Restless heart

di Paolo Zambianchi
Restless-heart

Il telefono scivola nella mano sudata. Fa fatica a digitare i numeri. “Com’era: 118 o 112?” pensa Matteo tra sé e sé. A 13 anni non dovrebbe avere dubbi di memoria e nemmeno difficoltà a tenere in mano e usare un cellulare, eppure è così. “Forse è inevitabile che sia così, se vedi tuo padre a terra, che sembra morto” si giustifica con sé stesso.

“Emergenza, di cosa ha bisogno?”.

Hanno risposto in fretta, ma chissà quanto tempo ci metteranno ad arrivare, chissà se faranno in tempo, chissà se potranno salvare suo padre, che sembra proprio non respirare.

Tutti questi pensieri passano per la testa di Matteo, che esita qualche secondo a rispondere. Quelle che sta per pronunciare sono le parole più difficili che abbia mai detto.

“Mi chiamo Matteo Maestrini, mio padre è qui a terra, a casa, è caduto dal divano poco fa e sembra non respirare”

“This is no game, standing in the dark (questo non è un gioco, in piedi nel buio)”

Ma prima di cadere ha emesso qualche suono, qualche verso?”

“I swear I heard you calling my name (giuro che ho sentito che mi chiamavi)”

Mi è sembrato che mi chiamasse ma poi ho sentito che faceva come un verso”

“And I knew things had changed (e sapevo che le cose erano cambiate)”

“Ok Matteo, prova a vedere se il suo petto si muove, se si alza e si abbassa”

“No, non lo fa”

“D’accordo, tranquillo, noi arriviamo. Ma nel frattempo tu puoi fare qualcosa”

“Io? Non sono mica un medico, ho solo 13 anni”

“Non preoccuparti, quello che sto per chiederti lo saprai fare”

“Va bene, cosa devo fare?”

“Ascoltami bene: dovrai metterti accanto a tuo padre, di lato, a quattro zampe. Poi prenderai la tua mano destra e ci metterai sopra la tua sinistra e le poserai al centro del petto di tuo padre e inizierai a spingere, ti darò io il ritmo. Facile, vero? Preparati”

“Ma qui non c’è spazio, c’è il mobile e il divano”

“Spostali”

Per un attimo Matteo dimentica quanto siano pesanti sia il mobile che il divano. Ora pensa solo a salvare suo padre. Li sposta senza fare apparentemente nemmeno fatica.

Si posiziona come gli è stato detto e inizia.

Dopo poco inizia a sentire dolore alle mani, forse per aver spostato mobile e divano, forse per il massaggio che sta facendo, forse perché le sue mani prima di allora si erano limitate a pigiare i tasti del telecomando o della playstation o del telefonino. O al massimo a scrivere. Lui non aveva mai fatto una cosa così.

“No pain no gain (niente dolore, niente premio)”

Matteo insiste nel massaggio cardiaco, sino a quando, dieci minuti dopo, l’ambulanza raggiunge suo padre.

Matteo non ha smesso di guardarlo mentre compiva il massaggio, ripensando a tutta la sua vita con lui e alla vita che avrebbero vissuto ancora insieme.

I rianimatori procedono sul posto con le prime manovre e suo padre sembra riprendere a respirare. Non è cosciente ma sembra quasi avere gli occhi aperti.

“Something in your eyes just told me that this nightmare would end
(Qualcosa nei tuoi occhi mi ha appena detto che questo incubo sarebbe finito)”

Matteo sente una forte pacca sulla spalla. Si gira e vede dei guanti bianchi, un giaccone arancione ad alta visibilità e una mascherina da cui esce una voce: “Sei stato bravissimo, hai salvato la vita a tuo padre. Vedrai che si riprenderà e starà bene. E tutto questo grazie a te”

“You hit the right spot
(Hai colpito il punto giusto)”

E sarà davvero così, perché Marco Maestrini, dopo alcuni mesi, è potuto tornare a casa. E tutto questo grazie all’intervento di suo figlio, guidato dai soccorritori. Basta poco, non serve essere dei supereroi per salvare la vita, basta intervenire e magari fare anche un bel corso di Primo Soccorso.

Se non conosceste la storia e volete vedere le facce di Matteo e di suo padre, nonché conoscere la storia dalla loro viva voce, eccovi un articolo.

Se invece vuoi anche tu fare la tua parte, non ti resta che trovare il corso di primo soccorso che fa per te. Basta cercare in internet. È veramente facile.

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