Il paese del chi se ne frega

di Stefano Pancari
il paese del chi se ne frega

Provo un fastidio orticante, tanto quanto un ronzio di una zanzara nella notte, quando sento i caroselli di cordoglio e vicinanza alle famiglie delle vittime. È un fastidio che si ripete ogni volta che muore qualcuno sul lavoro così come di fronte alla preannunciata tragedia di questi giorni ad Ischia.

Il motivo è semplice. In tutti questi casi sapevamo che avremmo potuto far di meglio per evitare l’incidente, in molti di questi casi addirittura avremmo potuto far qualcosa a dispetto dell’indifferenza mostrata, e il dispiacere espresso in una dichiarazione non cauterizza la ferita sanguinante di chi sconta le conseguenze.

Martoriamo i nostri territori con cementificazioni e abusi mostrando stupore di fronte ad allagamenti, crolli e frane. A dirla tutta inveiamo contro Madre Natura perché, lo sappiamo, l’essere superumano è superiore anche ad essa.

E invece no, Madre Natura fa il suo corso e, se stupriamo un territorio, ne paghiamo le conseguenze come è successo nel Vajont, a Firenze, a Genova e in tante altre occasioni e per ultima la frana a Casamicciola. È vero, il meteo ci sta dando condizioni avverse sempre più devastanti, ma nonostante i super meeting mondiali continuiamo a concludere poco e nulla e questo mi fa essere poco ottimista per il futuro che stiamo lasciando alle mie figlie e alle tue.

Le istituzioni potevano valutare l’impatto ambientale del chiudere un occhio, della sanatoria e del condono, così come il cittadino poteva avere altre priorità piuttosto che far prevalere il desiderio di avere una bella vista mare a discapito della propria sicurezza.

Prevenzione, questa entità ignota. Sul lavoro come nella società sprechiamo la gran parte delle occasioni in cui l’esperienza di una tragedia ci insegna come dovremmo comportarci.

Quindi continuiamo pure a vivere sulle pendici del Vesuvio, così come a lavorare con attrezzature poco sicure e senza una regola ben precisa sul come far bene le cose. Solo i menagramo come me pensano che il Vesuvio potrebbe un giorno esplodere con un’eruzione o che un macchinario potrebbe tirar fuori denti più affilati e taglienti di quelli di uno squalo bianco.

Viviamo pure nella convinzione di essere inattaccabili e teniamo sempre in tasca un pacchetto di fazzoletti di carta, pronti ad asciugarci le lacrime alla prossima “fatalità” che ci aspetta dietro l’angolo.

Ha ragione Alice Cooper, aiutato da Ozzy Osbourne ai cori e con le chitarre di Joe Satriani e Slash, siamo proprio degli stupidi. E se lo dicono loro…

 

 

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