La sicurezza è donna?

di Allegra Guardi

Domani è la festa della donna e volendo scrivere qualcosa sull’argomento ho fatto una piccola ricerca sul ruolo del mio sesso – quello che per così tanto tempo è stato definito il sesso “debole” – nel settore salute e sicurezza.

Ho scoperto così che all’estero ci sono tante realtà, anche ufficialmente riconosciute, che hanno l’obiettivo di incoraggiare, supportare e mettere in rete fra loro le donne che vogliono investire la loro passione e il loro impegno professionale in ambito Safety.

Ovviamente ci sono pure molti magazine on-line (non belli e originali come ROCK’N’SAFE, si intente!). In uno di loro, Safety+Health, ho trovato un articolo di 5 anni fa dal titolo “Women in safety“. Il testo si apre raccontandoci l’esito dell’indagine annuale che S+H conduce sui professionisti della sicurezza: le donne rappresentano meno del 30% degli intervistati (come ho scritto, l’indagine è di 5 anni fa). A seguire riporta l’intervista di 5 professioniste della sicurezza. Mi fa piacere trascriverti qui quella che mi è piaciuta di più (tradotta in italiano). Ti consiglio comunque di andare a leggere anche le altre.

L’intervistata, Andrea Ball, è una vera leader della sicurezza. Basta leggere il suo profilo Linkedin per avere subito chiaro il livello delle sue competenze. Ecco l’intervista tradotta:

S + H: Come sei entrata in questo lavoro?

ANDREA BALL: Vent’anni fa sono stato assunta come assistente amministrativo per una struttura DuPont. Il responsabile delle assunzioni mi ha guardato e ha detto: “Non voglio un amministratore. Non ho bisogno di un amministratore. Ho bisogno di un altro tecnico della sicurezza”. Sono entrata nella linea di lavoro senza sapere nulla. La mia laurea è in realtà in information technology management. Ho imparato la sicurezza da zero… La adoro. Non c’è niente che preferirei fare. Non esistono due giorni uguali. Non so mai cosa succederà dopo. È una carriera impegnativa, ma molto gratificante. Hai una serie di scivoloni e di cadute: così cerchi di scoprire perché le persone scivolano e cadono in quell’area. Sono le scarpe? È il pavimento? È acqua? Una volta trovata la risposta, devi trovare un modo per risolvere il problema. Quindi devi lavorare con il team per applicare le soluzioni e mantenere le condizioni di sicurezza. È una sfida perché devi convincere le persone a lavorare insieme verso un obiettivo comune. La ricompensa è che alla fine della giornata le persone tornano a casa in condizioni buone o migliori di quelle in cui sono venute a lavoro. Un ambiente di lavoro sicuro è un ambiente di lavoro felice.

S + H: Quali sono i problemi che devono affrontare le donne professioniste della sicurezza?

BALL: Ho lavorato in manifattura, municipio, edilizia e ora nel settore dell’ospitalità. Ognuno di questi aveva sfide diverse per le donne. Nella produzione ero una delle quattro donne entrate nello stabilimento, quindi non erano abituati a vedere donne lì. Nella costruzione, molte volte ero l’unica donna. Nel comune c’erano alcune zone dove non c’erano nemmeno i bagni delle donne. Per quanto riguarda l’ospitalità, è un ambito abbastanza adatto alle donne o, dovrei dire, neutrale rispetto al genere. Ho scoperto che negli ultimi 20 anni alcune delle sfide che ho dovuto affrontare entrando nella professione non ci sono più. La forza lavoro… sono più abituati a vedere le donne in quella veste. Ho notato che alle conferenze (NSC National Safety Council e ASSE American Society of Safety Engineers, n.d.r.) c’è stato un cambiamento dinamico nella stanza, dove molte volte entrando sarei stata l’unica donna. Adesso ci stiamo avvicinando al punto del 50-50, quindi sto vedendo più donne nella mia professione.

S + H: Guardando indietro ai lavori di produzione e costruzione rappresentavano una sfida?

BALL: Sì. Ripensando a quello nella costruzione, hanno scommesso su quanto velocemente avrebbero potuto farmi smettere. Quando ho raggiunto il traguardo dei due anni, si sono arrabbiati molto perché nessuno di loro aveva vinto. Così cercarono di mettermi in imbarazzo. Erano divertenti – ridevo di loro. Ho trascorso 10 anni a essere una delle poche donne che sono entrate in uno stabilimento di produzione. Era uno stabilimento DuPont, era sempre rispettoso. Alcuni dei ragazzi facevano delle battute sconce. Di solito li ignoravo. Non mi ha mai dato fastidio. Non mi è mai sembrato strano essere una delle donne che andavano là fuori. In questo campo, devi avere un buon senso dell’umorismo. Devi entrare con una mente aperta. Ho sempre scoperto che avere il senso dell’umorismo allevia molta tensione. Non ho mai voluto essere trattata diversamente perché ero una donna. Volevo che i ragazzi mi trattassero come se fossi uno dei ragazzi. In ogni lavoro che ho svolto, sono stata in grado di fare in modo che succedesse.

S + H: Quali sono le chiavi del tuo successo?

BALL: Il mio senso dell’umorismo, la persistenza, avere una mente aperta.

S + H: Qual è la lezione più preziosa che hai imparato dalla tua carriera?

BALL: Abbi fede nella tua conoscenza e capacità.

S + H: Cosa ti ha spinto a proseguire la carriera nella sicurezza?

BALL: Alla fine della giornata so di aver migliorato la vita di qualcuno. So di aver prevenuto un infortunio o, in alcuni casi, una fatalità. So che questa persona tornerà a casa. Una delle migliori storie che posso condividere: ero a fare la spesa con la mia famiglia. La moglie di un dipendente è venuta da me e mi ha detto: “Grazie per tutto quello che hai fatto. So che per tutto quello che hai fatto mio marito tornerà a casa alla fine del turno “.


Che ne pensi? Condividi il punto di vista di Andrea Ball? Trovo significativo che abbia indicato fra i suoi assi nella manica nel lavoro in ambito Safety non solo la persistenza, ma anche l’umorismo e la mentalità aperta. Si ha spesso la convinzione (errata) che la sicurezza sul lavoro sia un argomento noioso e monotono. È proprio questa credenza a renderlo noioso e monotono. Chi ha la voglia e l’abilità per farlo saprà sempre imprimere la sua nota distintiva e coinvolgente in ogni attività voglia portare avanti. E le donne, in fatto di creatività, sanno essere delle vere leader.

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PS: nel corso delle mie ricerche ho trovato i risultati di un’indagine sullo stipendio medio degli HSE manager in Italia. Contiene fra le altre un approfondimento sulla differenza di genere: nel nostro Paese gli HSE manager uomini guadagnano in media il 7% in più delle HSE manager donne. Trovo tristemente ironico il fatto che ci sia squilibrio proprio nella gestione di un ruolo professionale che lavora per stabilire equilibrio: nella sicurezza tanto quanto nel benessere più generale.

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