Aiutati, aiutami ad aiutarti

di Stefano Pancari
Aiutati aiutami ad aiutarti

Sono passati pochi anni dalla tragedia di Roskilde dove morirono dei ragazzi durante un festival che avrebbe dovuto regalare solo gioia e divertimento. Sotto la pioggia battente sul palco c’erano i Pearl Jam, tra le rock band più osannate da un decennio a quella parte. Roskilde lasciò un segno indelebile nella band di Seattle, al punto che si pensava che si sarebbero sciolti. La storia invece ci ha detto altro.

Di sicuro cambiarono e non solo nell’aspetto. Nel 2002 uscirono con l’album Riot Act, ed il secondo singolo, Save You, fu presentato per la prima volta al Letterman Show. Il brano si basa tutto su un gran riff del chitarrista Mike McCready ed è probabilmente dedicato a lui il testo scritto da sua santità Eddie Vedder. In alcune interviste Eddie accennò al fatto che era dedicata anche al batterista Jack Irons che lasciò la band durante lo Yeld Tour perché fagocitato dalle droghe.

Questo testo mi è uscito velocemente. Non riuscivo a concepire nessun’altra parola che avesse lo stesso impatto di “Coglione” [Eddie Vedder]

È la voce di un amico a parlare che prega di non lasciarsi andare. E l’invito è a lasciarsi andare, a lasciarsi cadere perché sotto avrebbe trovato gli amici ad afferrarlo. L’amico è consapevole del fatto che davanti ha qualcuno che non vuole ascoltare e che capisce solo quel che gli torna comodo, ma lui non demorde. Questa è la vera amicizia.

Please help me, to help you help yourself [Eddie Vedder]

C’è poco da fare, riuscire a connettersi con un’altra persona e fargli vedere la realtà di autodistruzione non è affatto facile, anche nei confronti di coloro che credono che con le loro scelte ed azioni non gli succederà mai nulla. È l’eterna lotta di chi si occupa e preoccupa della salute e della sicurezza delle persone. Fintantoché non troveremo quelle corde tali da smontare le convinzioni degli altri, sarà insormontabile la sfida per creare una cultura della sicurezza presente nel nostro quotidiano. Così come la droga, le convinzioni che lavorare più veloci e che il business deve procedere lesto, fagocitano le persone annebbiando le loro menti. In quello stato non realizzano quanto male si stanno facendo e che il rischio che corrono è reale e pungente come la puzza di benzina.

Come un buon amico dobbiamo persistere e resistere cercando nuovi canali che risveglino le persone dal loro torpore mentale. Ne va della loro vita e dobbiamo metterli in condizione di aiutarci per aiutarli.

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