva il successo: il disco che la contiene, “Our favorite shop”, arriverà al primo posto infatti della classifica 33 giri, non solo in Inghilterra ma anche in molti paesi europei.

Che cosa può aver portato al successo in così poco tempo questa band?

Mi sono dimenticato di raccontarlo, Weller intanto arrivava già dai Jam. Era un artista già conosciuto in Inghilterra grazie alla sua precedente esperienza, ciò nonostante non si ferma…

Sono gli anni dei primi videoclip e lui comprende, tra i primi a farlo, quanto questo nuovo modo di fare musica sia importante.

Mostrarla e non solo ascoltarla.

Tra l’altro lui è un’artista a tutto tondo, ama la fotografia e partecipa attivamente alla produzione dei video.

Lo stile, beh… È nel loro nome, eleganti ma unici senza copiare le band new romantic che all’epoca padroneggiano.

Ma soprattutto Paul Weller fa sì che la band, più numerosa man mano che passano gli anni, si evolva musicalmente, il soul e jazz restano ma mutano con sonorità sempre più ricercate.

Non pago del successo continua la sperimentazione, nascono le collaborazioni con Tracey Thorne degli Everything but the girl e con la cantante Dee C. Lee, già corista degli Wham!, che in seguito sposerà.

È il 1988 quando in Weller si fa largo  la voglia di esplorare anche una musica nuova che sta nascendo in America, l’House Music.

Affascinato da un brano di Joe Smooth, decide di farlo proprio.

Arriva la cover di Promise Land e chi ha vissuto gli inizi anni del clubbing non potrà dimenticarlo.

Un inno di speranza, di uguaglianza con un ritmo unico.

Sarà il canto del cigno degli Style Council, le strade di Weller e Talbot si divideranno per poi rincontrarsi qualche anno dopo in una reunion.

Quindi cosa mi ha insegnato ed affascinato di Paul Weller?

Beh, innanzitutto avendolo visto dal vivo in un piccolo locale di Londra posso dire che sa rapirti.

La sua storia musicale poi è affascinante.

Ha già un’esperienza di successo, ma la sua capacità di capire in quale società si trova, come sta cambiando la musica e quali strumenti ha a disposizione, lo portano ad una continua evoluzione, a contaminarsi musicalmente, aggiungendo sempre qualcosa in più.

Senza mai rinventarsi ma innovandosi, anzi… è l’innovazione in carne ed ossa.

Lui, un cantante di nicchia capace di far ballare milioni di persone.

Promise land è infatti il disco più passato dai Dj nei locali più importanti, insieme a Your love di Francky e Knuckles.

Un disco chiusura unico.

Paul Weller, esempio di comunicazione innovativa, questione di stile.

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