Bad Luck

di Stefano Pancari
tutto ok

Oggi sono padre di due splendide bambine e faccio del mio meglio per influenzare le persone a comportamenti sani e sicuri, ma questa mia storia è stata scritta solo per un colpo di fortuna, una fortuna sfacciata.

Era il 2007 e già mi occupavo e preoccupavo della salute e della sicurezza delle persone. Quel giorno avevo una grande responsabilità: dovevo formare persone disoccupate che erano state assoldate per la bonifica dall’amianto di un ex zuccherificio. Era un accordo tra la Società promotrice della bonifica e l’Amministrazione del territorio per favorire l’impiego in una zona depressa dal punto di vista occupazionale, in cambio di una certa fluidità procedurale per la conversione dell’impianto.

Quelle che avrei avuto in aula quel giorno erano persone che nella vita avevano fatto tutt’altro, diventate poi disoccupate. Avevo la sensazione che fossero come carne da macello buttata in quel cantiere pur sapendo che con l’amianto non ci si può improvvisare.

Per essere al meglio mi ero avvantaggiato andando la sera prima a dormire nei pressi del luogo del corso di formazione. La mattina mi sono svegliato, ho fatto una buona colazione immerso nel verde dell’agriturismo, mi sono fatto una doccia, vestito e sono salito in auto per raggiungere la destinazione.

È qualcosa di meraviglioso svegliarsi carico di entusiasmo per la giornata, per di più immerso nelle campagne e con una energizzante musica rock a fare da colonna sonora.

La strada era un torrente tortuoso di asfalto immerso tra campi coltivati e a quell’ora del mattino non c’erano altre auto in transito. Ad un certo punto la strada divenne dritta e all’orizzonte spariva in un piccolo borgo in pietra per poi nascondersi con una curva a novanta gradi. La poesia della Toscana.

Quando arrivi in prossimità di un centro abitato devi rallentare. Quando parlo di “dovere” parlo di un must che ti viene da dentro e non delle regole del codice della strada. Così feci.

Poi successe tutto in un istante.

Hai presente quei quattro o cinque secondi che si dilatano nel tempo come in una interminabile slow motion? Ricordo nitidamente questo ammasso di ferro rotondeggiante e grigiastro sbucare dall’angolo cieco della curva, era lì di fronte a me volando all’altezza dei miei occhi. Si avvicinava come un meteorite impazzito dritto verso di me. Il cuore si è fermato così come il respiro, ho premuto con tutte le mie forze il piede sul pedale del freno e poi SBAAAM! E di nuovo SBAAAM e ancora due tre volte…SBAAAM!

Impietrito, fermo con la macchina di traverso su quel piccolo cordone di asfalto e con il cuore palpitante, osservai dallo specchietto retrovisore allontanarsi da me una betoniera cantiere che stava esaurendo la sua folle corsa con rimbalzi impazziti sulla strada. Poco più avanti tre persone scesero da un autocarro fermatosi sul ciglio della strada. Aprii lo sportello e scesi di macchina. Loro mi hanno alzato una mano come gesto di “tutto ok” e sono corsi a recuperare il relitto.

Ero così attonito da non aver avuto nemmeno il fiato di mandarli a quel paese. Ma come TUTTO OK???
Quella betoniera era sul loro autocarro e probabilmente l’avevano legata con mezzi improvvisati. Con ogni probabilità hanno affrontato quella curva a gomito in direzione opposta a velocità folle ed è per questo che è volata fuori dal loro mezzo.

Ma come TUTTO OK???

Solo una fortuna sfacciata ha fatto sì che quelle centinaia di chili di ferro e ruggine non abbiano mandato in frantumi il mio parabrezza, la mia vita, il mio futuro.

Solo una fortuna sfacciata ha fatto sì che mi trovassi in quell’istante ad una latitudine e longitudine del pianeta terra tale da far schizzare quell’oggetto infernale a dieci centimetri dalla mia auto.

Sarebbe bastato trovarmi pochi metri più avanti, sarebbe bastata un’accelerazione in più nel percorso appena fatto e sarei stato ridotto in un ammasso di carne, ossa e sangue indistinguibile.

Questi possono essere i nefasti esiti di chi pensa che “tanto cosa vuoi che succeda”, di chi magari era in ritardo per l’inizio del suo cantiere ed ha caricato con approssimazione la betoniera sull’autocarro. Forse è stata tutta colpa di una sosta di troppo al bar o forse semplicemente hanno fatto sempre così.

Pochi metri più avanti ed il mio passaggio sulla terra sarebbe stato interrotto ad appena trent’anni.

Pochi metri più avanti e la splendida storia di Cloe e Nora non sarebbe nemmeno mai stata scritta.

Quante volte nella vita potremo confidare sulla fortuna sfacciata?

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