La sicurezza è noia

di Stefano Pancari
la sicurezza è noia

In questa settimana ho avuto tanti spunti per scrivere questo editoriale, ma uno su tutti ha destato la mia attenzione: la noia della sicurezza.
Durante un confronto con persone che non si occupano di questi temi ho sottolineato che il problema di fondo è che, appena citiamo l’espressione sicurezza sul lavoro, il linguaggio del corpo dell’interlocutore medio ci comunica in modo inequivocabile. Ci dice che la sicurezza sul lavoro è una gran palla. Questo vale anche se abbiamo lavorato sul modo di esprimere la nostra passione, sulla tonalità di voce e su tutti gli strumenti che il linguaggio paraverbale e non verbale ci mettono a disposizione. Potremmo continuare all’infinito a parlare, ma il nostro interlocutore ha quella barriera che sarà invalicabile.

Nasce quindi l’esigenza di comprendere gli altri, diversamente tra dieci anni saremo a parlare delle stesse cose senza aver cambiato un granché. Per questo, in quell’occasione, ho chiesto a quelle persone cosa legasse nella mente il concetto di sicurezza alla noia. La risposta è stata che una vita senza adrenalina è una gran palla. Eccoci schiaffata in faccia la realtà nonostante il nostro impegno sulla comunicazione non convenzionale.
Potrai comprendere quanto questo mi abbia colpito perché anch’io sono propenso ad una vita adrenalinica e piena di sorprese. Allora qual è il distinguo tra le due posizioni? Perché gli altri non pensano come me che la vita non può prescindere dalla salute e dalla sicurezza? Possiamo fare qualcosa che ci mandi su di giri, ma senza per questo rimetterci la pelle? Quali sono i casi eclatanti che possono essere di esempio?

Mi sono venuti in mente gli stunt-man avendo lavorato per un breve periodo nelle produzioni cinematografiche. Lo stunt-man si fa carico delle scene più pericolose e indubbiamente fa una vita votata all’emozione forte. Se facessimo una valutazione del rischio probabilmente quella mansione sarebbe classificata in codice rosso. Nonostante ciò queste persone non è che vadano deliberatamente sul patibolo per il sacrificio e non abbiamo una ecatombe nel settore. Perché? Perché lo stunt-man prepara la scena atleticamente, ma soprattutto mentalmente. Conosce il rischio che sta per affrontare, gestisce la paura e sa come far reagire il corpo alle sollecitazioni. È un po’ come nel rugby: se a fronte di un placcaggio sai cadere non ti farai male, a differenza del sottoscritto che attendeva rigido l’arrivo del maggiolino in formato umano per poi ritrovarsi dolorante a terra. La mia carriera in questo sport non a caso è stata piuttosto breve. Lo stunt-man, che sia alla guida di un’automobile che sfreccia a tutta velocità nelle strade cittadine o che si arrampichi su un grattacielo, programma tutto quello che farà a livello mentale e atletico e vengono programmate le massime condizioni di sicurezza possibili.

Il gioco su come non farsi male facendo il matto a questo punto sembra semplice, ma non tutte le ciambelle escono con il buco. Ricordo che sul set di Hannibal (il secondo capitolo del famigerato cannibale Hannibal Lecter) uno stunt-man si lanciò dal terrazzo di Palazzo Vecchio a Firenze (era la messa in scena della morte del detective Rinaldo Pazzi, alias Giancarlo Giannini). A causa di un calcolo sbagliato dell’elasticità della fune e per colpa di un salto non proprio perpendicolare, la fune è andata in tiro troppo presto portandosi con sé l’uomo in un effetto pendolo. Risultato, trauma cranico e sirene spiegate per l’impatto sulle pietre della facciata del nobile palazzo fiorentino. Avranno fatto calcoli e valutazioni? Lo stunt-man sarà stato allenato per tuffarsi da una quindicina di metri di altezza? Eppure è successo.

Ad oggi penso che sia tutta una questione di consapevolezza e limiti delle proprie capacità, ma il quesito rimane sempre aperto e non è oggi il giorno in cui ho soluzioni. Come rompere la convinzione assoluta che la vita non è figa comportandoci in modo sano e sicuro? Come convincere le persone che non siamo degli Avengers e che il nostro corpo umano si rompe anche alla minima sollecitazione? Fin quando non capiremo come scardinare questa credenza faremo sempre fatica a influenzare i comportamenti delle persone.

Ringrazio quel tizio che mi ha sbattuto in faccia questa realtà perché ci metterà nella condizione di potenziare ancora di più gli amplificatori di ROCK’N’SAFE e trovare ancora nuovi accordi, se fosse necessario hard rock, perché la sicurezza diventi elettrizzante.

It’s my life
It’s now or never
I ain’t gonna live forever
I just wanna to live while I’m alive

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Filippo 19 Marzo 2021 - 07:36

Complimenti @StefanoPancari, bel pezzo!

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