Morti sul lavoro: pascoli di rancore

di Stefano Pancari
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Quali sono le conseguenze quando la sicurezza sul lavoro rimane imprigionata in una check list archiviata in un cassetto?

Seguo con interesse l’attività artistica di Rancore, all’anagrafe Tarek Iurchic, che dalle strade di Roma scrive e canta testi forti e tutt’altro che banali. Che sia un predestinato lo dice la sua intensa attività artistica e le molteplici collaborazioni. Non può essere un caso che un certo Daniele Silvestri gli abbia chiesto una partecipazione, insieme anche a Manuel Agnelli, in quel bellissimo brano che è Argentovivo.

Nessuna collana d’oro, sesso strapazzato e umiliato o ricchezze fasulle. Il suo rap piuttosto ha il sapore di un neorealismo crudo, forte e acre. Curiosissimo di ascoltare il suo imminente album Xenoverso, intanto mi diletto ad ascoltare i tre singoli usciti in questi giorni. Ognuno dei brani meriterebbe la vetrina, ma a mio avviso X agosto 2048 dimostra più di tutti il suo talento, emozionandomi particolarmente.

Un testo che scomoda il poeta Giovanni Pascoli e la sua poesia X agosto. La notte di San Lorenzo in cui cadono le stelle, quelle strisce luminose che diventano lacrime per Pascoli perché quella sera suo padre non tornò più a casa, ammazzato dalla disumanità dell’essere umano in un agguato mentre era di ritorno a casa. Una morte improvvisa, inaspettata ancor più per un figlio con poco più di dieci anni. Nella poesia è forte l’accostamento tra l’uomo e una rondine che, al ritorno verso il nido con un insetto nel becco, cade in un rovo pieno di spine. L’immagine della rondine con le ali aperte come su un crocifisso, è un’immagine forte e difficile da cancellare.

Il pensiero va ai pulcini che pigolano invano così come ai figli del padre Ruggero che morì con due bambole in mano tese al cielo. Quel cielo che non risponde e nulla può di fronte alla crudeltà terrena.

Rancore riprende questa poesia potentissima e la lancia in un futuro non troppo lontano in un dialogo tra padre e figlio, della lontananza forzata che non sminuisce l’amore tra i due. Lacrime su lacrime, piove sul bagnato. Inevitabile che il mio pensiero vada a tutti quei genitori che, per scelta propria o per scelta altrui, non fanno più ritorno a casa dopo una giornata di lavoro.

La cultura della sicurezza deve chiudere il rubinetto di queste lacrime che piovono sul bagnato. Pensiamo a quell’istante in cui rientriamo a casa dai nostri figli, pensiamo a quelle bambole da regalargli e capiremo il senso di ciò che vale veramente la pena fare nella vita.

San Lorenzo, Io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

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