Quanta sicurezza in un caffè

di Andrea Trespidi
Quanta sicurezza in un caffè

Bianche o rosse.

Quando sei in autostrada è difficile che capti luci di altri colori perché è un continuo bianche e rosse, avanti e indietro, guardi di qua e guardi e di là, bianche e rosse, rosse e bianche.

Che bello andare in macchina, fresco d’estate, caldo d’inverno. Lo spazio è piccolo, si regola anche bene. Magari quando avevamo l’autoradio estraibile con gli antennoni sopra il cofano e il riscaldamento diretto dal motore un po’ meno… ma erano gli anni ‘90, mettevamo le cassette dei Nirvana, dei Guns, dei Pearl Jam… qualcuno aveva l’autoradio a cd, costava un botto, magari con il caricatore nel baule e il pianale in legno con dei subwoofer che alzavano le ruote da terra.

Ma di notte no, perché bel viaggiare, bel dormire.

Negli anni ‘90 in Italia abbiamo fatto i conti con le stragi del sabato sera, tante giovani vite che si sono spezzate in incidenti d’auto al ritorno dalle nottate in discoteca, tante famiglie che hanno perso tutto, in uno schianto. Le telefonate, nel cuore della notte. Ricordo quando chiamarono me, avevo 18 anni e poco più, i miei genitori all’estero a festeggiare il venticinquesimo, mio fratello passeggero schiantato in una curva. Uno di quelli senza conseguenze, per fortuna.

La causa, sempre la stessa. Droga? No. Alcol? No. Velocità? Nemmeno. E allora perché? Stanchezza. E quell’irresistibile fattore maschio alfa che non te lo fa ammettere. Non ti fermi, non svegli gli altri che stanno dormendo perché… sei un duro, fai il duro. Tu resisti, e che diamine. Magari tocchi un po’ il volume di Sweet Child O Mine, ma non troppo.

Per fortuna l’Italia è anche un paese dove le cose si sanno fare e si fanno per bene. Senza sensazionalismi, dai verbali della Polizia Stradale usciva un verdetto diverso da quello propagandato dai telegiornali, l’analisi dei dati e lo studio affidato alla facoltà di psicologia di una delle più importanti Università italiane portò a pensare che una vera azione di mitigazione potesse essere dare un pretesto ai ragazzi per fermarsi senza ammettere la stanchezza, e possibilmente aumentare il tempo di latenza da svegli di tutti gli occupanti.

Un colpo di gomito e si va in Autogrill, beviamo un caffè, tanto è gratis. Così lo beviamo tutti, e poi magari tra una parola e l’altra, rimaniamo svegli.

La sicurezza che c’è in quel caffè, è una sicurezza veramente rock.

Fu davvero una soluzione efficace e adatta alla cultura dell’epoca. Dovremmo avere più voglia di riconoscere il genio italiano quando c’è. Soprattutto quando porta risultati e salva delle vite e delle famiglie.

Il telefono di notte… no meglio che di notte suoni un’altra musica.

 

 

Visita l’intera rubrica Hse on stage!

SCORRI LA PAGINA E LASCIA UN COMMENTO.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento

A SETTEMBRE IN LIBRERIA!