Decadenza

di Stefano Pancari
decadenza
Nel 1991 i Motley Crue pubblicarono Decade of Decadence, un album raccolta del loro decennio artistico che, ironicamente o meno, etichettano come decennio di decadenza.
 
decadènza s. f. [der. di decadere, sull’esempio del fr. décadence]. – 1. Il decadere; progressiva diminuzione di prosperità, floridezza, forza, autorità e sim., in una persona (soprattutto con riguardo al valore artistico o alle facoltà creative), in un popolo, in un’istituzione, in una civiltà, ecc.
 
Questa parola mi rimbomba nella testa da giorni e più leggo notizie e post in rete, più questa parola si fa roboante.
Stiamo perdendo di vista il punto della discussione oltre che la testa.
Non posso credere che nel 2021 ci siano persone che, con sarcasmo o meno, si identifichino come gli ebrei nel delirio nazista solo perché gli viene chiesto di salvaguardare la vita propria e altrui.
Comprendo che ognuno di noi abbia un proprio modello del mondo, costruito su credenze e abitudini radicate, così come comprendo che il nostro cervello capti tutto ciò che rafforza queste convinzioni, ma forse qualche dato oggettivo potrebbe mettere d’accordo le persone.
 
Siamo quelli che cantavano sui balconi durante il lockdown e dipingevano arcobaleni in uno spirito di condivisione. Siamo quelli arrabbiati perché le nostre Aziende e i nostri posti di lavoro sono stati messi in discussione e volevamo la riapertura il prima possibile. Siamo quelli che hanno pianto le vite perse di chi ci era caro e anche quelle degli sconosciuti. Tutto questo ci ha fatto immaginare che come specie umana ne saremmo usciti più rafforzati e più solidali. Balle! Stiamo constatando che l’individualismo ci sta rendendo sempre meno umani.
 
Arriva il vaccino ed improvvisamente ci siamo trasformati in esperti di medicina e virologi, come se quelli che ci sono già non bastassero e avanzassero. Leggiamo un titolo di un post o le stories di qualche saccente influencer e automaticamente diventiamo esperti della materia. Addirittura filosofeggiamo sul tema creando un meltin pot di valori, etica e libertà.
 
Qual è il risultato di tutto questo? Niente di più ovvio per chi mastica salute e sicurezza, ci sono priorità che vengono prima della nostra incolumità. Quando sento parlare di una fantomatica libertà da parte di un No Green Pass, rivedo l’imprenditore medio che parla di sicurezza come se fosse un costo, che il business deve andare avanti e che tanto a lui ed ai suoi lavoratori non è mai accaduto nulla. Più parla e più il Testo Unico per la Sicurezza diventa una spada di Damocle messa apposta sul suo collo perché lo Stato succhia-sangue deve sempre trovare un modo per mettergli il bastone tra i piedi. Siamo noi della sicurezza a fare terrorismo psicologico, alla faccia del migliaio di morti l’anno, le centinaia di migliaia di infortuni e malattie professionali. Anche l’Inail, nella settimana appena passata, conferma che l’85% delle Aziende ispezionate in quest’anno non è in regola con gli adempimenti in materia di sicurezza. La libertà di impresa, come la libertà di vivere fregandosene dell’esistenza di un virus, non può prendersi gioco della vita delle persone. Questa non è dittatura, questa è etica.
 
La mia libertà non può togliere spazio alla tua libertà, questa è la regola zero del Fight Club di chi vuol vivere in una Comunità. Se temiamo più questo vaccino delle damigiane di spritz che ci scoliamo, degli hamburger, della tachipirina (e di tutte le altre medicine per par condicio), dello smog, della vita sedentaria, del fumo, della cocaina, delle anfetamine e di tutte le altre porcate che l’uomo riesce a buttare nel suo organismo, abbiamo comunque l’alternativa. Il vaccino non ce lo facciamo e per andare ad un concerto o al ristorante ci faremo prima il tampone. Mi sembra un modo civile e non invasivo per dimostrare di non essere il veicolo di un virus che sta mettendo in ginocchio un Paese. In parole semplici si chiama prevenzione.
 
Se ci fosse anche una sola possibilità di mettere fine alla vita di un’altra persona, faresti a meno di una briciola della tua libertà pur di scongiurarlo?
 
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1 commento

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1 commento

Francesco La Rosa 30 Luglio 2021 - 08:58

“Qui serve un segno di rispetto per la gente”, direbbe Fossati, ma
“In questa decadenza
Le parole non hanno chance
È proprio una faccenda inquietante
Il pensiero che degenera”
Un saluto, Stefano!

https://youtu.be/fcP_L0l-AS0

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