B-SIDE #21 – Federico Ghigo Renzulli, chitarrista e fondatore dei Litfiba

di Rock'n'safe
Ospite di Stefano Pancari oggi a B-SIDE: Federico Ghigo Renzulli, chitarrista e fondatore dei Litfiba.

Federico, abbiamo letto il tuo libro “40 anni da Litfiba”, la tua autobiografia, davvero fantastico!

Mi sono divertito a scriverlo! Ne ho approfittato durante il lockdown. Tante persone sui social mi chiedevano di scrivere un libro, perché chi mi conosce sa che sono una persona schietta e sincera. Una storia raccontata da me poteva essere interessante per tanta gente. Non è stato assolutamente semplice, è stato difficile capire come scriverlo: avevo scritto qualche capitolo, ma poi ho riscritto tutta la prima parte.

Hai trovato più difficile scrivere che comporre musica?

In questi mesi avrei fatto almeno due dischi!

Nel libro si trovano tantissimi aneddoti della tua vita. Ce ne vuoi raccontare uno?

Ho optato per dargli un taglio narrativo e positivo, di vera vita rock ‘n roll sulla strada. Sono stato a Londra nel periodo post punk, quando il punk si stava tramutando in new wave. Londra in quel periodo era un fermento continuo. Una volta, mentre suonavo in strada, un gentleman mi pagò la spesa, perché aveva paura che se mi avesse dato soldi li avrei spesi in droghe varie!

Parli in modo sincero e onesto anche dell’esperienza con le droghe leggere…

Sono un figlio degli anni ’70, in quel periodo le droghe leggere erano diffuse. Non mi piacciono e non ho mai provato le droghe pesanti, perché ti isolano socialmente. Io sono una persona socievole, allegra, mi piace stare con la gente e vivere la vita. Ho smesso anche di fumare!

Come vedi l’idealizzazione del rockettaro che vive di eccessi?

Lou Reed scrisse tanti testi sulle droghe e gli eccessi, ma in un’intervista disse: “Se avessi fatto davvero tutto quello che scrivo sarei già morto da un pezzo!”. La verità è questa! Anche noi nei tour degli anni ’90, molto impegnativi, non usavamo proprio nulla, al massimo ci facevamo di vitamine! Stare sul palco è un esercizio fisico pauroso!

Gli anni ’80 sono stati un periodo molto intenso per la musica, anche in Italia (come ci raccontò Bruno Casini – Ndr).

Gli anni ’70 e ’80 penso siano stati quelli più intensi dal punto di vista di creatività musicale. Uscivano tanti gruppi, tutti con suoni diversi. Fra cent’anni il rock sarà insegnato nei conservatori! Ora la rete tende a uniformare il pensiero comune, viene a mancare l’individualità. Tutti fanno musica con i software attuali, se non la sanno fare la mettono a posto col computer. La voce viene anche intonata, ma senza personalità.  L’ultimo movimento veramente forte come individualità è stato il punk. Era la musica suonata dagli sfruttati del sistema, suonata dagli operai che lavoravano nelle fabbriche da mattina a sera per un tozzo di pane. Si sfogavano con la musica: non ci voleva grande perizia musicale, bastavano due accordi belli distorti e si urlava al mondo tutta la disapprovazione. Un altro movimento giovanile che ha influenzato teatro, moda e cinema è stato il rap, dopo c’è stato ben poco.

Hai anche collaborato con un giovane rapper…

Sì, Big Tale, mi ha contattato sui social e abbiamo fatto un brano insieme. Mi piacevano i suoi testi profondi, ricchi di significato. Ha un timbro vocale particolare, molto old school.

Parlaci dei tuoi nuovi progetti.

A parte i Litfiba, che esistono sempre anche se la pandemia ci ha un po’ rallentato, ho un nuovo progetto parallelo che è NOVOX. Ho sempre scritto brani pensando a una voce, ma con l’età il mio universo musicale sta andando verso una musica d’ascolto, più colta. Il progetto uscirà ufficialmente i primi di maggio. Per l’occasione ho fondato una nuova etichetta discografica. I miei nuovi progetti hanno un loro canale YouTube, Ghigo Renzulli Music, mentre per la mia storia passata c’è Ghigo Renzulli History.

Articolo e postproduzione video di Graziano Ventroni

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