Il desiderio del popolo è la sicurezza?

di Stefano Pancari
Il desiderio del popolo è la sicurezza?

Sin dagli albori non ho mai rinnegato la legge e il suo contributo alla sicurezza sul lavoro. A più riprese ho dichiarato che leggi, decreti e circolari sono come le luci sulla pista di atterraggio di un aeroporto e servono all’Azienda per posizionarsi per il giusto atterraggio.

Al tempo stesso sostengo che è svilente che della nostra salute e della nostra sicurezza se ne debbano occupare le istituzioni visto che non sappiamo disciplinarci da soli. Quindi, piaccia o non piaccia la politica ha un suo ruolo determinante nel processo di accrescimento della cultura della sicurezza.

Appassionati come me della sicurezza sul lavoro in questi giorni hanno condiviso un dettagliato resoconto di come e quanto questa emergenza, perché più di 1000 morti l’anno sono una diavolo di emergenza, è presente nei programmi dei diversi partiti in questa campagna elettorale.

Il risultato è sconfortante. Quando va bene si parla in termini generali e filosofici del tema, di emersione del lavoro nero e del rafforzamento dei controlli. Nella maggior parte dei casi non viene nemmeno citata come priorità.

Con queste premesse, a prescindere di chi andrà a governare, la situazione sarà tutt’altro che rosea. Continuo a pensare che ci vorrebbe un forte rinnovamento delle persone che trattano questi temi nel palazzi che contano, perché i pochi casi isolati non bastano. Ancora non si comprende che l’azione repressiva non è la panacea di tutti i mali, per non dire che è pressoché ininfluente (ricordi l’inasprimento delle sanzioni di fine 2021? Ha portato risultati?).

Ecco che chiedo soccorso nuovamente alla musica che si manifesta con l’uscita del nono album dei Muse, Will of the people. Un album di protesta di un mondo che ci preoccupa, un dissenso nei confronti dell’informazione, della politica e di una incertezza generale per il futuro. Personalmente gradisco molto l’ultimo lavoro della band britannica forse perché tornata alle sonorità di un tempo con innesti di grandi sintetizzatore e in alcuni casi di un sound vagamente metal.

La politica rappresenta il popolo, ma quando parliamo di sicurezza sul lavoro veramente riconosce i suoi bisogni ed è concretamente proiettata verso le soluzioni?

Può la cultura della sicurezza costruirsi solo grazie all’operato di privati che, come nel caso degli amici di ROCK’N’SAFE, si sbattono tutti i giorni per cambiare le cose?

Preferisco spegnere la TV e ascoltarmi Bellamy & Co.

We need a transformation
One we all can see
We need a revolution
So long as we stay free

 

 

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