Viale dei tigli

di Vito Schiavone

Il lockdown conseguente all’emergenza COVID-19 aveva interrotto improvvisamente la mia preparazione alla Maratona di Roma 2020 prevista per fine marzo.

Anche se il DPCM lo consentiva, non me la sentivo moralmente di correre per strada ed allora mi ero imposto uno stop agli allenamenti di quasi due mesi, sino a quel fatidico 4 maggio in cui si è passati alla cosiddetta “fase 2”.

Timidamente ho ripreso a correre grazie ai consigli del mio coach e, seppur senza avere gare in programma, ho continuato ad allenarmi anche durante il mio abituale periodo di riposo estivo dei mesi di luglio e agosto.

Ad agosto mi trovavo in vacanza a Viareggio, ospite di vecchi amici che oramai sono diventati parte della mia famiglia. Le scarpette da corsa le porto sempre con me e così ho avuto l’opportunità di correre in quel paradiso di Toscana lambito a ovest dal mare e a est dalle Alpi Apuane.

Alzatomi presto una mattina, dopo aver percorso la via Aurelia sud e aver imboccato una stradina verso ovest, mi trovai in pochi minuti a correre lungo il famoso Viale dei Tigli che attraversa la pineta, caratteristica di quel tratto di costa alle porte della Versilia.

<<Ma quando corri ascolti la musica?>> mi chiedono in molti. <<No!>> è la mia risposta, perché quando corro penso e questo mio pensare mi fa compagnia per chilometri e chilometri.

Un pensare associato ai miei stati d’animo o alla vista di nuovi paesaggi: ed il Viale dei Tigli è particolarmente suggestivo.

Anni fa un brutto incendio ha distrutto buona parte di quella pineta e si comprende la gravità di quanto è accaduto dai diversi piccoli alberi che si scorgono piantati qua e là lungo la strada.

Correndo per il viale ragionavo su come fosse possibile immaginare di riempire questi vuoti con degli arbusti così giovani, ma poi mi è venuto in mente un detto che più o meno recita così: quando il contadino pianta un albero sa bene che di quell’ombra ne godranno i suoi figli, i suoi nipoti, non certo lui.

Questo è lo spirito che ci deve animare nelle nostre scelte quotidiane, oltre che in quelle strategiche: seminare non per noi ma per le generazioni future.

Lasciamoci guidare da questa suggestione nel gestire l’ambiente, la sicurezza, la salute, tutti quegli argomenti che possono avere ricadute nel domani, anche se non ne saremo più protagonisti.

Credo sia la giusta visione cui legare i nostri comportamenti, le nostre scelte: oggi, per esempio, sono felice di aver smesso di fumare da più di dieci anni non solo per la mia salute, ma soprattutto per quella di mia figlia, che non vedrà mai in me un atteggiamento, un esempio tanto sbagliato.

Anche questo può rappresentare un comportamento da leader, che mi fa pensare tanto a quel viandante dantesco “… che va di notte, / che porta il lume dietro e sé non giova, / ma dopo sé fa le persone dotte.”

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