Pensare senza il nostro cervello

di Daniele Andrea Bilanzuoli
Pensare senza il nostro cervello

Sarà mai possibile staccarsi dal nostro cervello?

Direi di no ma si può raffinare la visibilità del mondo circostante ricordandoci che siamo il risultato delle nostre esperienze. Nello specifico, i Bias cognitivi sono presenti e ineliminabili.

In ognuno di noi, sono indipendenti dalla cultura e dall’intelligenza individuale, sono la dotazione base di ogni cervello umano che ha sviluppato questi meccanismi nel corso della sua evoluzione con il fine di adattarsi il più possibile ad un ambiente complesso e pericoloso. Al pari delle euristiche, i bias sono dei veri e propri procedimenti mentali intuitivi che strutturano e definiscono la nostra percezione della realtà inducendoci a costruire un’idea.

Ora abbiamo ben due elementi che echeggiano nella mia mente: “ambiente pericoloso” e “costruire un’idea”. Sono letali nell’ambiente stradale (dove la sicurezza deve essere un pensiero pro-attivo costante, cioè un pensiero che esce dalla nostra percezione per scagionare come un sonar il resto al di fuori di noi).

Uscite di casa a piedi e notate quante volte la personalità egocentrica di un attore presente su strada emerga arrogante: un clacson, un urlo di disappunto, un’accelerazione marcata. Tutto ciò che fa rumore, e non è un vecchio veicolo, è una manifestazione di disattenzione empatica.

Nulla di più sincero e aggiornato alle attuali e sempre più incalzanti tendenze direte voi, in effetti avete ragione.

Non ci sto e proviamo a rifletterci insieme seguendo il percorso iniziato tempo fa con i primi articoli. Abbiamo davvero bisogno di manifestarlo attraverso l’uso dell’automobile?

L’automobile è un servizio eliminabile se considerate che la media dei chilometri percorsi in un anno si ferma a poco più di 7000 (fonte Politecnico di Milano, ricerca condotta per conto del The Urban Mobility Council, promosso dal Gruppo Unipol con patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica e della commissione Europea).

Sostituendo una vettura a guida umana con una semi autonoma si possono bypassare ben dieci delle prime! Signore e signori qui è statistica e scienza, non percezione umana.

Le vetture sono ferme per il 95% del tempo: pensateci, calcolatelo da voi. Sono d’accordo persino negli USA, dove la percentuale si alza di 1 punto.

Pensate che questo basti per dissuadere le persone dall’uso delle proprie percezioni e smetterla di alimentare un’ambiente stradale pericoloso, insegnando ai figli atteggiamenti erronei ed egocentrici?

Pensarla sempre come un centro di gravità unico rende impossibile il raggruppamento di idee e condivisioni sensate, ogni buona idea è decapitata dai più che si rifiutano di cambiare, di aggiornare il firmware del proprio ippocampo e amigdala, di mostrare qualcosa di buono, una speranza di evoluzione sociale della specie umana.

Anche se tutto quello che state facendo sembra inderogabile tra le montagne di azioni e pensieri “immondizia” che affollano le vostre priorità, vi suggerisco un utile esercizio nel momento che diventate genitori conducenti.

Dal decimo mese i bambini acquisiscono i sensi verso il mondo esterno e vi imiteranno: iniziate a parlare e dare l’esempio anche in macchina. Aumentate la qualità descrittiva delle buone abitudini fino ad arrivare verso i sei anni in cui siate voi ad attirare l’attenzione del piccolo, descrivendo ciò che avviene e le scelte che prendete alla guida (ad esempio fermandovi per dare la precedenza ad un attraversamento pedonale descrivete quello che fate, ovvero cercare di capire quando attraverserà il pedone e controllare se ne passerà un altro).

Sono piccoli gesti ma rende partecipe il bambino spostando l’attenzione dalla noia come passeggero a quella attiva del genitore guidatore. Fino a quattordici anni la percezione della sicurezza va costruita.

Spostiamoci dall’essere ego percettivi e cerchiamo di essere un filo più empatici e riflessivi, la vita è una, non è un videogame.

Vi lascio con un video dei Wildness, dalla Svezia, amici (nel tempo perso mi diletto a mettere in contatto artisti con locali e ho la fortuna e ricchezza di conoscere musicisti fantastici… tutta questione di comunicazione e cuore) che con il loro nuovo singolo Tragedy mi regalano la colonna sonora perfetta per questo articolo.

 

 

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