Quei buoni e falsi propositi

di Stefano Pancari
Quei buoni e falsi propositi

L’estate sta finendo cantavano i geniali Righeira. Seppur ci sia ancora un mese alla fine della stagione più amata dalla moltitudine, è comune che con la fine di agosto si viva questo sentimento.

Per quanto in molti abbiano lavorato, sono molti di più quelli che si sono presi una pausa con le ferie e altri che le hanno investite in vacanze. A prescindere da chi ha viaggiato, chi si è spiaggiato e chi si è arrampicato sulle montagne come un capretto, quel che serve è andare in vacanza con la testa staccando dalla routine e dai pensieri del lavoro.

Le pause dal lavoro, anche quando facciamo qualcosa che amiamo, sono vitali per ossigenare la mente e, facendo un bilancio, qualche settimana ad agosto è un po’ poco rispetto al lungo anno che trascorriamo a lavorare. Il riposo è propedeutico al buon lavoro.

La società, al contrario ci sta imponendo uno stile di vita sempre più serrato e, dandole un dito, si prende tutto il braccio. Dalle agende trivellare da videocall a ciò che viene richiesto per ieri, c’è un ossessione alla performance che ci porta allo stremo.

Ce ne rendiamo conto i primi giorni di ferie quando siamo mediamente ancora iperattivi, ce ne rendiamo ancor di più nella parte finale quando al contrario ci siamo assestati su ritmi più biologici e anche la nostra mente si prende più calma.

La direzione che sta prendendo il mondo del lavoro non mi piace un granché, ci viene imposto uno stile di vita che credo ci esaurirà nel tempo. Siamo tutti schiavi di qualcuno, del nostro responsabile, del manager, del super capo, dei Clienti, del mercato, dei bilanci a rischio. È un ecosistema tossico in cui non è solo il “leader” ad avere delle responsabilità, ma tutto il mondo in cui siamo intrisi come un pellicano con il petrolio fuoriuscito da una petroliera in mare.

Come a gennaio, anche settembre porta in grembo buoni propositi e impegni con noi stessi e con chi ci circonda. Dato che l’esaurimento per il mondo della salute e sicurezza è stress lavoro correlato, è burnout, è disattenzione sul lavoro con tutti i rischi che ne conseguono, un esame di coscienza personale e di team varrà la pena farlo.

Passato l’acido lattico accumulato nel primo semestre torneremo a fare i criceti correndo sulla ruota o ci impegneremo concretamente a ottenere risultati con intelligenza senza esaurirci?

 

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