Questione di scelte

di Paolo Zambianchi
scelte e responsabilità

“Non è un mestiere pericoloso, al massimo puoi cadere dal seggiolone”. Gli risuonano nella testa queste parole. Le aveva pronunciate anni prima un suo amico, rivolte a lui. Si parlava di sicurezza sul lavoro e di come il tuo lavoro può esporti al pericolo. Lui sosteneva che nessun lavoro è sicuro ed è solo frutto delle scelte e della responsabilità del lavoratore a rendere un lavoro pericoloso oppure no. Il suo amico, che ha una società metalmeccanica sostiene che invece ci siano lavori pericolosi, come quello di metalmeccanico, e lavori sicuri, come il suo, che di mestiere fa il giudice sportivo. “Stai sempre in ufficio a controllare carte e poi quando vai in campo ti siedi comodo su quella specie di seggiolone per 4 o 5 ore”.

Certo, non è pericoloso fare il giudice sportivo, ha dovuto ammettere lui, ma resta una questione di scelte e responsabilità. “Pensa che è addirittura morto un giudice mentre c’era una partita. È successo tanti anni fa e dopo le cose sono cambiate, ma è successo”.

Quella conversazione, avvenuta ormai tanto tempo fa, non ricordava più nemmeno di averla fatta. E poi ora, gli è tornata in mente. Non è il momento giusto perché deve pensare ad altro e prendere una decisione molto importante. Eppure nonostante tutto eccola lì, a sovrapporsi e a oscurare il resto.

“E’ una questione di scelte e responsabilità”. Queste parole, in particolare, sembrano essere le uniche che restano nella sua testa.

“Non possiamo certo squalificarlo”. “E’ la star del torneo, pensiamo agli sponsor”. “Non lo ha mica fatto apposta”. “E’ corso subito a scusarsi e vedere cosa fosse accaduto”.

Tutte argomentazioni vere, sensate. Eppure resta solo quella frase: è una questione di scelte e responsabilità.

E la scelta è sua. E la responsabilità è sua.

E come giudice sportivo deve fare la scelta giusta.

E come papà deve assumersi la responsabilità.

Suo figlio sogna un giorno di diventare un tennista professionista.

“Mi raccomando papà, fatti autografare la mia racchetta, ci tengo”. Queste le ultime parole di suo figlio stamani, quando nel giardino di casa, lo stava salutando. “Si, tranquillo, la racchetta è già nel bagagliaio e terminato l’incontro glielo chiedo. Non vedo perché non dovrebbe farlo”.

Forse se lo squalifica, non avrà quella firma.

Anche questo pensiero appare per un secondo nella sua testa. Si vergogna ad aver pensato a quello anziché agli sponsor, al torneo, ecc…

Poi però torna quella frase: è una questione di scelte e responsabilità.

E allora la scelta può essere solo una e la responsabilità di prenderla è sua.

Abuse of Balls, anzi forse, Aggravated Behaviour, devo controllare”

Le parole escono dalla sua bocca senza che quasi lui se ne renda conto. Le ha pronunciate lui e intorno si crea il silenzio.

Guarda il campo e punta dritto verso la stessa del torneo, colui il quale era destinato a vincerlo e invece si ritroverà a breve negli spogliatoi. E tutto per una sua decisione, per il suo coraggio e la sua coerenza. E tutto perché lui è una safety rockstar, uno che, nonostante tutto, non mette mai in dubbio i suoi valori e ciò in cui crede.

È una questione di scelte e responsabilità. E lui sente di aver fatto la cosa giusta.

Certo ora ci sarà da affrontare il Direttore del torneo, i giornalisti, ecc…

Certo ora ci sarà da affrontare suo figlio, che si aspettava da lui una racchetta firmata. No, non ha avuto il coraggio di andare negli spogliatoi a chiederglielo.

Ma come: ho avuto il coraggio di squalificarlo e non di chiedergli un autografo per mio figlio?

Beh, qui la scelta è diversa. Non squalificarlo avrebbe significato non essere coerente con ciò in cui credo e dare un pessimo esempio a mio figlio. Poco importa se ora lui sarà arrabbiato con me.

But it’s the only place that I prefer
To love my wife and raise my kids
Hey, the same way that my daddy did
Where the stars and stripes and the eagle fly”

La voce di Aaron Tippin risuona dalle casse dell’auto, con una delle sue canzoni preferite: “Where the stars and stripes and the eagle fly”.

Ama la sua nazione e ama ogni singola parola di quella canzone, ma ora risuonano come non mai quelle parole della canzone: l’unico posto che preferisco, per amare mia moglie e crescere i miei figli, nello stesso modo fece mio padre, dove le stelle e le strisce e le aquile volano.

Ama suo figlio ed è consapevole che essere padre è una questione di scelte e responsabilità.

Suo figlio è nel vialetto ad accoglierlo.

Lui ferma l’auto e scende con la testa china, annunciando che non ha la firma sulla racchetta.

“Non mi importa papà. Io volevo la firma di un mio eroe sulla mia racchetta. Volevo la firma di qualcuno che è riuscito dove altri non riescono. Ti va di firmarla tu?”

Una lacrima scende sulla guancia mentre lo abbraccia con forza.

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