La parola a Fabio Provvedi, Membro del consiglio di amministrazione OSItalia

di Rock'n'safe
OSItalia

Abbiamo chiesto a Fabio Provvedi, Membro del consiglio di amministrazione OSItalia, di raccontarci la filosofia della sua Azienda.

Dalla nostra prima chiacchierata è risultato subito evidente quanto tieni a coloro che fanno parte del tuo gruppo. Cosa vuoi trasmettere alle “tue” persone e cosa ti aspetti dal rapporto professionale?

OSItalia

Ho sempre pensato che in un mondo del lavoro così competitivo, multidisciplinare in continua evoluzione ed innovazione quale quello di oggi, il raggiungimento del successo professionale, sia il frutto di un lavoro di squadra. Certo il talento del singolo conta, ma la differenza la fa la squadra, che io immagino come somma dei singolari e non come un singolo plurale. Quello che intendo trasmettere ad ogni componente del mio team sono i valori che animano la mia visione. In primo luogo il rispetto della persona e l’attenzione al suo benessere psicofisico, unitamente al rispetto del suo lavoro. In secondo luogo la cultura dell’innovazione. Da non confondere con lo “stereotipo dell’inventore”. Intendo il concetto di innovazione come spingersi sempre oltre, abbandonando la propria area di confort, applicando questa proposizione anche e, forse soprattutto, alle cose di tutti i giorni, a quelle azioni che rischiano di farci precipitare nella noiosa e per niente innovativa routine.

Provare ogni volta che se ne presenta l’occasione ad investigare, anche una cosa conosciuta , da prospettive altre. Questo approccio introduce un nuovo paradigma in merito all’idea dell’errore. Paradigma che estrapolato dal contesto pare ovvio, ma che spesso è destabilizzante in un’organizzazione, soprattutto in presenza di persone ossessionate dalla paura di perdita di controllo: “Se vogliamo essere innovativi, allora dobbiamo mettere in conto di poter anche sbagliare”. Infine, ma non da ultimo, mai dimenticarsi degli obiettivi che l’azienda ci ha assegnato. Essi sono la ragione per cui siamo qui, ora, ed il loro raggiungimento ci permette di continuare questo nostro cammino. Mi aspetto che ogni persona faccia propri questi valori condividendoli ed arricchendoli. Ovvero che essi siano compresi, non capiti. Mi aspetto lealtà e disponibilità al confronto, entusiasmo nel fare e nell’accettare le sfide che il nostro lavoro quotidianamente ci mette davanti.

Da dove è nata l’idea di una academy per i concessionari? Come è stata accolta l’idea?

Quando sono arrivato in OSItalia per prima cosa ho visitato tutti i concessionari dell’ecosistema. Ho trovato una competenza tecnica di altissimo livello, ma nessuna strategia comunicativa sul mercato che richiamasse l’idea di un ECOSISTEMA OSITALIA. Tanti solisti, nessuna orchestra. L’academy ha quindi due obiettivi. Il primo tattico: portare valore/conoscenza attraverso i vari corsi, arricchendo professionalmente le risorse del nostro concessionario e quindi rendendolo in ultima analisi più competitivo sul mercato, più sensibile a nuove opportunità di business. Il secondo strategico: contaminare il mercato con un stile comunicativo riconoscibile e ben identificabile. Lo stile OSItalia appunto. L’idea ha trovato un’accoglienza favorevole.

Benché nella tua attività non ci sia un livello di rischio elevato, insisti sull’importanza della cultura della sicurezza. Non lo fanno in molti. Cosa ti ha spinto verso questo approccio?

Tutte le volte che mi è possibile cerco di affrontare con spirito olistico gli argomenti che affronto. Per questo penso che quando si parla di sicurezza nei luoghi di lavoro, quest’ultima viaggi sempre in compagnia del benessere della persona. Per me sono due facce della stessa medaglia, dove la prima (la sicurezza) tratteggia a mio avviso l’ambito della salute fisica dell’individuo e la seconda (il benessere) l’ambito della salute emotiva della persona.

Quindi, come ho già detto, rispondendo alla prima domanda, se alla base della mia strategia c’è il rispetto della persona, ne consegue che non possa mancare una particolare attenzione al suo benessere. Ma credo che oggi ci sia anche un altro fattore di mercato che impone attenzione al benessere delle proprie risorse aziendali. L’ingresso delle nuove generazioni in azienda ha introdotto nuovi paradigmi nella scelta dell’azienda per la quale quest’ultimi desiderano lavorare. Le nuove generazioni non sono solo attente al salario, ma anche all’ambiente di lavoro, a quanto quest’ultimo sia stimolante, non stressante, confortevole, a quanto l’azienda abbia a cuore i loro bisogni emotivi. Per queste generazioni un posto di lavoro non è per la vita, ma un’esperienza da fare. Io credo che la scarsa capacità di attrarre talenti da parte delle aziende italiane sia anche dovuto dalla poca attenzione ai loro bisogni emotivi.

È molto importante prestare attenzione ai bisogni dei singoli. Cosa fate per dare voce a queste esigenze?

Questo percorso è iniziato solo da un paio d’anni, non nascondo che a volte ci sentiamo un po’ pionieri e forse qualche volta siamo considerati un po’ pittoreschi. Ma siamo consapevoli che tutti gli importantissimi temi fin qui trattati sono in ultima analisi temi “culturali” e come tali vanno insegnati non coercizzati. Tuttavia anche in questo momento pionieristico dove procediamo in maniera destrutturata stiamo raccogliendo segnali e risposte positive alle nostre proposte di ascolto e confronto. Questo ci entusiasma ogni giorno.

In futuro OSItalia pensa di promuovere altre iniziative di ascolto e confronto? C’è ritorno in termini di riduzione dello stress e aumento della motivazione?

Sì, assolutamente. L’elaborazione di quello che oggi sta accadendo in OSItalia è la base su cui domani costruire un approccio strutturato al benessere emotivo delle nostre importantissime risorse umane. Non abbiamo misurato questo elemento e la domanda ci offre uno stimolo per farlo. Sono personalmente convinto che ci sia comunque una relazione tra riduzione dello stress ed aumento della motivazione e quindi della consapevolezza (intesa come capacità di saper fare) ed in ultima analisi di competitività sul mercato. Non l’ho mai misurato, ma l’ho sempre empiricamente apprezzato nel corso della mia esperienza professionale.

 

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