Tread that fine line

di Marco Colombo
Tread that fine line

Al momento dell’uscita di “Innuendo”, ultimo album dei Queen, corre, e corre veloce, l’anno 1991. Siamo al 4 febbraio, e, inaspettato, tragico, in breve arriverà il 24 novembre, giorno della scomparsa di uno dei più carismatici e talentuosi frontman di tutti i tempi. Sono passati più di trent’anni, ma il suono della band inglese ancora riecheggia forte e chiaro, anche e soprattutto grazie ad uno dei brani più riusciti, quella “Innuendo” che verrà poi ‘apostrofata’ come la Bohemian Rhapsody degli anni ’90.

Certamente riflessive, con ogni probabilità introspettive, senza dubbio sincere e delicate, benché concettualmente più che energiche in alcuni passaggi, i versi di questa opener ci mostrano ancora una volta le tinte chiaroscure caratteristiche dell’immaginario di Mercury e soci, da sempre a metà strada tra ombrosi risvolti esistenziali, tipicamente britannici, e colorati paesaggi lirici, intrisi di melancolica speranza (…spesso, anche di concreta, seppur eccentrica, stravaganza).

Epica la prima strofa, ben più leggero il ritornello.

Pesantissima la seconda strofa, ancor più stridente con il ritornello subito ripetuto.

Devastante il dubbio scritto, cesellato, suonato e cantato davanti al mondo intero nella finale terza strofa.

Nel mezzo, un qualcosa che, ai tempi della già citata Bohemian Rhapsody, Sid Vicious descrisse come ‘state insegnando l’opera al popolino’?

 

While the sun hangs in the sky and the desert has sand

While the waves crash in the sea and meet the land

While there’s a wind and the stars and the rainbow

‘Til the mountains crumble into the plain

 

Oh, yes, we’ll keep on tryin’

Tread that fine line

Oh, we’ll keep on tryin’, yeah

Just passing our time

 

While we live according to race, colour or creed

While we rule by blind madness and pure greed

Our lives dictated by tradition, superstition, false religion

Through the aeons, and on and on

 

Oh, yes, we’ll keep on tryin’

We’ll tread that fine line

Oh-oh, we’ll keep on tryin’

‘Til the end of time

‘Til the end of time

 

Through the sorrow, all through our splendour

Don’t take offence at my innuendo

 

You can be anything you want to be

Just turn yourself into anything you think that you could ever be

Be free with your tempo, be free, be free

Surrender your ego, be free, be free to yourself

 

If there’s a God or any kind of justice under the sky

If there’s a point, if there’s a reason to live or die

If there’s an answer to the questions, we feel bound to ask

Show yourself, destroy our fears, release your mask

 

Oh, yes, we’ll keep on trying

Hey, tread that fine line

Yeah, we’ll keep on smiling, yeah (yeah, yeah)

And whatever will be, will be

 

We’ll keep on trying

We’ll just keep on trying

‘Til the end of time

‘Til the end of time

‘Til the end of time

 

Fino alla fine dei tempi, finché avremo fiato, finché i deserti avranno sabbia, finché le montagne non crolleranno sulle pianure.

Nonostante viviamo nella superstizione, soggiogati da false religioni, nonostante le nostre vite siano condizionate da pura follia, e crediamo all’esistenza di razze e colori.

Nonostante tutto questo.

Noi continueremo a cercare di percorrere quella sottile linea che divide il bene e il male. Ci proveremo. Sempre e comunque.

Finale inaspettato – e come andrà, andrà: ‘and whatever will be, will be’.

Quanto pesa quel ‘whatever’?

Quanto potere vogliamo concedere all’ignoto?

Quanto peso ha realmente, quanto è inestinguibile quel ‘rischio residuo’?

Riflessioni, riflessioni, riflessioni.

 

(Metallica, “Room of Mirrors”, 2023)

 

 

 

 

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