La menzogna del leader

di Stefano Pancari
la menzogna del leader

Questa settimana è stato il 33° anniversario di Rattle & Ham, album e documentario che chiusero il grande ciclo targato anni ’80 degli U2.
Si legge che fu un flop commerciale anche se personalmente è un album che adoro. Vero è che la band irlandese si vendette al business a stelle e strisce proponendo brani nuovi e rivisitazioni in chiave blues, soul e gospel. Anche i riferimenti erano di sua maestà USA, da Bob Dylan al Mississipi, da Harlem a B.B. King.

Non mancano comunque riferimenti al vecchio continente, come la nostalgia di Bono nei confronti della moglie, Jimi Hendrix e lui…John Lennon. Sebbene sia stata schiacciata da brani come Desire e All I want is you, è presente un brano che ho sempre adorato e si intitola God Part II. Parte seconda perché “la prima parte” la ritroviamo nel brano God contenuto nel primo album da solista di John Lennon: Plastic Ono Band. Un album che segnò la rinascita del Beatle e la chiusura definitiva col passato, come ne è chiara testimonianza il brano citato.

L’attacco con il basso di Adam Clayton e la batteria di Larry Mullen è di quelli da farti uscire pazzo in concerto, anche se non l’hanno mai suonata nei 7 concerti che di loro ho visto nella mia vita. Il testo è una lunga bugia dell’essere umano, dall’uomo del business al puritano che si mostra arrapato quando un bel fondoschiena gli passa accanto. Il Bono che canta è un dispensatore di morale per poi dimostrarsi il primo dei peccatori.

Proprio come l’essere umano quando si tratta di affrontare il tema della salute e della sicurezza. A parole siamo tutti integerrime persone pronte a dispensare morale, ma nei fatti siamo noi la menzogna. Parliamo tanto del potere curativo della leadership per diffondere la cultura della salute e della sicurezza, ma in quanti sanno poi tradurre tutti i sofismi dei libri e delle convention in comportamenti quotidiani?

LA MENZOGNA DEL LEADER

Da quando ho acquisito le competenze e l’esperienza per parlare sul palco di leadership, ho sempre professato che senza la coerenza è inutile mettersi la spilla del leader. Possiamo aver studiato volumi su volumi su John Kennedy, Gandhi e Steve Jobs e possiamo anche teorizzare sui contenuti di questi libri. Ma la grande domanda che dobbiamo farci davanti allo specchio è: quanto credo nelle parole che dico? Quanto di quel che dico metto in pratica? Lo faccio in modo naturale e passionale o perché seguo in modo ligio le regole del buon leader?

Le nostre parole devono essere coerenti con quello che facciamo, per essere credibili. Se urliamo dal pulpito che la prima cosa che conta è la salute e la sicurezza delle persone, non possiamo poi chiudere un occhio sul fatto che la manutenzione del macchinario è saltata e che per consegnare l’ordine continueremo a lavorare con quel macchinario senza protezioni. Non saremo mai credibili se avremo gli occhi foderati di prosciutto di fronte al lavoratore che non indossa i guanti rischiando di tagliarsi, anche se prima del turno avremo fatto il miglior Safety Sermon che la storia conosca.

In aula spieghiamo con esempi concreti come si realizza la figura del leader e in che modo può influenzare e guidare i comportamenti delle persone. Se non sappiamo mettere a terra la teoria vuol dire che dovremmo avere l’umiltà di tornare noi sui banchi.

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