Il cambiamento intimorisce, spaventa

di Antonio Benagli
Il cambiamento intimorisce

Possiamo fare finta che non sia così, ma la verità è che le novità inizialmente fanno paura, cerchiamo sostegno e conferme nelle reazioni e negli occhi degli altri.

In Italia un importante intervento legislativo degli anni ’90 del secolo scorso, ha introdotto grandi cambiamenti nel mondo del lavoro, in tema di salute e sicurezza.

Ricordo ancora come un poggiapiedi potesse essere percepito come vezzo: una polemica sterile coinvolse una segretaria che se n’era procurata uno.

Ricordo l’introduzione di schermi antiradiazioni sui monitor dei computer, i poggia polsi per l’utilizzo del mouse, volti a scongiurare la sindrome del tunnel carpale, richiesti dall’ufficio tecnico…

La comodità era un concetto antitetico al lavoro. Ergonomia e benessere quasi neologismi sconosciuti.

Ricordo l’officina, uno spazio attrezzato e pensato solo per aumentare l’efficienza, dove ogni dipendente aveva la sua attrezzatura personale, ma divise o scarpe (dure come la pietra) erano una forzatura, considerati marginali e acquistate al massimo risparmio.

Ricordo le postazioni di lavoro ottimizzate per i lavori meccanici, ma non per quelli elettrici. Gli addetti erano obbligati a lavorare in ginocchio, con le braccia sopra la testa e la schiena inarcata.

Ricordo quando provai una vecchia sedia da ufficio con lo schienale basso e molleggiato. Tutto più semplice, meno faticoso, meno sollecitazioni alla schiena… Ma ricordo anche gli occhi del titolare nel vedere un operaio che lavora da seduto…”Eresia”!

Mi fece una partaccia grande così, parlando di decoro e cose del genere.

Allo stesso tempo però osservava i miei colleghi che continuavano a lavorare facendo finta di niente. Uno di loro era seduto e procedeva rapido. Un altro, in ginocchio e in una posizione innaturale e scomoda, spesso doveva fermarsi per riprendere fiato.

La sera dello stesso giorno arrivarono sedie per tutti 😁

Incoraggiato dai risultati positivi, proposi di poter ascoltare musica in sottofondo, dando come motivazione un aumento di concentrazione e una limitazione delle chiacchiere, un incremento della precisione, dimostrato da certi studi condotti in ambiti chirurgico. Ma per questo era ancora troppo presto e non se ne fece niente.

Dopo oltre trent’anni una sedia o uno sgabello in alcuni ambienti sono ancora un’anomalia e in molti contesti vige ancora la regola “se non è duro e faticoso non è lavoro”.

 

 

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