Get the fuck out of my show

di Stefano Pancari
dave

Siamo abituati a riconoscere la leadership in grandi persone che hanno fatto la differenza nel sociale, nella politica e nel business. Penso invece che i leader oggi possano essere ovunque, dal genitore in una famiglia all’infermiera di un piccolo ospedale. Cambia la cassa di risonanza, ma l’opportunità di avere un impatto positivo sulla vita degli altri ce l’abbiamo tutti. Basta scegliere di coglierla.

Culturalmente associamo alla figura della rockstar personaggi sgangherati, strafatti con i capelli lunghi che scambiano la notte con il giorno e che bevono whiskey come se fosse thé freddo. Sono convinto che se facessimo un sondaggio in pochi identificherebbero buona parte delle rockstar in dei leader. Non tutti conoscono Dave Grohl.

Non stiamo parlando più di un ragazzino, il 14 gennaio ha suonato il gong dei suoi 52 anni. Il suo nome entra nelle cronache musicali a fine anni ’80 come rimpiazzo del batterista Chad Channing nei Nirvana ed è in quel momento che il gruppo di Seattle partirà all’arrembaggio alla conquista della fama mondiale e della consacrazione del movimento grunge. Ci è noto che la fiamma dei Nirvana si è spenta troppo presto con la dipartita di Kurt Cobain, leader dannato che ha perso la guerra contro i suoi demoni annegando nella droga. La sua morte è tutt’oggi una cicatrice indelebile nel mondo degli amanti di un certo tipo di musica, figuriamoci per Dave che aveva un attaccamento fraterno con Kurt. Dei calvari che ha passato questo ragazzo e della sua resurrezione tipo araba fenice ne parleremo in un’altra occasione.

dave grohl

Quel che stupisce di Dave Grohl e del suo attuale gruppo Foo Fighters è l’energia dirompente della loro musica, ancor di più quando viene suonata dal vivo di fronte a decine di migliaia di persone. Proprio chi parte in pellegrinaggio per i loro concerti sa bene che Dave, sudato fradicio con i capelli appiccicati al volto, nelle pause tra un brano e l’altro è capace di regalarci perle di umanità impressionanti. Se ascolti Dave riconosci un uomo con una devozione verso la vita e i valori che dovrebbe far arrossire buona parte dei nostri politici. Lo vedi nel bel mezzo della sua roboante performance far salire sul palco sua figlia, scherzarci come il più affettuoso dei genitori e scegliere insieme a lei i bis da regalare ai suoi fan. Stiamo parlando di un uomo capace di interrompere in tronco una sua esibizione ad alto tasso adrenalinico per sbattere fuori dall’arena a calci nei cuscinetti un facinoroso fan. Dave ama la vita, Dave odia la violenza… figuriamoci se perseverata ad un suo show. Immaginiamo solo per un attimo il riflesso di quel gesto sui suoi devoti fan; anzi, senza immaginarlo guardiamoci ed ascoltiamo il boato di consenso per quel gesto di civiltà.

 

In molti siamo in fibrillazione per l’imminente uscita di Medicine at Midnight, il decimo album dei Foo Fighters in soli quindici anni di attività. Ci stiamo godendo i tre singoli da poco usciti e mi vien da pensare che il buon Dave ci abbia messo molto del suo spessore umano.

Shame Shame (Vergogna, Vergogna), dal sound insolito e rivolto alla sperimentazione, attacca senza censure il lato oscuro dell’umanità con le sue ingiustizie e inciviltà che ci allontanano dall’essere degli umani. È un chiaro atteggiamento da Safety Rockstar. Quella di Dave è una presa di posizione contro gli atteggiamenti deleteri della persona.

No son of mine (Nessuno dei miei figli), con il suo rock impattante si scaglia contro l’ipocrisia di un certo tipo di leadership che ha usato il potere come un coltello per commettere gravi crimini. Anche in questo brano il rocker americano sputa in faccia all’inciviltà, centrandola in pieno.

Ed infine, per il momento, Waiting on a war (Aspettando una guerra). La canzone non inneggia alla guerra, anzi tutt’altro. Dave racconta che da piccolo viveva con il timore che sarebbe scoppiata una guerra da un giorno all’altro. Era il suo incubo, forse indicatore dell’incertezza in cui può vivere un giovanissimo quando la Società non pone le basi su valori e civiltà. Questo suo lontano ricordo gli è tornato alla mente quando recentemente la figlia in macchina gli ha confessato che aveva paura che scoppiasse una guerra tra Stati Uniti e Corea del Nord. “È deprimente che l’infanzia possa essere privata di quella bellezza e innocenza da questa oscura sensazione di paura”, racconta Dave annunciando il singolo nel giorno del suo compleanno. Un’altra dimostrazione di quanto questo uomo abbia a cuore l’umanità, il fatto di essere persone gentili e della responsabilità di costruire insieme un mondo che sia degno di accogliere la nascita e la crescita dei nostri figli.

Poco importa se siamo coperti da una giacca o da dei tatuaggi, il vero leader si riconosce da quel che porta dentro l’anima.

Mancano pochi giorni a Medicine at midnight e godiamocelo non solo per la musica, ma soprattutto per i testi che avranno di sicuro perle per noi Safety Rockstar. Nel frattempo… auguri grande Dave, il mondo ha bisogno di leader come te!

 

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