Unconventional Prof- La musica ci salva

di Rita Cardone
la musica

Riflessioni sopra (e sotto) le righe di un’insegnante in stile Italia Loves Sicurezza

Certi giorni mi alzo con un pensiero fisso: e se tutto fosse uno scherzo?
“Simulazione di scenario da panico… tanto per vedere come te la cavi!”
Ok, allora vado alla grande, perché a me certe mattine quella sensazione mi attanaglia la gola e faccio persino fatica a mandar giù il groppo…

Sono solo un’insegnante.

Alle superiori.

In DAD… Che trinomio! Terno secco! Direbbero a Napoli.

Lezione alla prima ora. Ok, libera la mente e parti, mi dico. Wi-fi: ok. Audio: ok. Argomento del giorno: oggi si spiegano le macromolecole.

E invece.

Apro il collegamento e li vedo. Fermi, stanchi, annichiliti.

Ancora una volta.

Decido in un attimo. Ora basta. Oggi si parla di noi, anzi di NOI.

È un gesto d’impeto, nasce dal cuore così immediato che neanche me ne rendo conto. Sturm und drang direbbe chi ne sa più di me, e quanto è vero che ha ispirato molti… Però noi siamo qui, ora. E loro eccoli lì, affacciati alle loro “finestre” virtuali, spaccati di camerette con i letti disfatti che raccontano di sonno e giovane vita… Capisco tutt’a un tratto che ho bisogno di comunicarci, di confrontarmi con i miei ragazzi e spingermi a parlare scoprendomi oltre il rassicurante margine di una pagina di libro.

Oggi si parla di noi. Si parla tra noi. Che siamo tutti nella stessa scena, siamo tutti qui e ora. Ed ecco, affiorano le loro idee e i loro pensieri. Per nulla rimaneggiati, zero mediazione, zero compromessi. Puri.

“È successa una cosa prof…”. E Max ci racconta le difficoltà in famiglia, il COVID che l’hanno preso tutti, la mamma a casa dal lavoro perché “per ora non ce la vogliono”. Ci parla del senso di colpa, della paura di averlo portato lui il COVID a casa, di quanto male si sente… Lore incalza, lui sta dai nonni per ora e aspetta che tutto torni normale, che lì anche se sta bene non si sente al sicuro come a casa sua… Davide si sfoga: non ne può più e dice che rivuole le sue lezioni in presenza (sì, proprio dice le SUE lezioni, lui che a scuola… partecipazione pochina…). Gli fanno eco in quattro o cinque.

Passerà, dico io, ce la faremo tranquilli… Ma li sento spersi, spaventati e tristi. Raccolgo le fila dei loro discorsi. Mi fa male vederli così disillusi. Quindici anni, penso. Cosa facevo io per essere felice a quindici anni? Può ancora funzionare? Poi decido. Parliamo di musica. Niente lezione. O forse anche questo lo è.

I gusti son gusti e si sa, su quale sia quella meglio gli animi si scaldano.

Ed eccoli i miei ragazzi. Sono tornati. Sono vivi. Ho avuto paura, ho creduto di perderli, dietro uno schermo appiattiti e imbruttiti in tristi pensieri che non fanno mai bene, a qualsiasi età, figuriamoci alla loro.

Concludo il nostro meeting di classe con una canzone che per me, alla loro età e anche ora, è pura energia: Desire degli U2. Ce la sentiamo.. Un po’ piace, un po’ no… Ma in fondo che importa? La lezione è finita ma sono sicura di essere arrivata a loro. Ci ho comunicato e forse gli rimarrà il modo diverso con cui ho cercato di farlo.

Ancora una volta però non li ho attratti.

Sono loro che hanno attratto me.

Mi hanno disintossicato dalla cupezza e dal disincanto. Grazie a loro e alla musica.

Un unico linguaggio, non convenzionale.

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6 commenti

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6 commenti

Francesco La Rosa 3 Gennaio 2021 - 12:09

Applausi!

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Andrea 3 Gennaio 2021 - 12:17

Rita, sei una grande ROCK STAR… il tuo racconto mi ha strappato una lacrima, poi un sorriso, ma soprattutto mi ha donato nuova energia! Una vera Ambassador!

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Umberto 3 Gennaio 2021 - 12:24

Rita hai tutta la mia stima. Ma questo già lo sai. Felice di averti incontrata e di condividere quei valori “non convenzionali” che hai saputo trasmettere ai tuoi ragazzi mettendoti in gioco in prima persona. 🔝🔝🔝🔝🤟

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Michele Rovida 3 Gennaio 2021 - 14:54

Bella… mi hai attratto. È proprio vero. Alla volte diamo tante cose per scontate e invece dovremmo ascoltare, ascoltarli di più.

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Claudia 3 Gennaio 2021 - 14:06

Che commozione… Tre piccoli nanetti a casa, ma anche una figliastra in quarta superiore, che arranca. Un anno difficile davvero, per un adolescente forse ancora di più.

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Michele Rovida 3 Gennaio 2021 - 14:54

Bella… mi hai attratto. È proprio vero. Alla volte diamo tante cose per scontate e invece dovremmo ascoltare, ascoltarli di più.

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