Il rifugio perfetto: un porto sicuro chiamato Musica

di Gabriele Medeot

Musica, una parola, piccola, antica, in origine indicava l’arte, la sua perfezione.

Da sola mette tutti d’accordo, evoca emozioni, sensazioni profonde, ricordi e fantasie.

Mozart diceva che “la vera Musica è tra le note”, e a pensarci è proprio così. E’ la grande sensazione di aspettativa che proviamo in modo inevitabile quando ascoltiamo una canzone, la tensione che ci penetra in profondità quando la Musica cresce, la sensazione di quiete data dalla risoluzione che prima o poi deriverà da quella tensione. Sono tutti istanti tra le note, istanti determinati dal fluire della Musica, dalla sensazione di un costante flusso, dal divenire.

Poi ripensi ancora a quella frase, “la Musica è tra le note”, e realizzi che in effetti non ne servono poi molte… La sola vibrazione che si propaga libera dalla percussione da una nota grave e lunga al pianoforte, una nota ben vibrata di violino, un sinuoso bending alla chitarra, o una sofferta nota al sax… Quella sola nota può riempire una stanza, un’arena o uno stadio, può far vibrare fisicamente un oggetto vicino a noi, ma soprattutto può insinuarsi nell’anima provocando un brivido indimenticabile che si scarica lungo tutto il corpo.

Ma perché?

Per il semplice fatto che quella nota, o meglio la Musica in generale, ci rende liberi.

Ci aiuta ad essere il meglio di noi stessi. Grazie alla Musica ci sentiamo autorizzati a sognare, ad aprire le porte dell’Io. La Musica ci trasforma, ci fa pensare di poter essere ciò che, forse per paura, per convenzione o timore del giudizio altrui, non avremmo mai il coraggio di essere.

La Musica ci aiuta a stare bene, o perlomeno a stare meglio e, di sicuro, paradossalmente, ci aiuta anche a stare male, ad affrontare il processo del dolore in modo lenitivo, ma soprattutto, non chiedendo mai niente in cambio.

Quando ci vogliamo caricare emotivamente, o fisicamente,  ascoltiamo le nostre canzoni preferite, facendo sport, studiando, preparando una qualsiasi performance. Alziamo semplicemente il volume, chiudiamo per un istante gli occhi, e ci trasformiamo, diventiamo invincibili, diventiamo una rockstar, o forse, più semplicemente, prendiamo totalmente contatto con la parte più intima di noi stessi, quella che spesso nascondiamo agli altri.

Quante volte, magari mentre prepariamo una buona cena, scegliamo con cura la playlist che abbiamo creato nel tempo e ci mettiamo ai fornelli ascoltando felici quella selecta, le canzoni che amiamo e che riteniamo adeguate per quel momento. Sono brani che ci fanno sentire creativi e spensierati, che ci trasportano ovunque, ci fanno diventare anche lo Chef stellato nella cucina del nostro ristorante esclusivo.

E poi, quante volte, quando stiamo male, andiamo a cercare con cura maniacale le canzoni che sappiamo benissimo ci fanno stare ancora più male. È in momenti come quelli che la Musica ci regala un altro lato di se. È terapeutica.

Quando soffriamo ci sentiamo incompresi, ci sentiamo soli al punto da provare dolore fisico, ed è lì che arriva la Musica. Ognuno di noi ha le proprie canzoni speciali, e solo noi sappiamo esattamente quali sono: abbiamo la certezza che quelle canzoni parlino di noi, della storia che stiamo vivendo, del dolore lacerante che ci sta squarciando il cuore. Siamo noi i protagonisti di quei brani, magari proviamo anche a cantarci sopra, ma fanno così male che non ci riusciamo, e allora li lasciamo scorrere e piangiamo sapendo che, in fondo, quella musica ci sta curando.

Pensandoci razionalmente, questa complessa e magica alchimia a volte sembra incomprensibile, ma quelle sette note, racchiudono, in modo quasi disarmante, ”l’incontenibile”, e le grandi menti lo avevano capito.

Platone e la sua “Musica delle sfere”, quella che è talmente celeste e divina da non essere udibile da noi comuni mortali, o la vibrazione primordiale che genera il suono induista “om”, così gutturale e profondo da essere frutto di sofisticate tecniche di meditazione, o ancora il suono impercettibile e tuttora fluttuante nello spazio attorno a noi, prodotto della piuma che si staccò dall’uccello sacro quando volò sopra la terra prima di tutti i tempi…

Sono miti, storie, religioni e leggende che si intersecano e danno origine a convinzioni e dibattiti.

Sta di fatto che alla base c’è un unico fattore: raccontano tutte di un luogo sacro, un tempio speciale, un ambiente totalmente sicuro per ognuno noi, un posto che l’uomo può esplorare, scoprire, e provare ad ampliare, un tempio chiamato “Musica”.

I confini di quello spazio si chiamano “creatività”, e dato che la creatività non ha limiti, quello spazio è infinito, una caratteristica che potrebbe apparire negativa se confusa con l’idea di “dispersione”.

Invece è proprio il contrario, all’interno di quello spazio illimitato, ognuno di noi trova la propria comfort zone, il porto sicuro dove attraccare gratuitamente quando fuori infuria la tempesta.

O semplicemente quando ci si vuol fermare, anche per soli 3 minuti, il tempo di una canzone.

La Musica dunque ci regala questo dono prezioso: la possibilità di mettere al sicuro e al riparo la nostra anima e il nostro cuore, di rallentare i pensieri e di farci serenamente travolgere dalle sue note, o come avrebbe detto Mozart, dagli istanti tra di esse.

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8 commenti

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8 commenti

Sofia 18 Febbraio 2021 - 23:51

<3

Rispondi
Gabriele 20 Febbraio 2021 - 18:20

Ciao Sofia
Un cuore anche a te

Rispondi
Elena 19 Febbraio 2021 - 23:38

Bellissimo articolo. Sono perfettamente d’accordo, la musica mi ha aiutata più di qualsiasi altra cosa a superare lutti e separazioni che ho dovuto affrontare in questi anni. Più che qualsiasi analista, più di qualsiasi amico. Iniziare a studiare canto mi ha aiutata a esprimere le mie emozioni, ho imparato che da quella sofferenza poteva nascere qualcosa di bello. La musica ha saputo toccare delle parti di me molto intime con grande delicatezza, mi ha fatto sentire più forte e più sicura di me stessa. Solo lei ci è riuscita. Per questo voglio continuare a vivere con la musica e nella musica.

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Gabriele 20 Febbraio 2021 - 18:17

Ciao Elena,
Grazie delle tue parole e di aver condiviso i tuoi pensieri.

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Roberta Manenti 20 Febbraio 2021 - 11:50

Condivido ogni tua parola. Per me la musica è stata la mia salvezza. È quella che mi ha tenuto in equilibrio,in momenti molto critici. È il mio mondo dove mi rifugio, mi protegge da ciò che non amo esternamente. È come un caldo abbraccio che sa di casa. Ho trovato, soprattutto nel rock la mia forma di espressione. Esprime con tutta la sua potenza il mio mondo interiore, quello che spesso non riesco a dire ad alta voce. È una bellissima forma d’arte

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Gabriele 20 Febbraio 2021 - 18:19

Ciao Roberta,
Grazie di aver letto l’articolo e lasciato il tuo commento condividendo i tuoi pensieri.
Gabriele

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Laura 11 Marzo 2021 - 17:42

Che bellissima descrizione di quanto sia preziosa e bella la musica, io stessa non avrei saputo definire meglio che cosa significhi per me. La musica sa darmi gioia, forza, coraggio nelle situazioni difficili, e si trascina via con sé un po’ di tristezza nei momenti più bui. Ogni istante avrebbe la sua colonna sonora ideale e ogni pezzo che amo ha trovato un posto speciale in qualche momento della mia vita. La musica è tutto questo per me, fin dalle prime scoperte da giovanissima fino a oggi, indipendentemente da genere e artista.

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Gabriele 11 Marzo 2021 - 23:28

Grazie Laura

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