Il lupo, il cacciatore e le brutte abitudini

di Allegra Guardi

Una delle favole della buona notte preferite da mia figlia in questo periodo è quella di Cappuccetto Rosso. Devo dire che, a confronto con molte altre favole, quella di Cappuccetto rosso è una delle più deliranti.

La figura del lupo in particolare è quella che mi desta maggiori perplessità. Perché il lupo non si mangia la bambina quando la incontra, sola e indifesa, nel bosco? E perché, una volta pappata la nonnina, si inventa tutta quella farsa del travestimento quando avrebbe potuto semplicemente acquattarsi in un angolo, attendere l’ingresso in casa di Cappuccetto Rosso e poi rifarsi la bocca dalla carne vecchia, stopposa e pure malata della nonna con quella giovane e tenera della ragazzetta?

In teoria Cappuccetto Rosso è una favola sulla disubbidienza: la mamma della protagonista dal fiammeggiante cappuccio si raccomanda che lei non si fermi a parlare con gli sconosciuti lungo la strada, lei invece parla con il lupo e per poco non ci rimettono la buccia sia la bimba che la nonna.

Pensando al lupo però io ci vedo un insegnamento molto più rilevante.

Tanto per cominciare, il lupo ci mostra in modo evidente e incontestabile quanto tendiamo il più delle volte a complicarci la vita per nulla. La soluzione ai nostri problemi e desideri è proprio lì davanti a noi, basterebbe allungare la mano e prenderla (o in questo caso azzannarla) e invece noi che facciamo? Le giriamo intorno, prendiamo la direzione opposta e poi diventiamo matti per raggiungerla nel modo meno diretto e logico che ci possa essere.

L’altro aspetto da evidenziare e connesso al primo è la tendenza a procrastinare.

Avremmo tutti gli elementi per portare a compimento quello che ci siamo prefissati di fare e invece no. Rimandiamo lo stesso.

Procrastinare e complicarsi la vita per nulla sono due tendenze decisamente dannose… come il nostro lupo ha imparato sulla sua pelle (letteralmente).

Un esempio? Mettiamo che percepisci da tempo delle tensioni in uno dei membri del tuo team. Vorresti un gruppo di lavoro collaborativo, affiatato e concentrato sugli obiettivi da raggiungere. Per risolvere la situazione cominci a parlare con gli altri colleghi per scoprire da loro quale possa essere il problema. Mosso dalle migliori intenzioni decidi di accordare un premio di produzione alla persona in questione, confidando nella risalita del suo umore. Eppure qualche settimana dopo la persona si dimette senza preavviso e ti trovi a dover gestire le attività lasciate a mezzo e la selezione di una nuova risorsa in pochissimo tempo. Con ogni probabilità sarebbe stato più funzionale parlare con il diretto interessato (soluzione più semplice e diretta) fin dall’inizio (quindi senza rimandare).

Pensa se complicazioni evitabili e il continuo rimandare “a domani” riguardassero questioni ancora più delicate. È mai successo a te oppure a qualcuno che conosci di essere consapevole di una situazione pericolosa (un macchinario che sta mostrando delle anomalie, delle procedure di sicurezza non rispettate, uscite di emergenza ostruite, …)  e di aver scelto di non affrontare subito la questione? Oppure di aver provato a risolverla in maniera intricata, invece di gestirla nel modo più immediato? È mai capitato che nel frattempo la faccenda sia degenerata con conseguenze importanti? Spero per te di no, ma occhio a continuare a sfidare la sorte.

Nella storia di Cappuccetto Rosso non ci sono esempi virtuosi, nessuna Safety Rockstar. Lo stesso cacciatore che alla fine della storia uccide il lupo e salva nonna e nipote non era altro che uno con il fucile che passava di lì per caso e ha fatto quello che avrebbe fatto comunque senza nessun nobile motivo, ovvero il suo mestiere: cacciare.

Il lupo, pur nel suo ruolo di antagonista, ha per lo meno il merito di destare attenzione e curiosità. Gli si può riconoscere se non altro il pregio di essere creativo, uno che sa pensare “out of the box”, come si dice oggi. Peccato che poi sprechi questo suo talento in azioni senza senso…

Se dovessi riscrivere la storia, il lupo sarebbe un genio del male di quelli super tosti. Un mago degli stratagemmi che a confronto il Professore de “La casa di carta” gli fa un baffo! E il cacciatore sarebbe una Safety Rockstar come il dio (del rock) comanda: trainante, deciso e non convenzionale. Non avrebbe ucciso il lupo: avrebbe colto il potenziale creativo del quadrupede e con l’energia che solo una Safety Rockstar ha sarebbe riuscito a coinvolgerlo nella sua visione e a convincerlo ad abbandonare tutte le sue vecchie abitudini per abbracciare un nuovo modo di vivere e agire. Magari con un diverso regime alimentare, ma obiettivi da raggiungere ben più entusiasmanti del perseguitare una ragazzina e un’anziana signora.

Perché è questo che fanno le Safety Rockstar: non si limitano ad avere comportamenti sicuri; riescono con il loro magnetico carisma ad attrarre al cambiamento anche i soggetti più impensabili.

Quanto a Cappuccetto Rosso, il fatto che scambi lupi per nonne è un problema che non saprei davvero come risolvere.

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