Come trasformare davvero un problema in un’opportunità

di Gabriella Rania
situazione

Il mondo oggi va alla velocità della luce e stare al passo con i cambiamenti è tutt’altro che semplice. Le cose cambiano alla svelta già in condizioni normali, oggi poi, viviamo in situazioni nuove, strane, sconosciute, piene di incognite e di conseguenza, di insicurezza.

Chi avrebbe mai detto che avremmo vissuto una pandemia!

Nemmeno sapevamo cosa fosse fino a poco più di un anno fa.

Chi avrebbe mai detto che la tecnologia avrebbe avuto un così grande sviluppo in tempi così rapidi. In una situazione come quella che stiamo vivendo, più o meno tutti abbiamo dovuto imparare a usarla per poter continuare a lavorare o anche semplicemente per poter rimanere in contatto con i nostri cari, gli amici e in connessione con il mondo.

Eppure, con mille intoppi, difficoltà ecc, ce la stiamo facendo e anche benone, a padroneggiare programmi nuovi e nuovi modi di comunicare.

Ci hanno detto che dietro un problema c’è sempre un’opportunità, ma non ci hanno spiegato COME gestire i problemi senza troppi “sussulti”, come gestire la nostra naturale paura del cambiamento per esempio, come imparare per diventare più grandi del problema e come davvero far sì che quel problema, quel momento difficile… possa trasformarsi in opportunità.

La verità però è che i “sussulti” nei cambiamenti, sono inevitabili e ci faranno compagnia che ci piaccia o no, in alcuni casi in modo leggero, in altri con prepotenza, tutto dipende da noi.

Solo su queste ultime righe potremmo parlare per giorni, fare trattati di comunicazione, di gestione emozionale e di capacità di gestire le relazioni con gli altri.

Ma procediamo con ordine e soprattutto iniziamo a capirci qualcosa davvero.

I problemi sono problemi, le rotture di scatole sono rotture di scatole, le situazioni del cavolo sono… sì, situazioni del cavolo, ma davvero possono trasformarsi in opportunità se solo sai cambiare prospettiva rispetto a loro.

Questo non significa raccontarsela, sia chiaro. Cambiare prospettiva non è dipingere di rosa un tunnel e arredarlo per renderlo più accettabile, cambiare prospettiva parte da uno step importante: chiama le cose con il loro nome e vedile per quello che sono.

Se ti racconti che non è un problema quello che invece lo è per te in quel momento, se ti hanno detto che devi chiamare opportunità ogni situazione difficile che ti spaventa solo per esorcizzarla, sappi che potrebbe non essere la strada giusta. Se vuoi affrontare un problema, devi prima di tutto vederlo per quello che è e chiamarlo con il suo nome.

Distingui solo con molta attenzione la differenza tra essere sinceri con sé stessi e con quanto accade, con essere catastrofici, esasperando le situazioni.

Contemporaneamente a questo è importante accettare la situazione che crea scompiglio. Dopo aver riconosciuto che è un problema e che magari ti spaventa, non fingere con te stesso di essere un super eroe, che va tutto bene e che non hai paura, perché quello è prendere in giro se stessi e non fa parte delle strategie che ti aiuteranno.

Accetta la situazione che stai affrontando, partendo da un presupposto: quel problema è lì per te, per insegnarti qualcosa e, se sarai abbastanza furbo da imparare la giusta lezione, ti lascerà Migliore di come ti ha trovato.

La giusta lezione la riconoscerai perché oltre a farti stare bene emozionalmente, avrà messo più motori che freni. Da quella lezione ora sarai più attento, preciso, libero o forse prudente o ancora arricchito. Impara lezioni UTILI che siano cioè di supporto nelle prossime circostanze che la vita ti regalerà.

Impara ad ascoltarti. La velocità con la quale viviamo spesso ci disconnette da noi stessi. Siamo tendenzialmente poco inclini ad ascoltarci davvero e ad accogliere paure, dubbi o incertezze. In alcuni casi è perché ci hanno insegnato che quelli “tosti” non hanno paura ma coraggio, in altri casi perché temiamo intimamente di non essere in grado di gestire quella paura, se solo la tiriamo fuori da sotto il tappeto… e così, meglio far finta che non ci sia.

Quanto di più sbagliato.

Quelli “forti” non sono quelli che hanno sempre coraggio, spesso quelli sono gli incoscienti. Avere paura è normale e non esiste cambiamento, anche quando è un cambiamento migliorativo, che non generi paura, piccola o grande che sia e ricorda: la nostra mente fa naturale resistenza al cambiamento. Funzioniamo così. È un fatto.

I veri forti sono quelli che hanno il coraggio di concedere a se stessi di avere paura perché, nel loro profondo, hanno fiducia di poter gestire quella paura, sanno, in cuor loro, che sapranno cavarsela.

Ma hanno la maturità emozionale di riconoscere la paura e sanno anche che lei è li per proteggerli, non è nemica ma alleata: devi solo imparare a gestirla.

Una delle lezioni che ho imparato nella vita da un grandissimo imprenditore italiano è:

Danza con la paura

Immagina che la paura abbia una forma, che sia una persona. Lei ti prende da un braccio e tira dalla sua parte. Di contro tu cerchi di fuggirla e così ti opponi e tiri dalla parte opposta. Immagini la scena? Lei ti tira da una parte e tu tiri dalla parte opposta a lei. Si crea così un’energia di resistenza, di lotta… quella che molti chiamano conflitto, “Conflitto Interno”.

Vorrei fuggire dalla paura ma lei è forte e mi tira a sé. Allora forse se ci metto più forza… chissà.”

Prova invece ad immaginare cosa accadrebbe se, mentre lei tira da una parte, tu, invece di opporti a quella forza, le andassi incontro. Lei tira e tu le vai incontro senza fare resistenza, senza opporti… danzi con lei.

Che non significa abbandonarsi alla paura ma accettarla come tua alleata, come parte di te e tu la fai entrare perché sia, appunto, tua compagna di viaggio.

Quindi ricapitoliamo: chiama le cose con il loro nome, accetta la situazione, falle entrare e falle diventare tue alleate.

Adesso è il momento di trasformarle.

La trasformazione, ovvero cambiare prospettiva di una situazione problematica, complessa o di un cambiamento che spaventa, può e deve avvenire ora non prima, altrimenti non è una trasformazione ma una forzatura che funziona a singhiozzi.

Se gestisci una squadra, per esempio, cercare di cambiare punto di vista, motivando la persona a non aver paura ecc, rischia di non funzionare se lo fai nel momento sbagliato, invece di seguire i passaggi che ti ho appena indicato. Guida chi hai accanto agli step sopra.

Adesso è il momento di guardare le cose da una prospettiva diversa facendoti domande diverse che abbiano, al loro interno, presupposti potenzianti.

“In che modo questa situazione è utile per me?”, “Cosa, di buono, posso imparare da questa situazione”, “in che cosa, grazie a quello che sta accadendo, posso crescere?”, ecc.

La nostra mente è programmata per rispondere alle domande che ci poniamo, ma devi prestare attenzione al tipo di domande che fai a te stesso. In questo caso, vanno nella giusta direzione e a tuo stretto vantaggio e, anche quando ti sembrerà che niente vada come vorresti tu, se applichi questi semplici passaggi ti accorgerai di come, invece, avrai guidato a tuo vantaggio anche la situazione peggiore.

Non ci sono momenti migliori e momenti peggiori, ci sono solo momenti. L’utilizzo che ne faremo, determinerà il fatto che sia stato buono per noi oppure no. Dipende da noi davvero.

Ti hanno detto che chi non si forma si ferma… io ti aggiungo che chi non si forma non saprà come gestire se stesso al meglio e poco potrà fare nella gestione degli altri.

Guidare se stessi e gli altri non è un compito semplice e in alcuni momenti e con alcune persone è più difficile che mai. Beh, lo sai “quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare”, il che significa che tu devi solo, diventare ancora un po’ più abile, competente ed efficace.

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1 commento

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1 commento

Martina Fantechi 26 Febbraio 2021 - 10:12

Un insegnamento utilissimo ed efficace.
Grazie al fly sto affrontando le mie paure trasformandole e non sono più preda di esse, adesso ho imparato a danzarci, a volte inciampo ma poi mi riprendo e parto meglio di prima.

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