L’impopolarità di fare la “cosa giusta”

di Allegra Guardi

Sono mamma da tre anni e una cosa mi è apparsa chiarissimo fin dall’inizio. Diventare genitore significa accettare di non piacere sempre. Perché sì, è vero, per tuo figlio sei la persona più importante del mondo, sei la sua star e la sua luce… ma questo finisce appena pronunci la parola “no”. 

Se quello del genitore è un mestiere, i figli piccoli (o adolescenti) sono i peggiori datori di lavoro al mondo. E lo dico pur provando un amore sconfinato per la mia bambina. È oggettivamente così.

Un figlio piccolo sa gratificarti con i più radiosi sorrisi, ma prova a contrariarlo e non si farà problemi a vomitarti addosso tutta la sua rabbia (talvolta letteralmente). Un figlio piccolo ha una sua precisa idea di come devono andare le cose e di sicuro non ti coinvolgerà in un brain storming di confronto al riguardo. Un figlio piccolo non concede ferie né permessi, quindi va da sé che se te li prendi lo stesso l’entusiasmo non sarà alle stelle.

Certo, potremmo anche scegliere di dargliele tutte vinte e lasciare che sia la vita ad imprimere lezioni direttamente sulla sua pelle. Il problema è che non sempre la vita ci va giù leggera e qualche volta non ci si rialza.

Prendersi cura ed essere popolari sono due concetti che non coesistono quasi mai. Fare la cosa giusta raramente è popolare. La cosa giusta è giusta. 

Ci sono molti modi per guidare qualcuno e non fa differenza che si parli di educazione dei figli o di sicurezza sul lavoro. Siamo chiamati a “prenderci cura”. Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, nessuno ha detto che sarebbe stato apprezzato… non subito almeno e non da tutti. Dobbiamo vincere la paura di non piacere. Chi voleva fare un mestiere popolare, doveva fare altro. Avere a cuore il benessere di qualcuno significa saper vedere oltre il dissenso. Significa volerlo talmente tanto da lottare per quel risultato perché si è consapevoli che quel risultato è giusto. 

Mia figlia è molto testarda. È anche molto piccola, quindi avere un dialogo articolato con lei non è semplice. Di fronte ai momenti di conflitto, io e mio marito ci siamo sempre impegnati a parlarle nonostante tutto, spendendoci tempo, cercando un linguaggio comprensibile, provando ad accompagnarla verso la nostra decisione invece di imporgliela. Qualche volta funziona, qualche volta no. Qualche volta, sono sincera, cediamo noi. Mai sulle questioni fondamentali. Ci sono sempre dei punti fermi, dei pilastri che devono rimanere stabili. La salute e la sicurezza di coloro che stiamo curando si basano sulla loro solidità.

È questa la strada che abbiamo scelto di percorrere. È l’amore per quello che facciamo e per chi lo facciamo il nostro vero interlocutore.

Non è popolare. È giusto.

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