Leggere le situazioni come si legge un testo: si può?

di Allegra Guardi

Il nostro cervello è una macchina incredibile. Centomila milioni di neuroni all’opera per consentirci di raggiungere risultati che alle volte nemmeno ci aspettiamo. Certo, proprio come succede in un’Azienda, se al vertice di tutti questi valenti e volenterosi collaboratori ci sta una guida (tu) che si impegna a sua volta e che crea per loro tutte le condizioni per agevolarne l’operato, gli esiti saranno ancora più sensazionali.

Ad ogni modo, il nostro cervello – con le sue mille abilità – ci permette anche di fare cose buffe. Magari non riusciamo a risolvere una divisione a mente, ma siamo in grdao di lgeegre un tetso acnhe se le lettree che compnogono le parloe sono srcitte in disodrine. La cosa pazzseca è che non sloo riuscaimo a falro, ma la notsra velcoità di letutra è qusai la stsesa.

Il fenomeno è stato studiato dall’Università di Cambridge. Matt Davis ne è convinto: possiamo comprendere il contenuto di un simile testo; al tempo stesso, per farlo con una certa disinvoltura abbiamo bisogno che qualcosa ci venga in aiuto. Dei punti fermi, insomma.

Ovvero

  • le lettere devono essere spostate al massimo di un posto
  • il contesto aiuta a capire le singole parole
  • alcune combinazioni di lettere e parole aiutano più di altre se almeno quelle rimangono corrette (ad es. le terminazioni -ione e -anza)

Queste punti fermi che aiutano il tuo cervello a decifrare parole scritte con lettere in disordine, non sono forse gli stessi che ti permettono di decifrare intere situazioni in disordine?

Facci caso:

  1. Tolleriamo piuttosto bene il disordine, a patto che sia contenuto. Se sul lavoro ti viene modificato un passaggio marginale di una procedura oppure se hai un programma con un cliente e il cliente te lo cambia di poco, in genere reagisci con stile. Ti adatti alla novità, senza scompensi di performance né particolare stress. Al contrario cambiamenti che incidono in modo significativo sulle tue abitudini o sui tuoi progetti probabilmente ti causeranno non pochi malumori, rallentandoti e forse inducendoti in errore.
  2. Più conosciamo un argomento o una persona e più siamo in grado, a partire da pochissimi segnali, di prevedere come andranno le cose. Non è forse quello che fa un consulente sulla sicurezza? Capire ad esempio da una semplice occhiata durante un sopralluogo, quali sono le principali criticità da correggere e quale può essere il rischio che ancora non si è concretizzato in una situazione ma potrebbe farlo se non si interviene. Ti sarà poi sicuramente capitato di conoscere così bene un collega da intuire cosa gli passa per la testa anche quando non si spiega in modo chiaro o quando ha un comportamento inusuale.
  3. Ultimo, ma non ultimo per importanza, nella vita ci sono sempre dei punti fermi che se rimangono tali ci fanno da stelle guida per orientare la nave anche quando il mare è tempestoso e tutto sembra in balia di correnti contrapposte. Nel lavoro i punti fermi possono essere precise modalità di lavoro, possono essere alcune certezze sulle proprio competenze, possono – anzi – devono essere i valori e l’obiettivo primario che ognuno ha. Ciò su cui si basa il tuo essere come professionista e che ti spinge a proseguire. Insieme a valori e obiettivo, i punti fermi sono dati anche da persone di riferimento. L’HSE manager ha l’opportunità di esserlo. È proprio nelle situazioni di emergenza o disorientamento che l’HSE manager manifesta la sua leadership e guida il team, restituendogli la bussola. In ogni azienda dovrebbero esserci quelle figure che si prendono la responsabilità – non per ruolo ma per vocazione e passione – di essere i pilastri solidi che rappresentano e, in qualche modo, impersonano certezze per gli altri. Persone umane, libere di sbagliare ed essere vulnerabili come tutti, ma saldi nelle loro convinzioni e capaci di motivare e indirizzare i colleghi di ogni livello.

Caro HSE Manager, forse ci saranno momenti in cui avrai l’impressione che i centomila milioni di neuroni a tua disposizione non abbiano proprio voglia di darti una mano. Rimani focalizzato sulle tue convinzioni-guida e ricordati che tu sei l’elemento fisso e indispensabile che consente al resto del gruppo di orientarsi facilmente in situazioni che altrimenti sarebbero quasi impossibili da gestire, proprio come un testo pieno di lettere fuori posto.

E ricorda anche: tu il punto fermo di valori e obiettivi lo hai ben saldo e, finché rimarrà così, piccoli o grandi cambiamenti saranno solo vento sulle tue colonne portanti.

In bcaca al lpuo, Saftey Rocksatr!

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2 commenti

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2 commenti

Gabriele Dell'Orto 6 Dicembre 2020 - 11:11

Articolo molto interessante e piacevole da leggere in quanto fornisce l’immagine di quanto noi HSE manager ci troviamo ad affrontare quotidianamente dentro e fuori l’azienda. Cerchiamo di essere il “faro” nell’oceano HSE affinché i problemi si trasformino in opportunità per tutti i lavoratori attraverso i nostri punti fissi che mi piace chiamare “Valori”! “Valori” che ci aiutano nei momenti più difficili a prendere decisioni anche nel rispetto delle norme vigenti; “Valori” che ci aiutano a varcare muri, scardinare porte e realizzare ponti al momento impossibili!

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Allegra Guardi 6 Dicembre 2020 - 21:36

Sicuramente non è una sfida banale. Penso che gli HSE manager, più di tanti altri manager aziendali, ricoprano il loro ruolo proprio perché profondamente convinti dei propri valori. E chi è animato da valori solidi, ha sempre una marcia in più!

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