Sicuramente sicuro

di Daniele Russo

La sicurezza è un tema trattato dai social e dai media con frequenza, interesse crescente e questo è davvero un bene.

Ma sappiamo cosa vuol dire sicurezza?

Facciamo un “viaggio” alla scoperta del significato della parola sicurezza partendo dalla sua definizione.

Ecco la definizione riportata nel dizionario Treccani:

Sicurezza (dal latino “sine cura”: senza preoccupazione): la condizione che rende e fa sentire di essere esente da pericoli, o che dà la possibilità di prevenire, eliminare o rendere meno gravi danni, rischi, difficoltà, evenienze spiacevoli, e simili.

Come potete notare, la definizione contiene un insieme di elementi che ci permetteranno di comprendere appieno il significato di questa parola.

Per prima cosa, l’etimologia latina della parola sicurezza esprime uno stato psicofisico, quello che dovrebbe avere un lavoratore che opera in un ambiente di lavoro sicuro: non avere preoccupazione. Preoccupazione di cosa? Che qualcosa possa cagionargli un danno.

La sicurezza, quindi, è ciò che permette alle persone di lavorare senza avere la preoccupazione di farsi male o di contrarre malattie causate dal lavoro che svolgono.

Analizzando ancora la definizione del dizionario Treccani, scopriamo che la sicurezza è una condizione. É quindi uno specifico stato in cui si trova il sistema lavoro, sistema che è governato da diverse variabili: ambiente, attrezzature, conoscenza, metodo, comportamento, cultura.

E aggiunge ancora: è la condizione che rende e fa sentire di essere esenti da pericoli.

Trattasi, dunque, di uno stato nel quale tutte le variabili sopra citate sono governate in modo sapiente e opportuno per rendere il sistema esente da pericoli.

Questo presuppone che si abbia perfetta conoscenza delle variabili in gioco, del loro campo di azione, delle loro interconnessioni e buona padronanza nel controllo di queste. È uno stato che viene raggiunto mediante un processo di affinamento continuo ma che, purtroppo, risulta essere instabile. Alcune delle variabili, infatti, quali comportamento e cultura,  sono soggette a mutazione poiché influenzati da fattori interni, quali clima aziendale, processi di comunicazione, logiche di gruppo, modifiche organizzative, cambio del capo ecc., sia da fattori esterni tra i quali l’ingresso di nuovo personale.  Richiedono, quindi, un continuo riposizionamento ai valori ottimali mediante attività di rinforzo e supporto.

Quindi lo stato di sicurezza non lo si raggiunge una volta per tutte ma lo si insegue continuamente.

Sempre dalla definizione del dizionario Treccani leggiamo: fa sentire di essere esenti da pericoli.

Trattasi, dunque, di una condizione che crea la percezione di sicurezza da parte dei lavoratori. Di solito, se la sicurezza é percepita é anche applicata.

La sicurezza per essere percepita deve essere conosciuta ed interiorizzata. È necessario mettere in atto, dunque, un programma di sensibilizzazione sulla sicurezza; bisogna inoltre diffonderne la cultura a tutti i livelli e in tutti i contesti.

La sicurezza riesce sempre a rendere i lavoratori esenti da pericoli? Purtroppo non è così.

Nella definizione, infatti, troviamo: o che dà la possibilità di prevenire, eliminare o rendere meno gravi danni, rischi, difficoltà, evenienze spiacevoli e simili.

Esaminata la definizione fornita dal dizionario Treccani, si deduce che la sicurezza non è una semplice parola né un concetto, ma il governo sapiente di un insieme di variabili, alcune delle quali di difficile controllo, che permette potenzialmente di essere esenti da pericoli. È il raggiungimento di una condizione di equilibrio per sua natura instabile che richiede, dunque, impegno e sforzo continuo per il riassetto e la sua conservazione. È la conoscenza e la cultura di ciascuno. È la capacità di trasmetterla ma anche di percepirla e applicarla.

È la sensibilità acquisita e lo stato di attenzione che ciascuno pone ogni giorno in ogni azione che compie.

 

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