L’eccesso e la sicurezza

di Stefano Pancari
L'eccesso e la sicurezza

Cosa serve andare al massimo se questo vuol dire schiantarsi a 200 km/h contro un muro?

Molti rispondono che la vita va goduta in ogni istante, ma quanti istanti vivremo? varrà qualcosa?

Preferisco pensare di volere il massimo dalla vita trovando quell’equilibrio tra godimento e preservazione della vita stessa. Vale sul lavoro quando vogliamo far prima per ultimare un lavoro, quando sottovalutiamo un pericolo, quando vogliamo generare più reddito a discapito delle persone, piuttosto nell’ambito privato.

Mi viene in mente la vita di Bon Scott (al link una delle sue migliori biografie), giudicato da molti uno dei migliori frontman della storia del rock. Un vero animale da palco che da metà degli anni ’70 è andato in risonanza con Angus Young e gli AC/DC regalandoci ben 6 album in studio in 6 anni: High Voltage, T.N.T., Dirty deed done dirt cheap, Let there be rock, Powerage e Highway to hell.

 

Stiamo parlando di una produzione epica coronata da delle esibizioni sul palco memorabili, ma proprio il titolo dell’ultimo album, Autostrada per l’inferno, sembrava quella che lo scozzese aveva ormai imboccato.

«Ero sposato quando entrai nel gruppo e mia moglie disse: “Perché non scrivi una canzone su di me?” Così io scrissi “She’s got balls”. E lei chiese il divorzio.» [Bon Scott]

 Era il 18 febbraio del 1980 quando a Londra Bon e il suo amico Alistair Kinnear vanno a spassarsela a Camden naufragando al Music Machine. Escono così pieni di alcol che Bon Scott non si risveglia e Kinnear lo lascia addormentato in macchina dove viene ritrovato morto il giorno seguente. Questa è la narrazione ufficiale, poi ci sono teorie che tutt’oggi riecheggiano sul web.

200 km/h. Un muro. La vita di un grande artista frantumata in mille pezzi.

Gli AC/DC avrebbero potuto ricevere il contraccolpo ed entrare in un lungo silenzio, oppure arrivare a sciogliersi, ma ognuno reagisce a queste tragedie in modo diverso. Ingaggiano il nuovo cantante, Brian Johnson, ed in pochi mesi realizzano il miglior album della loro carriera, Back in Black. Pensa che solo un album ha venduto più di lui nella storia della musica e si tratta di Thriller di Michael Jackson. Quella copertina tutta nera è memorabile e tanto nera quanto il lutto vissuto dalla band.


La canzone che dà il titolo all’album parla proprio del ritorno dal nero, dal buio. Quel buio creato proprio da Bon Scott quando ha scelto, consapevolmente o non, di premere l’interruttore della vita spegnendone la luce. Back in Black è tra le canzoni che per eccellenza esprime l’energia dell’hard rock, è la rabbia degli AC/DC, ma anche la voglia di tornare, la voglia di vivere che forse la fine di Bon Scott ha rafforzato più che mai.

Loro sì che da allora hanno ottenuto il massimo dalla vita tutt’oggi che non sono più dei giovinotti.

Gli eccessi sul lavoro così come nella vita di tutti i giorni sono accetti purché non mettano in discussione la qualità della nostra vita e la vita stessa.

“Cause I’m back on the track
and I’m beatin’ the flack”

 

 

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