L’alternanza competenza – ignoranza!

di Gabriele Dell'Orto
L’alternanza competenza - ignoranza!

Partendo dall’asserzione che “l’ignoranza causa arroganza mentre la competenza produce attenzione” mi sembra interessante fare una breve riflessione su come tale affermazione possa trasformarsi in “l’ignoranza genera arroganza mentre la conoscenza genera competenza” e come tali atteggiamenti siano di grande attualità soprattutto in tema di salute e sicurezza relativamente ai comportamenti tenuti dalle figure che ricoprono una posizione di garanzia ai sensi del D.Lgs.81/2008 nell’ambito dell’organizzazione aziendale.

Un fattore che in diverse realtà si manifesta quasi quotidianamente è che le persone incompetenti, non solo sono inefficaci nelle strategie aziendali che mettono in atto nel perseguire i propri obiettivi, ma ancora peggio, non sono in grado di rendersene conto e pensano di essere migliori degli altri non avendo le capacità per valutare né le proprie competenze né quelle altrui.

Studi scientifici hanno dimostrato che le persone incompetenti commettono il grande errore di valutarsi troppo al di sopra degli altri mentre le persone competenti hanno una valutazione troppo elevata degli altri.

Inoltre è dimostrato che per rendere gli individui più consapevoli della propria incompetenza occorre renderli più competenti, in linea con la regola secondo la quale più sai e più sai di non sapere.

In sostanza la formazione rende le persone più consapevoli della propria incompetenza e quindi meno arroganti e a tal proposito l’umiltà è un prerequisito fondamentale per procurarsi ulteriore conoscenza. Infatti è fondamentale raggiungere quella consapevolezza che imparare richiede l’umiltà di ammettere di avere qualcosa da imparare.

La difficoltà maggiore che si incontra negli ambienti di lavoro dove sono presenti persone arroganti si trova nel subire dei comportamenti che a volte possono definirsi intolleranti anche se in alcune situazioni l’arroganza viene riconosciuta come un tratto di una non buona leadership.

Recenti studi hanno portato alla classificazione di due categorie di arroganti, quelli che nonostante l’impegno e lo sforzo per apparire al massimo hanno livelli di intelligenza non elevati e capacità lavorative non superiori a quelle degli altri e quelli con elevati livelli di arroganza che riducono la qualità delle prestazioni lavorative e dei comportamenti di collaborazione tra colleghi creando un clima lavorativo di profondo disagio.

Per tali motivi, l’arroganza lavorativa deve essere gestita attraverso piani di prevenzione in cui vengono bloccati i comportamenti arroganti ed aggressivi, riducendo soprattutto la “non sana” competitività tra i lavoratori.

In particolare, un buon Piano di Prevenzione deve prevedere una visione aziendale condivisa al fine di contribuire a salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Deve avere un impatto positivo attraverso azioni le cui decisioni consentano di prendersi  cura di se stessi e degli altri evidenziando una responsabilità individuale e condivisa anche scegliendo di pensare e agire in sicurezza quotidianamente ed in ogni situazione.

Fondamentale è dare il buon esempio come dovere morale, ricordare che l’esperienza favorisce la cultura e la consapevolezza, che il coinvolgimento è il motore del cambiamento e soprattutto che la condivisione deve essere un meccanismo positivo per coinvolgere le persone e fare in modo che le azioni di oggi proteggano il futuro di domani.

Infine, a favore di un’ autoriflessione riporto questa breve storia di Paulo Coelho intitolata “l’arroganza del potere” che a mio avviso sintetizza alcuni concetti sopra argomentati.

Maestro e discepolo chiacchieravano in un angolo quando una vecchia li avvicinò:

“Allontanatevi dalla mia vetrina!”, urlò la vecchia. 

“State ostacolando i clienti”.

Il maestro chiese scusa e cambiò marciapiede.

Continuarono a chiacchierare, quando si avvicinò un ufficiale. 

“Abbiamo bisogno che lei si allontani da questo marciapiede”, disse l’ufficiale. “Fra poco passerà il conte”.

“Che il conte usi l’altro lato della strada”, rispose il maestro, senza muoversi. Poi si rivolse al suo discepolo:

“Non dimenticare: non essere mai arrogante con gli umili. E non essere mai umile con gli arroganti.” 

 

 

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