La sicurezza non è un gioco, sicuri?

di Simona Bargiacchi
La sicurezza non è un gioco

Ho provato a guidare pur non essendo nel pieno delle mie facoltà.
Mi rendevo conto che non vedevo bene, forse ero stanca o avevo bevuto un po’ troppo
Cosa è successo?
– Ho ignorato uno stop
– Sono passata senza notare passanti sulle strisce pedonali
– Verso la fine del tragitto sono uscita di carreggiata.
Ero team leader, guidavo un gruppo di 4 persone che mi seguivano fidandosi di me.
Fortunatamente tutto questo è capitato in un gioco, un contesto protetto in cui si voleva sensibilizzare riguardo la guida sicura.
Ahh, direte voi, allora era solo un gioco!
Ehh, non proprio.
Un gioco può essere serio quando si tratta di trasmettere messaggi e valori.
Un gioco permette di accedere alla sfera emotiva, alla parte irrazionale del cervello, lasciando un’impronta duratura.

Quando ci divertiamo attiviamo parti del cervello che ci permettono di comprendere meglio. Dagli studi di psicologia positiva (Barbara Fredrickson) si è scoperto che le emozioni positive sono molto più che una “bella sensazione”: hanno l’effetto di aprirci la mente, rendendoci più abili a vedere il quadro globale, ad individuare connessioni, ad apprendere.
Quello che ho sperimentato nel contesto protetto, per me in quel momento era reale.
Quel gioco mi ha aiutato a riflettere.
Quel gioco è rimasto con me e mi torna alla mente ogni volta che, alla guida, ho la tentazione di rispondere ad un sms o distrarmi in altro modo.

Il gioco può essere un ottimo strumento per trasmettere e diffondere cultura e valori della sicurezza, anche in azienda.

Che ne pensate?

 

 

 

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