Mobbing

di Michele Grigato
mobbing

Buongiorno a tutti, cari lettori, qui è il vostro Michele che vi scrive. Oggi è una giornata speciale per il progetto intrapreso un anno fa circa assieme allo staff di ROCK’N’SAFE Oggi è il giorno di Erika Molena. Ho conosciuto Erika su LinkedIn, quasi per caso (anche se non esiste il caso). Era il periodo nel quale stavo approfondendo l’affascinante mondo del Coaching e ci siamo sentiti brevemente per condividere l’esperienza del corso che stavo facendo. Nel tempo, ho scoperto che era appassionata di tematiche del lavoro e così, le ho parlato del mio progetto, proponendole una collaborazione. È il primo passo per un arricchimento del progetto iniziale. D’altronde, l’unione fa la forza.

Lascio la parola a Lei: Erika Molena 

 

Non puoi tornare indietro e cambiare l’inizio, ma puoi iniziare da dove sei e cambiare il finale (C.S. Lewis)

 

Ma cos’è il Mobbing?

Parlare di mobbing in un periodo in cui le aziende si propongono come innovatrici, in un momento in cui parlano di sostenibilità, come realtà in grado di mettere le persone al centro, supportare lo smart working ai fini di un migliore equilibrio tra vita lavorativa ed extra lavorativa, giuro, mi fa sentire anacronistica. Eppure, è un dato di fatto che molti lavoratori, più o meno consapevolmente, ancora subiscono situazioni di vessazioni sul posto di lavoro. Il mobbing, quindi, è un argomento più attuale di quanto vorremmo.

Partiamo col dire che non tutte le situazioni in cui la comunicazione è difficile, o il clima aziendale è tossico, si possono definire mobbing. Questo fenomeno ha una connotazione ben precisa: è una “sistematica persecuzione esercitata sul posto di lavoro da colleghi o superiori nei confronti di un individuo, consistente per lo più in piccoli atti quotidiani di emarginazione sociale, violenza psicologica o sabotaggio professionale, ma che può spingersi fino all’aggressione fisica” nelle situazioni più gravi e conclamate.

È nel termine “sistematica” che troviamo un primo elemento determinante per capire se veramente ci troviamo in una situazione di mobbing o meno: si manifesta come “un’azione (o una serie di azioni) che si ripete per un lungo periodo di tempo, compiuta da uno o più mobber, per danneggiare qualcuno (che chiameremo mobbizzato), quasi sempre in modo sistematico e con uno scopo preciso. Il mobbizzato viene letteralmente accerchiato e aggredito intenzionalmente (il verbo inglese to mob significa “assalire, aggredire, affollarsi attorno a qualcuno”) da aggressori che mettono in atto strategie comportamentali volte alla sua distruzione psicologica, sociale e professionale”.

Secondo le informazioni che possiamo trovare presso l’Associazione PRIMA, lo scopo del Mobbing è quello di eliminare una persona che è, o è divenuta, in qualche modo “scomoda”, distruggendola psicologicamente e socialmente al fine di provocarne il licenziamento o indurla alle dimissioni.
Le ricerche hanno infatti dimostrato che le cause del terrore psicologico sul posto di lavoro vanno ben oltre i fattori caratteriali: si fa Mobbing ad una persona perché ci si sente surclassati ingiustamente o per gelosia, ma anche per costringerla a licenziarsi senza che si crei un caso sindacale. Esistono vere e proprie strategie aziendali messe in atto a questo scopo.

Come non perdere sé stessi sul posto di lavoro. Consigli per gli acquisti?

È molto importante mantenere la consapevolezza di sé, continuare a credere nei propri valori, nel rispetto verso l’altro, continuare a ricordarci qual è il nostro potenziale, poiché non è realistico pensare che un lavoratore diventi improvvisamente un incapace, facciamo attenzione ai campanelli d’allarme che suonano proprio per farci capire che è bene tenere alta l’attenzione, ma anche la fiducia in noi stessi. Non permettiamo a chicchessia di portarci via le nostre certezze, il nostro valore come persone e lavoratori.

Nelle situazioni in cui viene perpetrato il mobbing, il problema non è in noi, il problema non è il mobbizzato, ma è esterno a noi, non siamo stati noi a creare la situazione. Tra i bisogni primari di ognuno di noi c’è quello di poterci esprimere liberamente, di essere riconosciuti, visti e ascoltati. Poniamo attenzione quando attorno a noi il contesto lavorativo sembra portarci continuamente su un’altra direzione, che non risponde più a queste nostre esigenze. Potrebbe essere utile tenere un diario in cui annotare le situazioni che inizialmente ci sembrano solo “strane”, diverse dall’ordinario quanto a rapporti con i capi o i colleghi, e che diventano poi sistematiche. Facciamo attenzione a continui cambi di mansione o di sede/ufficio che non siano avallati da motivazioni concrete, realistiche.

È importante anche non dare per scontato che tutte le aziende mettano in atto azioni di mobbing, non perdere la fiducia verso una nuova esperienza lavorativa, perché in molte realtà aziendali si lavora bene, anche sotto stress, anche laddove gli obiettivi sono molto sfidanti, e quindi non smettiamo mai di guardare al futuro con fiducia. Oggi, abbiamo molte più conoscenze su questo fenomeno, molti più dati e casi che sono arrivati nelle aule del tribunale, e se possiamo contare su queste nuove conoscenze è grazie ai ricercatori ma anche alle persone che con coraggio hanno condiviso la loro situazione, nei gruppi di auto-aiuto, presso gli sportelli di ascolto attivati presso alcune aziende, o rivolgendosi alla figura del consigliere di fiducia presente nelle organizzazioni pubbliche.

Chiudiamo questo importante approfondimento con una Poesia a tema:

Avevo perso me stesso

 

Avevo perso me stesso

nel riflesso del corpo,

mi sentivo morto dentro

e nel silenzio, bilancia

restituiva il muto peso.

Meno dieci chilogrammi

sentenziava l’ago. L’agonia

invece, indicava trecento

sessantacinque giorni

di attesa. Me ne andavo

per i corridoi mascherato

da vincente, eppure, perdevo

grammi ogni santo giorno.

Avevo perso me stesso

nell’indifferenza altrui,

nell’assurdità del vivere.

Ero io, nonostante tutto,

a raschiare il fondale

a lanciare vuoti messaggi.

Avevo perso quasi tutto

finché un giorno, l’altro

me stesso, bussò all’essere.

Nell’eco dei silenzi, Lei

era lì ad attendermi,

brillante, come sempre.

 

Erika e Michele.

Alla prossima.

 

 

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