L’uomo dei cucchiai

di Stefano Pancari
L'uomo dei cucchiai

In un certo qual modo avrei voluto vivere nella Seattle degli anni ’80.

Grazie alle biografie degli artisti di quei tempi mi sono creato un immaginario dell’aria che si respirava, ma di sicuro la biografia di Andrew Wood scritta da Valeria Sgarella è quella che ti proietta maggiormente nelle strade della sperduta cittadina dello Stato di Washington.

Erano anni particolari, mentre tutto evolveva e il capitalismo estendeva la sua ombra nel mondo, gli abitanti di Seattle vivevano una storia a sé perché isolati e lontani dal giro che conta.

È in questo contesto che il disagio giovanile si è fatto sentire ed esprimerlo attraverso la propria musica era sovente. È per questo che sono cominciate a fiorire band che, se oggi sono note a livello planetario, a quei tempi suonavano su pedane cigolanti, puzzo di sudore e balli tribali quasi a esorcizzare quel malcontento e senso di smarrimento generale.

Sappiamo che tra le tante band a “farcela” ci sono stati i Nirvana, i Pearl Jam, gli Alice in Chains e prima ancora di loro i Soundgarden. L’aurea divina del frontman Chris Cornell era già presente in quegli anni ed era visto come una sorta di istituzione in quel che poi è stata etichettata come musica grunge. Etichetta quanto mai sbagliata, visto che stiamo parlando di un movimento musicale creatosi in quegli anni e non proprio di un genere.

Per farsi un’idea basti mettere a confronto Smells like teen spirit e Alive per rendersi conto che non si assomigliano nemmeno lontanamente a livello musicale, seppur a comune avessero lo stesso linguaggio, quello della Generazione X.

Seattle non era solo musica in quegli anni, ma fucina di artisti più o meno di strada. Tra questi si aggirava sovente uno strampalato soggetto, Artis Spoonman, che con dei soli cucchiai tra le mani riusciva ad incantare come il pifferaio magico. Chris Cornell si accorse di questo straordinario soggetto al punto da dedicargli un testo e chiedergli anche di partecipare con le sue sonorità.

La leggenda narra che la partecipazione e l’enfasi con cui batteva i cucchiai su ogni parte del suo corpo, portò da un lato Artis a sanguinare ovunque e dall’altro ipnotizzare chi era negli studi. Nacque così Spoonman, una delle tracce di Superunknown, che in molti conosciamo e apprezziamo.

Il desiderio è che nel mondo che ci circonda ci siano sempre più Spoonman della sicurezza sul lavoro che sappiano incantare con la loro ecletticità il pubblico che li circonda, facendolo con passione sanguigna e senza porsi limiti.

Da ciò che incanta, così come per la nota canzone dei Soundgarden, potrebbe nascere qualcosa di straordinario che per noi vuol dire un’arricchita cultura della sicurezza.

Spoonman, come together with your hands
Save me, I’m together with your plan
Save me, save me, save me, save

 

 

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