Ritorno… a un nuovo sound

di Marco Colombo

“Pronto Chuck? Sono Marvin. Tuo cugino Marvin Berry! Sai quel nuovo sound che stai cercando? Bene, senti questo”!

Immediato. Diretto. Coinvolgente. Innovativo. Sbalorditivo. Eccezionale. Un sound… Futuristico? Certamente, si trattava di qualcosa mai sentito prima. Frizzante. Energico. Elettrizzante. Esattamente ciò che Chuck Berry stava cercando.

“Penso che ancora non siete pronti per questa musica… ma ai vostri figli piacerà”, commenta il neoassunto-già-ritirato chitarrista, un po’ a scusarsi con i presenti all’Incanto sotto le stelle, edizione 1955. D’altra parte, non era riuscito a trattenersi dallo sfruttare l’occasione di esibirsi, finalmente prendendosi il suo spazio, portando il “suo” rock’n’roll su un palco e di fronte ad un pubblico eccitato. Fino a quando qualcosa di strano, di più rumoroso del solito, lo ha progressivamente paralizzato e lasciato a bocca aperta, tra lo stupito e l’infastidito. In buona parte, incuriosito. Il celebre assolo suonato nonché “sentitamente recitato” verso la fine di “Johnny B. Goode”, brano proposto durante il ballo di fine anno da un già parecchio indaffarato Martin “Marty” McFly, rischia di compromettere il buon esito del piano architettato con l’amico-scienziato Doc, messo a punto per unire i suoi futuri genitori e poter così rispedire lo stesso Marty “indietro” nel 1985.

Fin qui, tanto cuore, molto coraggio e parecchia inventiva, ma: tra infortuni casalinghi, flussi canalizzatori alimentati a plutonio, impianti stereo da regolare e libici inferociti, di Safety Rockstar ancora nemmeno l’ombra. E poi? E poi, di male in peggio: tra incontrollati (ma inevitabili) tafferugli nei parcheggi e canuti signori appesi miracolosamente a cavi d’acciaio elettrizzati fissati ad improbabili torri dell’orologio, un ventiquattrenne a 88 miglia orarie in centro paese, in sella a una DeLorean DMC-12, passa quasi inosservato.

Ritorno al futuro”, immortale pellicola del 1985, fu premiata con l’Oscar che ai tempi era definito “miglior montaggio sonoro” – quindi, non si parla solo di musica, ma anche di effetti sonori e dei reciproci incastri tra essi, fondamentali per colpire uno dei sensi più importanti dell’audience, ed averne costantemente l’attenzione. Brani come “The power of love”, onnipresente colonna sonora del letterale street skateboarding di Marty, e la stessa “Johnny B. Goode”, fanno inoltre parte di un patrimonio umano che trascende sia la musica che la cinematografia, passando di diritto nella storia e nella memoria collettiva. Senza dimenticare, tra le decine di iconiche scene, il sound check ad inizio film, dove grazie ad un conclusivo “superstereo!”, veniva realizzato il sogno di ogni chitarrista in erba – soprattutto nei tempi d’oro dell’attualmente compianto Van Halen (sia ancora una volta maledetto, questo 2020 che ci siamo appena lasciato alle spalle).

Per questo, e per svariate altre ragioni, la pellicola stessa è la nostra Safety Rockstar. Per come ci ha coinvolti da bambini / ragazzini (su le mani i nati tra il ’70 e il ’90!), tenendoci drammaticamente incollati al televisore ogni n-esima volta che lo abbiamo rivisto. Per come i valori e i messaggi in essa veicolati siano chiari, palesi, manifesti. Per come ci hanno convinti di non pensare quadrimensionalmente. Per come abbiamo quindi compreso quanto sia importante spiegare, capire e capirsi, interagire, fare la cosa giusta al momento giusto, in squadra, senza necessariamente essere esperti di numeri protonici o di “gigowatt”.

Per come ci hanno fatto infine capire che per essere (anche Safety) leader la convenzionalità non è necessariamente il miglior percorso: in fin dei conti, “dove stiamo andando non c’è bisogno di strade”, ma solo di… tanto cuore, molto coraggio e parecchia inventiva.

Ah, dimenticavo: se doveste avere dei figli e uno di loro a otto anni desse fuoco senza volere al tappeto del salotto… Siate buoni con lui.

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