Quando i nodi vengono al pettine

di Daniele Andrea Bilanzuoli
Quando i nodi vengono al pettine

La penultima settimana di settembre è stata molto intensa, oltre al lavoro come pedagogista della guida mi sono occupato con passione di supportare e gestire foto e post show di un giovane gruppo proveniente dalla Norvegia per un totale di quattro date consecutive da Bergamo a Milano a Turate in provincia di Como.

Ho guidato abbastanza e sempre col sole che oramai va a riposo presto. Ogni giorno ho notato comportamenti irresponsabili e sbirciando notavo che l’età media di questi driver imprecisi era più alta della mia, o almeno mi sembrava.

Questo pensiero si è ricondotto ad un corso di aggiornamento tenuto da un noto marchio non europeo o americano che per correttezza non citerò.

Da almeno una decina di anni, con strategie tese sempre più in questa direzione in maniera assoluta, le concessionarie e i loro frontmen, i venditori, si sono arresi alle finanziarie. Vendono servizi legati ad una precisa vettura, non vendono più vetture.

Penserete che il discorso sia logico e collegato ad aiutare le persone di ogni età, giovani compresi, a poter acquistare questo servizio di vetture privata in un periodo in cui gli assegni circolari scarseggiano. Niente di più sbagliato, il target è palesemente dai 55 in su, per ovvi motivi sociali. Sono l’unica fascia di età in grado di cambiare vettura ogni 6/10 anni.

Insomma un target che guida tendenzialmente molto male, poco adattabile ai cambiamenti (la disattivazione dei sistemi ADAS di secondo livello in dotazione obbligatoria dal 2022 vengono disattivati nell’80% dei soggetti in quanto interferisce con lo stile di guida, o stile di non-guida).

Alzando la mano chiesi “quando Tizio chiuderà i battenti? A me sembra una dischiarate resa di un’azienda che non sa dove prendere idee e punta ad un target ad esaurimento, pura economia lineare”.

Risposta: silenzio.

La mia vita è legata ai giovani, educarli porta risultati eccezionali. Nella sicurezza loro ripongono molta attenzione, sanno che guidare è pericoloso e non per colpa loro, affrontano le loro paure in un percorso dedicato teso a migliorare aspetti intimi, il loro temperamento, con strumenti che sono i più avanzati in Europa.

Ai giovani interessano le vetture anche quelle più sportive, anelano a vetture di giusta misura, assolutamente ad alcun SUV (non sono corrotti da stereotipi obsoleti), anche sportiva, dall’estetica sportiva.

A loro un produttore di auto pensa praticamente poco perché la sicurezza non interessa ed il futuro pure, meglio attingere alla popolazione con conio e capacità di discernere la sicurezza alla guida tra le più scadenti (ricordo che guidare in strada significa saper scegliere nella maniera migliore nell’ambiente sociale stradale).

Investire su una visione futuristica significa farlo ora sui giovani perché tra 20 anni saranno loro sulle strade e a decidere che servizio noleggiare secondo il loro interesse (servizi come Netflix insegnano).

Non so dirvi a che punto sarà la guida autonoma ma ne abbiamo davvero tanto bisogno, dobbiamo limitare la guida basata sulla pura percezione temporanea di tonnellate di conducenti a cui è stato passato il concetto di guidare liberamente a cui non è stato instillato alcun concetto educativo, nessuno riflette al di fuori del parabrezza del veicolo, un micro mondo proprio, dove la sicurezza stradale è relegata ad una buona giornata di calma interiore piuttosto che ad concetto etico profondo.

Colonna sonora del mood con cui ho voluto dare sfogo alle mie idee è Siren’s Calling dei Ginevra con cui condivido l’amico Kristian Fyhr, il cantante nel video, persona che mi disse “mi ricordo di rimanere umile”.

“Innamorati di una cosa e falla. Perché una volta che ti innamori e guardi in profondità, scoprirai un universo”. Richard Feyman, premio Nobel per la Fisica.

 

 

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