LIVE #26 – Marco Chelo, Continuing Airworthiness – Safety Environment

di Rock'n'safe

Protagonista del nostro Live di oggi Marco Chelo, Continuing Airworthiness – Safety Environment

Marco, ci racconti il tuo percorso che ti porta qui oggi?

Ognuno di noi ha un suo percorso, sia nel mondo lavorativo, che nella vita. Ho fatto l’RLS per diversi anni, lascio giudicare ad altri se l’ho fatto bene o male, di sicuro l’ho fatto con il cuore. Come padre hai l’obbligo e il dovere di ragionare sul futuro e credere nei valori che ci hanno insegnato. C’è sempre un po’ di preoccupazione per i figli, per la società e fa bene sperare quando vedi certi comportamenti virtuosi ben radicati nei nostri figli.

Come vedi la situazione attuale del mondo del lavoro e della Safety?

Oggi si vive di colpevolismo. Quando succede qualcosa di brutto abbiamo sempre la necessità di sapere di chi è la colpa. Non ci chiediamo invece qual è la soluzione affinché non succeda più.

Quale può essere la soluzione per te?

Quando una cosa ti tocca direttamente e ti rendi conto che da lì dipendono le vite degli altri, ti fai carico delle cose. Se tutti fanno qualcosa in un determinato modo e io sono l’unico a fare diversamente, ad esempio a buttare una bottiglietta di plastica per terra, mi sentirei a disagio. L’idea è portare comportamenti corretti e virtuosi a quante più persone possibili e a creare così disagio a chi si comporta in maniera diversa.

Come si può ottenere questo?

Il comportamento virtuoso lo puoi portare con la comunicazione, che oggi è molto importante, voi di ROCK’N’SAFE lo sapete bene! Abbiamo bisogno di contaminazioni nella comunicazione. La musica ad esempio è quel veicolo che ci permettere di trasmettere un messaggio.

Cosa pensi della comunicazione che si utilizza oggi?

Seguo le dinamiche comunicative e in generale vedo due tendenze: una comunicazione molto quadrata, rigida, oppure autoreferenziale, non aperta al confronto, al dialogo. Ma il confronto è fondamentale, un confronto basato sull’ascolto. Tutto quello che facciamo lo facciamo per i figli, quindi mi aspetto che ci sia un senso di collettività.

Articolo e postproduzione video di Graziano Ventroni

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