Bravi tutti

di Stefano Pancari
Bravi tutti

È passata una settimana densa di notizie. A farla da padrona, e come potrebbe essere diversamente, è la guerra in Ucraina che compie il suo primo mese e non cenna a ridurre il suo effetto devastante. È uscito l’album dei Placebo, così come quello di Selah Sue. C’è stata la misera eliminazione della Nazionale di calcio e l’ancor più misera uscita dal ritiro di alcuni giocatori. Il covid che continua spron battuto a contagiare sebbene, vuoi per i suoi effetti meno impattanti vuoi per una sensazione di stanchezza generalizzata, è finito nella pagina dei quotidiani prima dell’oroscopo. A dire il vero la notizia del giorno, nel momento in cui scrivo, è il cazzottone alla Tyson che Will Smith ha rifilato a Chris Rock nella notte degli Oscar per aver fatto una battuta non proprio felice sulla moglie.

Poi ci sono le ”non notizie” come i morti sul lavoro, è morto Luigi Fosco mentre guidava il suo trattore, William De Rose mentre consegnava le pizze a qualcuno e Massimo De Vita colpito da un telaio di ferro. Ci sono i morti sotto le bombe, ma che dopo un mese cominciano a fare meno notizia così come quelli che muoiono per assenza di sicurezza sul lavoro. Poi è morto Taylor Hawkins per un infarto in un hotel di Bogotà.

Taylor Hawkins, che a mio giudizio è stato il miglior batterista dell’era contemporanea, aveva preso il cuore e la simpatia di tutti. Dove leggi e leggi, di lui raccontano il suo essere fanciullesco e sempre con il sorriso stampato sulla bocca che sostituiva a un’energia animalesca sul palco durante le sue performance con i Foo Fighters. Ha lasciato un’impronta sul pianeta Terra visibile anche dai satelliti e lo conferma la miriade di messaggi di cordoglio arrivati da ogni parte.

Oltre allo stuolo di milioni di fan abbiamo letto e visto foto da Ozzy Osbourne a Sebastian Bach, Duff McKagan, Slash, Royal Blood, Flea. E tutti ripropongono istantanee di un uomo sorridente e pieno di vita. Naturalmente l’informazione non può che fare gossip per attrarre like e, quindi, tutti Sherlock Holmes per capire come gli è potuto venire un infarto e quante droghe abbia assunto. Tutti lì pronti e giudici di una vita che non conosciamo, ma che siamo pronti a etichettare.

Preferisco mettermi nel gruppo di coloro che mandano un abbraccio alle due famiglie di Taylor, quella biologica e quella dei Foo Fighters, perché perdere una persona cara è sempre una mazzata da cui doversi rialzare. Suggerimento della settimana: se proprio abbiamo questo desiderio di giudicare da una mezza notizia, una copertina di un libro senza averne letto nemmeno una pagina, allora impariamo anche a giudicare noi stessi, i nostri comportamenti e i nostri atteggiamenti. È facile parlare come Dalai-lama, molto meno è esserlo.

Se professi una vita sana e sicura dimostralo con i fatti comportandoti di conseguenza perché dei leoni da tastiera, professori e opinionisti ne abbiamo le palle piene.

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