La parola a Cosimo Maria Palopi, CEO IUV company

di Rock'n'safe
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Nel 2022, oltre agli eventi che stanno caratterizzando questo momento storico, ci stiamo rendendo conto che l’Ambiente in cui viviamo è malato. I dati sono allarmanti. Leggendo alcune informazioni in merito al suo progetto, la prima cosa che viene in mente è che lei abbia trovato una possibile “cura”. Ci vuole parlare della vostra mission e di IUV?

IUV è una giovane startup italiana orientata alla ricerca, lo sviluppo, la produzione e la vendita di soluzioni di confezionamento plastic-free. La missione della nostra azienda ha come obiettivo abbattere in maniera sostanziale l’uso della plastica e di ridurre gli sprechi alimentari, nonché quello di aprire una nuova consapevolezza di approccio a consumo sostenibile, da fast a slow creando il futuro del packaging. Attraverso soluzioni innovative, sostenibili, commestibili, completamente biodegradabili a partire da fonti di origine naturale e scarti della filiera, ispirandoci dalla natura. Le soluzioni offerte sono in grado di degradarsi in meno di 30 giorni e, in alcuni contesti, di essere idrosolubili, con ricadute positive sull’ambiente.

Lei definisce la sua azienda il “futuro del packaging”. Qual è stata la spinta che ha portato un giovane ragazzo come lei ad occuparsi di “plastic free”? L’ambizione non le manca…

A colpirmi, da ragazzo del liceo, fu il terribile rapporto FAO che denunciava 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti persi e sprecati. Un dato che mi ha fatto riflettere molto e per lungo tempo, pensare che forse, quegli alimenti sprecati e scartati avrebbero potuto costituire una ricchezza inestimabile. Inoltre avrebbero potuto contribuire alla risoluzione del problema dell’eccessivo utilizzo della plastica quali componenti di nuovi materiali sostitutivi alle plastiche. Intuizione tanto semplice quanto complessa la sua realizzazione! Da qui prende spunto il mio percorso professionale: IUV.

Quali sono i progetti a lungo termine per la sua azienda? 

Lavoriamo per poter costruire nel territorio Emiliano-Romagnolo un biodistretto in grado di fare da apripista in Italia e in UE. La strada è ancora lunga, ma se tutto andrà per il meglio spero che il nostro piccolo contributo possa essere significativo nel dare una svolta alla transizione verde.

Secondo lei, esiste davvero una speranza di “curare” il nostro ambiente? Sembra che il mondo voglia andare verso questa direzione (la direttiva UE che ha bandito la plastica monouso dovrebbe esserne un esempio). È solo una percezione o è la realtà? 

Credo, fortemente, che siamo ancora in tempo per poter offrire una chance al nostro pianeta. Sta alla volontà collettiva, di noi tutti, tracciare la rotta verso il futuro green delle future generazioni. Una sfida che ci deve impegnare, necessariamente, dal lato consumatori attraverso un passaggio di logica di consumo fast-slow, dal lato corporate attraverso il rispetto del creato, il recupero del vivere e abitare la terra, secondo quanto espresso dall’enciclica “Laudato Sì” di Papa Francesco.

La concretezza espressa dalla presa di posizione della Comunità Europea in materia SUP, ci danno lo stimolo e la fiducia ad avviare un percorso, tuttavia, ancora non sufficiente a garantire la “cura” del nostro ambiente. Dobbiamo eliminare l’abuso di plastica e la sua produzione dove questa non è necessaria, applicare forti disincentivi che ne sfavoriscano l’immissione e favorire l’introduzione di prodotti in grado di offrire naturalità. Ritengo, inoltre, che sia fondamentale attraverso l’intervento delle istituzioni offrire opportunità e posti di lavoro a un nuovo settore che può rappresentare l’evoluzione di quello odierno.

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