Sa, sa… prova!? – La cultura del (sound)check

di Julian Iuliano

Ogni musicista riconosce il valore delle “prove” per arrivare pronti all’agognato giorno del concerto. Queste sono necessarie per definire il repertorio, affinare i fraseggi e verificare che il risultato finale sia corrispondente alle aspettative. Si tratta di incontri ricorrenti, spesso pianificati con largo anticipo, ai quali nessun componente può mancare: pena la cattiva riuscita del progetto complessivo.

Ma non ci si limita alle prove ricorrenti. I musicisti amano accertarsi per davvero che il risultato del proprio lavoro sia impeccabile il giorno in cui, davanti al pubblico, dovranno dimostrare il proprio talento. Ed è per questo che spesso dal palcoscenico sentiamo dire “Sa, sa… prova!?”.

Quello è il momento in cui si accordano gli strumenti, si verifica che l’impianto audio sia impostato correttamente, che ci si senta tutti durante la performance. Immaginate di quanti elementi si compone ad esempio un impianto audio. A prescindere dalle dimensioni del palco – che pure influiscono sulla complessità del soundcheck – vi sono innumerevoli microfoni, amplificatori, casse spia e pedaliere che è importante si intendano in maniera omogenea sul palco e dalla platea. La situazione si complica quando le esigenze del musicista crescono, e in taluni casi arriviamo ad avere davvero una lunga checklist di attività da svolgere per assicurarci che tutto vada per il meglio.

Tutto ciò non è molto distante dalle pratiche di sicurezza, anzi contribuisce in gran misura: in casa, in azienda, in viaggio ed ovunque nel mondo.

Definire le attività a rischio, verificare con ricorrenza, coinvolgere tutti gli attori interessati senza alcuna eccezione, affinare le tecniche utilizzate sono già alcuni passaggi che abbiamo visto proprio nella pratica delle “prove” con la band.

La voglia di assicurarsi che il sistema di sicurezza implementato funzioni correttamente, disporre di una checklist di attività utili ad una verifica, l’impegno personale a far sì che l’evento sia “a prova di pubblico” sono le ulteriori abilità che derivano dalla pratica del soundcheck.

La falla del sistema sicurezza (almeno quello nazionale) sta nell’assenza di questa cultura. Nell’atteggiamento che porta molti di noi a sottovalutare il rischio e di conseguenza l’importanza di una prevenzione seria e strutturata a tutti i livelli. A partire dalle politiche di sicurezza sul lavoro, nei luoghi pubblici e durante gli eventi per arrivare alle soluzioni tecniche (estintori, defibrillatori, etc.) troppo spesso ignorate ed accompagnate da una quasi totale assenza di informazione sul tema verso giovani e meno giovani.

Sono fortemente convinto che esistano attività – come la musica – in grado di stimolare lo sviluppo della cultura. La musica a tal proposito ci aiuta a sviluppare la capacità di ascolto (come riconoscere gli strumenti presenti in un brano), di tenere unita una comunità di persone intorno alla necessità l’uno dell’altro (suonare da soli non è la stessa cosa!) e di accertarsi che il proprio operato sia qualitativo (sapersi mettere in discussione e migliorarsi continuamente, per questo il gran numero di prove e di soundcheck!).

La musica può aiutare quindi a infondere cultura.

La cultura del (sound)check si acquisisce con la costante esercitazione e il totale coinvolgimento in ciò che si fa. Allo stesso modo la cultura della sicurezza, intesa come la predisposizione personale / comunitaria a considerare i rischi e a prendere precauzioni affinché tutto vada per il verso giusto, si acquisisce solo se si è in grado di chiedersi: “Sa, sa… prova!?”.

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