Un mare fuori o uno tsunami dentro?

di Silvia Vielmo
un mare fuori

Sono rimasti in pochi a non essere stati rapiti e toccati dalla nota serie televisiva “Mare fuori”.

Essendo poco costante nel seguire le numerose puntate, alla richiesta di mio figlio di vederla, ho gentilmente e inizialmente, declinato l’invito.

L’insistenza di un tredicenne, mi ha fatto cedere e mi sono imbarcata in questa visione

Per chi ancora fosse rimasto in porto, vi posso dire che la serie si ispira a storie reali vissute all’istituto penale minorile di Napoli e sono intrecciate ad alcune situazioni ideate dai registi.

Il motivo dei reati commessi non è quasi mai approfondito, ma di base viene messa in luce la dedizione di chi vive il carcere come luogo di riabilitazione e non di punizione, credendo che tutti, in qualche modo, possano essere salvati dimostrando la volontà di riappropriarsi della propria vita.

I ragazzi dell’ipm diventano adulti, sono costretti a rispettare leggi e a convivere con la paura di lasciare fuori, oltre al mare, i propri sogni.

Non sono a giudicare le colpe, i reati o il motivo della loro permanenza nel carcere.

Un’amara riflessione mi sorge dal fatto inconfutabile di cosa li accomuni tutti: il loro trascorso da “piccoli”.

E questo aspetto, da mamma e da figlia, mi ha profondamente toccata.

All’estremo solo alcune realtà legate alla camorra e alle spietate leggi di rivalità fra famiglie; ogni singolo personaggio risponde alla vita e affronta i propri demoni dovuti a mancanze o a eccessi delle proprie famiglie.

Ragazzi con un cuore grande che hanno avuto madri, padri drogati o assenti, troppo presenti finanziariamente o incapaci di accettare il figlio, nato senza colpe.

Questa sensazione di amarezza viene, col susseguirsi degli episodi, messa temporaneamente da parte dalla nascita di amicizie vere, di amori importanti che colmano solo in parte queste mancanze, terribilmente profonde.

Il passato di ciascuno che influenza le scelte e le relazioni con gli altri riaffiora prepotentemente in ognuno di loro, senza differenza di sesso, razza o estrazione sociale.

La consapevolezza di giocare un ruolo fondamentale nella vita dei figli la acquistiamo con la loro crescita, nonostante i dubbi che possono farci credere il contrario, ma il riconoscere di quanto peso abbiano i nostri comportamenti, influenze e pensieri su coloro che saranno gli adulti di domani, mi ha accompagnato durante tutta la serie. Talvolta e insieme a calde lacrime che scendevano sulle guance.

A volte si può cedere per mille motivi, ed è umano e comprensibile, ma sono sempre più convinta che il lavoro di genitore, arduo fondamentale e complesso, sia il più bello che possa esistere.

Non cedere e credici. Ci sta o mare fuori.

 

 

 

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