La patente non serve affatto

di Daniele Andrea Bilanzuoli
la patente

La patente non serve affatto, meglio un bel manuale per guidare!

Nell’appuntamento di oggi sarò tagliente perché sono stufo del buonismo delle associazioni che hanno buoni propositi tutelando il tesoretto degli ereditieri autoscolari, esibendo una facciata diversa. Le intenzioni ci sono, i vari Ministri hanno sempre ucciso la riforma che personalmente attendo (sullo stile francese, il migliore dei piani didattici europei).

Per me vale una regola: se insegni con tutte le buone facoltà in corpore e poi guidi in maniera differente, sei un ipocrita e, per il sottoscritto, peggio del conducente burino, dozzinale ed egocentrico. Un’associazione deve avere lo stesso carattere, se ti permetti di avere mele marce all’interno della struttura ramificata, hai fallito, non sei credibile, punto!

I peccatucci ci stanno, siamo umani, ma scelte errate no.

Insegnami quello che fai da vent’anni senza sapere il perché, mi sembra fantastico.
Licenziamento immediato, senza scuse, la prova tangibile della mancanza di qualità nella selezione.
I più evoluti vanno dagli svizzeri a farsi insegnare qualcosa che meccanicamente è rimasto al 1995, anno del Primo Contatto, oppure apprendere le basi di Andragogia.
Scommetto quel poco che ho sulla loro incapacità a rielaborare all’atto pratico delle nozioni nobili.

Siamo nella mani del Diavolo e vi chiedete perché le persone sono ineducate all’atto pratico di condividere uno spazio pubblico a piedi, immaginate quando debbono integrarsi con una qualunque forma di mezzo che differisce dalla frequenza di 1Hz, la frequenza del passo umano.

Non voglio offendere le famiglie di codeste persone, quindi non le definirò maleducate, con congetture statistiche grossolane.

Il libero arbitrio lo abbiamo non come tesoro, ma come modo per fottere chi è fuori dalla cerchia eletta laddove la maleducazione viene trasmessa e l’ineducazione è una scelta di vita.

Non sorprendetevi come si stia scatenando un putiferio culturale per la scelta di fermare a 30km/h il limite in città. La guida è statistica e media delle esperienze, se volete ricorrere a sensazioni forti andate in pista, punto (e siamo a due).

Integrarsi ad un mezzo significa capire quanto lavoro si debba esprimere usando comandi binari. Gli stessi comandi sono costruiti con degli aiuti meccanici, sono facilissimi da azionare. Perché ancora si parla di guidare? È un termine da riconsiderare in quanto spiega solo, nella sua accezione, come usare i singoli comandi, ma tanto vale leggere un buon manuale. Integrarsi ridefinisce il processo di scelta che dopo dovremmo affrontare, le funzioni esecutive che regolano
l’idea dietro ad ogni istante che il corpo è in movimento. Le parole hanno un peso e sono stufo di sentire vecchi concetti errati.

Direte “tanto è la stessa cosa massi”… un corno di rinoceronte è la stessa cosa. Ogni parola ha un induzione mentale specifica e solo uno stolto rimane grossolano. Punto (e siamo a tre).

A proposito, parlando di confort, perché non chiederlo ai passeggeri cosa ne pensano della vostra guida a 50km/h! Il vestibolo e i sensori propriocettori posti su ogni parte del corpo non mentono e sono talmente in maniera fine che non è possibile eluderli e mentire, se non a parole appunto. Breve ma intenso, non ho altre parole, ma sento la primavera e ribollire il sangue. Colonna sonora odierna il primo singolo degli amici Eramnesia, Alone Under Neon Lights, da New York.

 

 

 

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