La sicurezza non è flessibile

di Stefano Pancari
La sicurezza non è flessibile

C’era una volta un’Azienda perfetta in cui tutte le funzioni colloquiavano tra loro. In quell’Azienda tutto funzionava in armonia perché le scelte prese e le azioni conseguenti erano condivise in tutte le loro sfaccettature. Con la crescita del business ci si prendeva cura della valorizzazione della persona, delle performance e, ovviamente, della salute e della sicurezza di ogni persona. Niente era tralasciato al caso.

Qualche feudo più in là esisteva un’altra Azienda che all’apparenza sembrava essere un gran bel posto. Enormi manifesti pieni di begli intenti nei confronti dell’ambiente, delle persone e tutto sembrava a misura d’uomo: spazi di lavoro luccicanti, zone relax con il calcio balilla e freccette, un erudito linguaggio a metà tra l’italiano e l’inglese e una popolazione davvero smart.

L’unico problema era che la persona della sicurezza girovagava da solo, parlando senza essere ascoltato, come se fosse lo scemo del paese. Ma si sa, nessuno è perfetto.

Pensa che quel luogo così virtuoso, dopo uno sfidante biennio di pandemia dovuta a un malefico virus, ne uscì più rafforzata di prima. Addirittura, seduti in un bucolico giardino, le risorse umane siglarono un accordo con i sindacati che avrebbe cambiato i connotati della vita lavorativa di ogni persona. Con quest’accordo, lo so sembra proprio una favola, si permetteva alle persone di organizzarsi come meglio credevano. Basta con orari di lavoro rigidi, basta con un luogo predefinito dove lavorare, ognuno poteva gestirsi al meglio.

Certo, a venir meno era la socialità tra colleghi e l’Azienda non era più popolata come un tempo, ma in fin dei conti i tempi cambiano e le due chiacchiere dopo la pausa pranzo o la sigaretta dopo il caffè, potevano essere ben compensate da delle splendide videocall Full HD. Niente più levatacce la mattina presto, file interminabili in auto o tragitti modello Spartan per arrivare a lavoro con i mezzi pubblici. Tutto quel tempo speso (male) poteva essere investito in corsi di Yoga, passeggiate con il cane o bricolage in cantina.

Tutto sembrava sfiorare la perfezione. Fino a quando un giorno successe l’imprevedibile. Marianna era andata in ufficio quel giorno perché non poteva farne a meno. Aveva sbrigato le sue cose e quella doveva essere l’ultima email prima di far cartella e tornarsene a casa. Federico, uno sfigato in presenza come lei, l’aveva salutata pochi minuti prima ed era l’ultima rimasta in Azienda.

Tutto a un tratto Marianna cominciò a sentire qualcosa di strano nel suo corpo, delle strane vampate la invasero e la pressione cominciò a diventare ballerina. Provò ad alzarsi, ma la testa le girava tanto da non stare in piedi fino ad accasciarsi e svenire.

Marianna fu trovata un’ora dopo da Emanuele, arrivato per fare le pulizie, ma ormai era troppo tardi. Ambulanza. Dottori. Telefonata a casa. Funerali.

Questa storia che ho inventato vuole sottolinearti quanto importante sia parlare con chi si occupa da mattina a sera di sicurezza. Magari, prima di siglare accordi e fare feste brasiliane per festeggiarli, troveresti quelle accortezze utili perché la sicurezza non sia flessibile, ma una costante nella tua Azienda. Quando i giochi sono fatti a volte è tardi e a quel punto non rifartela con il rompiballe della sicurezza. Se tu l’avessi coinvolto prima, non ti ritroveresti adesso in questo ginepraio.

La flessibilità pone il problema di garantire comunque la presenza degli addetti alle emergenze, che devono essere sempre presenti durante l’apertura della sede aziendale. È una questione normativa e, prima ancora, della sicurezza sostanziale delle persone.

Se non ci credi… chiedilo alla famiglia di Marianna.

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