Acqua e fango

di Stefania Slaviero

A seguito dell’alluvione che a dicembre 2020 ha duramente colpito l’Alpago, e in particolar modo il paese di Puos, l’azienda Marchon ha versato un importante contributo a favore della comunità (n.d.R.).


Un tronco lungo alcuni metri, a cui è stato impedito di entrare in casa di una anziana signora solo perché trattenuto da un guard-rail accartocciato. Una fila di auto trascinate via dalla corrente e dal fango. Lo strato di foglie e rami, fermi su quelle reti di recinzione ancora in piedi, a ricordare che quel timido torrente che accompagna la nostra quotidiana esistenza, quella notte alle 3, lì in quella piazza, e poi giù per la statale, correva veloce e arrivava all’ombelico. Il piazzale sull’incrocio, con la pavimentazione divelta, a rammentare che basta sbucciare una scorza sottile di civiltà e siamo ancora tutti col fondoschiena sul nudo terreno, e la natura a farlo, credimi, ci mette un attimo.

acqua e fango

Quando ti alzi dopo una notte insonne e vedi il tuo paese così, coperto da uno strato di fango, capisci che non puoi stare fermo. Ed esci, e vedi che nessuno sta fermo, ognuno con stivali e pala, a liberarsi o, se è stato fortunato, a liberare gli altri da tutto questo fango. Con la pala da neve, sembra di usare un cucchiaino, per riempire il secchio e, risalendo le scale dei seminterrati, ridare al torrente quel che la notte prima ha dimenticato quaggiù.

C’è una strana fretta, la gente non sente la fatica, non sente il freddo e l’umido, e per ore fianco a fianco, pur con la mascherina, si dimentica dell’epidemia, che gli impedirà di mangiare stanchi qualcosa assieme, ha solo voglia di rivedere le piastrelle, di riportare quell’argilla da dove è venuta. Non basta un giorno, il giorno dopo e quelli dopo ancora, il fango sembra autorigenerarsi, ce n’è ovunque… e poi fuori dall’uscio delle case appaiono i cumuli di mobili e oggetti, che non possono più essere recuperati, arriverà un grande ragno e li farà sparire.

acqua e fango

Torni al lavoro, e cerchi di raccontare, ma ti sembra che i tuoi occhi siano troppo piccoli per lasciare intravedere a chi ti sta davanti quello che hai visto. Loro non capiscono. Allora provi a chiedere, ci provi. Sembra azzardato. Il paese non ha più un posto per i bambini piccoli, non ha più un posto per i vecchi. I vecchi, che sono stati deportati in tre ore con 35 ambulanze a sirene spiegate dal loro luogo di riposo e cure. Potete dare qualche soldo? Ma sai che non son tempi, che il fatturato è andato giù, non ci speri.

Invece dopo un veloce giro del mondo arriva la notizia, portata da un sorriso fiero: ci stiamo, e ci stiamo con il massimo che potevamo ottenere. Il cuore allora ti si riempie di gioia, il legame c’è, l’azienda ha risposto alla sua gente in difficoltà, non siamo soli. GRAZIE MARCHON!

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3 commenti

Flavio 25 Gennaio 2021 - 09:27

Da anni conosco e stimo Stefania e la sua poliedricità come donna, amica, artista e, per il mio abito, come professionista. Ma ora scopro una sua nuova dimensione: la scrittura. Già questo è motivo di gioia. Le parole, poi, esprimono soprattutto la sua ricchezza interiore e l’amore per la sua terra. Grazie e ciao

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STEFANIA SLAVIERO 25 Gennaio 2021 - 10:57

Grazie Flavio, siamo sulla stessa lunghezza d’onda, quella di coloro che mettono cuore, anima e fantasia in tutto quello che fanno.

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Ugo 25 Gennaio 2021 - 18:25

Grande Stefania! :))

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