Il diamante pazzo della sicurezza

di Stefano Pancari
Il diamante più pazzo della sicurezza

Fonte immagine: stonemusic.it

 

Esiste un modo ancora sconosciuto che possa ribaltare la percezione di quanto sia importante la sicurezza sul lavoro nella vita di tutti i giorni?

Difficile immaginare ciò che ancora non esiste, ma proviamo ad affidarci nuovamente alla musica.

Il rock ha cambiato più volte i connotati, trainato dallo spirito esploratore e ribelle di coloro che cercavano qualcosa di nuovo che potesse fare esprimere il gran fermento di pensieri ed emozioni. In tutti questi cambiamenti, quello che Syd Barrett ha dato al mondo è stato uno dei più epocali.

Gli anni ’60 sono stati anni tumultuosi da un punto di vista musicale, il rock’n’roll ormai si stava affermando come la colonna sonora dei baby boomers e fatto incetta di seguaci solcando le gelide acque oceaniche per giungere fino al vecchio continente ed oltre.

Esiste un’era pre Syd Barrett ed una successiva. Questa data spartiacque è il 1965, quando fecero le prime apparizioni i Pink Floyd nel leggendario Marquee di Londra. The piper gates of dawn è il primo album del quartetto inglese ed il mondo conosce per la prima volta un nuovo modo di fare rock.

Non più il rock scanzonato dei primi Beatles e nemmeno quello energico dei Rolling Stones. È una sinfonia di suoni lisergica e intellettuale, accentuata ancor di più da lunghissime performance in cui gli effetti analogici delle luci accentuavano l’allucinazione di quella musica.

Il diamante più pazzo della sicurezza

Erano anni in cui l’inimmaginato schiudeva l’uovo per mostrarsi al mondo. Lo era con i The Doors, con gli Stooges nella terra a stelle e strisce, ma ancor di più nel Regno Unito con i Deep Purple, The Who, la seconda fase dei Beatles. Nulla a che vedere con i Pink Floyd di Syd Barrett. Una storia durata troppo poco e inghiottita in quel mondo parallelo in cui il diamante pazzo era finito nelle sue allucinazioni.

Le sue assenze ed i suoi silenzi ipnotizzati sul palco non potevano tenere il passo di una band che voleva essere la band più famosa del mondo. È così che ebbe inizio la narrazione artistica di David Gilmour, chiamato per dare una mano sul palco e che, in breve tempo, costrinse il gruppo a dare bidone a Syd che li aspettava sul marciapiede per andare ad un concerto.

Da quel momento silenzio e follia, i Pink Floyd hanno proseguito nella loro evoluzione scostandosi sempre di più dal rock psichedelico fino ad arrivare alla consacrazione mondiale con The dark side of the moon. L’ultima volta che Syd Barrett si ritrovò con la band che aveva fondato, fu quando in silenzio entrò in studio, deformato e sfigurato da chissà quale vita, mentre registravano Wish you where here. Alla domanda se gli piacessero i brani, Syd rispose che erano troppo scontati e non c’è da meravigliarsi da una mente come la sua. È in questi giorni l’anniversario di questa ultima apparizione, 5 giugno 1975, e così come è riapparso allo stesso modo se ne è andato.

Il diamante più pazzo della sicurezza

Syd Barrett è diventato leggenda e, anche se solo con la sua ombra, ha segnato il percorso successivo dei Pink Floyd che hanno vissuto con il rimorso di quel giorno in cui lo lasciarono sul marciapiede.

Ed il resto del mondo? Credo che chi degusti musica pensi a Syd Barrett come un fucking genious, provando come nel mio caso un senso di malinconia per l’epilogo che ha avuto.

La sicurezza sul lavoro non è arte e sappiamo che i pifferai magici sono legati a quel mondo, difficile trovarne tra gli articoli di legge e schede di manutenzione. È vero anche che attraverso un processo “artistico” può essere raccontata anche la sicurezza sul lavoro e, anche se non ci sarà un Syd, che splenderà più di tutti gli altri, dobbiamo contare su tutti coloro che riusciranno a tirar fuori quell’approccio nuovo, accattivante e penetrante che raccolga un sempre maggiore numero di persone attorno al valore della sicurezza.

 

 

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