You must burn!

di Marco Colombo
You must burn!

Me-tal-li-ca.

Scommetto che a molti di voi è stato sufficiente leggere queste quattro-sillabe-quattro per riportare inopinatamente alla mente pomeriggi assolati, gran polverone, torrenti di birra, sudore, fatica, viaggi e colonne interminabili, tende montate a caso, risate, urla, pianti a dirotto, ematomi – bernoccoli – abrasioni di dubbia genesi e un ‘o-oh-o-oh-ooo-oh!’ che riecheggia instancabile nell’anfratto interposto fra timpano e cervelletto, prova inconfutabile degli ultimi dieci minuti di festa, divenuti infine indimenticabili grazie allo storico refrain “searching… Seek-and-destroy!”, ormai già dagli anni ’80 posto spesso in chiusura di show dai Four Horsemen di San Francisco.

Eventi di grande richiamo, distribuiti praticamente in tutto il mondo terracqueo negli ultimi quattro decenni: questo hanno rappresentato e tuttora rappresentano i tour dei Metallica, probabilmente la band più discussa ma anche una delle più idolatrate dall’intero, sconfinato popolo amante della sei corde, più o meno distorto che sia il suono prodotto da quest’ultime. Non stiamo necessariamente tessendo le lodi di questa multinazionale del metallo pesante – anche perché, a detta di molti, forse moltissimi, in questa azienda sono rimasti ben pochi gli elementi con numero atomico maggiore di 20 (con buona pace dei nostri amici chimici, ancora dubitabondi sull’esatta modalità di classificazione di tali materiali). Talmente pochi, che senza l’epico richiamo di quei mitologici quattro-dischi-quattro sfornati tra il 1983 e il 1988, si potrebbe pensare che gli attuali tour della band potrebbero svolgersi nei bar di paese, senza sforare nemmeno di troppo la capienza massima. Del resto, qualcuno è stato pizzicato a scrivere “ascoltare nel 2023 un nuovo disco dei Metallica è un po’ come andare alla bocciofila: sai già cosa aspettarti, sai già che troverai dei vecchi arzilli tirare ancora dei buoni colpi, ma… tutto finisce qui, tutto è già stato scritto e suonato, è uno spettacolo che si arriccia su sé stesso e non inizia mai per davvero, anzi si trascina, consumandosi e spegnendosi in breve”.

La gerontologica opinione di cui sopra trova la propria declinazione nella realtà tramite alcuni lapalissiani dettagli: è evidente che la brutale carica antisistema dell’Hetfield Furioso abbia col tempo lasciato spazio alle californiane rughe del maturo Hetfield Inamorato (facendo il verso ad uno dei loro brani più recenti). Idem dicasi per le capacità vocali, spesso ancora di livello, ma più calibrate, soprattutto molto più dosate e distribuite nel tempo, bisognose di corposo ristoro tra un concerto e il successivo, e tuttavia solo parenti dei ruggiti cui siamo stati abituati fino a 4/5 lustri fa. Non vi è più così tanto spazio per il “full speed or nothing” di Motorbreath (Kill’em all, 1983), sostituito dal, lasciatemelo dire, popular, good-vibe orientedfull speed or nothing” di Lux Æterna. Sempre di full speed si tratta, ma la macchina corre più piano, gli ingranaggi non sono settati da gara, le luci sono soffuse, di acqua ne è passata sotto i ponti, siamo tutti un pochino più politically correct e chi s’è visto, s’è visto. È il ciclo della vita, bello! Suona sensato lamentarsi dei Metallica targati 2023 tanto quanto possa esserlo lamentarsi dei geologici tempi necessari a riprendersi dopo un hangover nei post-40. Come on, guys.

Tutto questo non mette comunque a repentaglio la reputazione globale della band formata nel 1981 dall’ormai plurigraticolato mr. Ulrich, detto Lars – che, tra battaglie contro Napster ad inizio secolo, colpi a vuoto negli anni successivi e recenti stuzzicadenti scacciasigarette, certamente non ha mancato di fornire ai propri detrattori materiale di cui (s)parlare. Tuttavia, All within my hands è il nome dell’associazione benefica fondata nonché finanziata dal gruppo tramite versamento di percentuale degli introiti incassati, 72 Seasons è il nuovo album appena uscito (14.04.2023), M72 è il nome del nuovo tour mondiale, 59-60-60-61 è l’età che i quattro avranno all’altezza del giorno 31.12.2023: in questo quinto decennio di Metallica, la brace che alimenta il fuoco sembra essere ancora molto consistente, regala diversi scoppiettii e fornisce un piacevole tepore diffuso in tutta la stanza. Chi esige un novello Master of Puppets si faccia da parte; chi preferisce godere dell’operato di quattro, diciamolo pure, VECCHI LEADER (o leader vecchi?), prego, prenda posto allo spettacolo, che di fuoco dentro loro ancora ne hanno parecchio. They must burn!, parafrasandoli.

E di spettacolo si è trattato, nelle due date iniziali dell’M72 World tour che si sono svolte ad Amsterdam il 27 e il 29 aprile, nella festosa cornice della Johan Cruijff Arena: due serate, due setlist differenti per un totale di 32 canzoni, più di quattro ore complessive di show con poche e brevissime pause, una band tirata a lucido per l‘occasione, un’organizzazione al limite del maniacale e tanto divertimento. La ferocia dei Metallari Furiosi che invadevano i palazzetti negli eighties si è rassegnata a dover lasciare spazio anche a bambini e famiglie, in un contesto decisamente, immensamente più safe e omnicomprensivo. Lasciamo sgorgare un’immaginaria lacrimuccia sul ricordo dell’energica, genuina, ferale, all’epoca tremendamente necessaria esplosività comunicativa di James e soci, a cui ci siamo abbondantemente abbeverati, mentre accogliamo una nuova fase non meno importante ma inevitabilmente allargata, più accogliente e confortevole.

Intanto, continuiamo a cercare all’orizzonte i nuovi Metallica del 2030, o giù di lì… Un’altra rivoluzione arriverà comunque: diamine, se arriverà. E abbiamo già la colonna sonora pronta.

 

Would you criticize, scrutinize, stigmatize my pain?

Would you summarize, patronize, classify insane?

So I stand here before you

You might judge, you might just bury me

Or you might set me free

 

(Metallica, “Room of Mirrors”, 2023)

 

 

 

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