La cultura della sicurezza è punk

di Stefano Pancari
La cultura della sicurezza è punk
Cosa faremo nei prossimi mesi per incidere sulla cultura della sicurezza? Dobbiamo perseguire nell’intento di fare una rivoluzione intellettuale. Erroneamente pensiamo alla rivoluzione associandola a distruzione e inciviltà. La rivoluzione a cui mi piace pensare è un’evoluzione del pensiero, un’inversione di rotta, un miglioramento dello status quo. Il rivoluzionario è un tassello indispensabile nella nostra storia: se non ci fossero stati i rivoluzionari penseremmo ancora, per esempio, ad un sistema geocentrico anziché eliocentrico. In tal senso Galileo Galilei è stato una grande rockstar che non ha fermato la sua visione nemmeno di fronte allo “Stato maggiore” dell’epoca.
La vena ribelle del rock è talmente forte che il rock stesso si è ribellato a sé stesso innumerevoli volte nel corso dei decenni. Pensiamo agli anni ’70: abbiamo goduto dello stile dei Led Zeppellin, dei The Who, dei Deep Purple, delle opere d’arte dei Pink Floyd, della nefasta decadenza di Elvis Presley… e della rivoluzione punk dei Ramones.
 
L’inizio degli anni ’70 è stato caratterizzato da un movimento hippie ormai in esaurimento, dalla nascita della disco music e dal rock virtuoso e stiloso. Robert Plant ed il resto della ciurma volevano dimostrare che il rock era uno stile non inferiore agli altri e che poteva addirittura aggregare decine di migliaia di persone negli stadi. In questo contesto si inseriscono i Ramones e la loro rivoluzione punk.
I Ramones facevano parte di una nicchia di artisti diversi da tutti gli altri, ribellatasi con tanta voglia di esprimersi così come erano: dal look dei New York Dolls e dei Wayne County & The Electric Chairs, alle follie circensi di Iggy Pop.
 
 
La cultura della sicurezza è punk
Il battesimo di quel nuovo movimento, Punk (delinquente), lo si deve a John Holmstrom e Legs McNeil, hippie mancati, ma già stanchi del movimento. La loro piccola rivista portava il nome Punk e combinava il rock ai fumetti e diede voce ai frequentatori dei locali reietti di New York. La parola venne dapprima rifiutata dagli stessi Ramones, Iggy Pop e Blondie, ma alla fine se ne fecero una ragione. Il punk non era uno stile musicale ben definito, ma con quel nome si identificavano coloro che volevano un nuovo spirito di ribellione, diverso dagli anni’60 e semmai più vicino alla rivoluzione di Elvis & Co. degli anni ’50. L’essere politicamente scorretti aveva come fine lo stimolare la mente parlando di argomenti non comuni e il fare uscire la gente dall’ordinarietà.
 
Il punk non fu inventato dai Ramones, ma loro ebbero il merito di essere stati un’onda d’urto che nessuno si aspettava. Erano arrivati al nocciolo del rock, spolpato dalle proprie sinuosità, brani concentrati in un minuto o poco più e ritmi inverosimili fino a quel periodo. Nessun effetto speciale, nessun numero da avanspettacolo… solo nudo e crudo rock’n’roll, giubbotti di pelle, pantaloni stretti e scarpe da ginnastica. Rapportatelo a stereotipi come Robert Plant e Jimmy Page e capirete della portata della rivoluzione di cui stiamo parlando.
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Il punk non era stato fino a quel momento uno stile musicale da mainstream e così lo fu per loro, fin quando partirono in tour per l’Europa. Fu nei concerti inglesi che, al cospetto delle The Slits, dei Sex Pistols e The Clash, furono consacrati come il gruppo di riferimento del movimento punk catalizzandone l’attenzione. Avevano qualcosa che gli inglesi arrabbiati e politicizzati non avevano: i Ramones portavano divertimento e leggerezza, talvolta sarcasmo, ma erano lì sul palco per far divertire e scatenare la gente.
 
Nei loro 20 anni di carriera hanno avuto alti e bassi, hanno avuto divergenze e la formazione è stata rimaneggiata più volte, ma restano comunque uno dei gruppi di riferimento del secolo scorso. Con i loro 2263 concerti in 20 anni di carriera hanno fatto scatenare giovani di tutti i Continenti. Le loro magliette sono le più vendute al mondo. Nel 2002 sono stati inseriti nella Rock’n’Roll Hall of Fame e l’annuncio fu fatto nientepopodimeno che da Eddie Vedder dei Pearl Jam. Gli U2, ispirati anche dai Ramones nella loro prima parte di carriera, nel 2014 li hanno celebrati con “The Miracle” in ricordo del concerto di Dublino a cui assistettero 40 anni prima. A Berlino c’è un museo dedicato a loro, nella Bowery c’è una piazza dedicata a loro, nel Queens c’è una strada che porta il loro nome. Non avevano l’arte di tanti loro contemporanei, ma se hanno lasciato così il segno un motivo ci sarà.
 
La storia (breve) del punk ci insegna che talvolta dobbiamo reinventarci anche nel comunicare la sicurezza. A volte dobbiamo bruciare il nostro mondo e farlo rinascere dalle proprie ceneri come un’araba fenice. Probabilmente Galileo Galilei, Elvis Presley ed i Ramones non avrebbero dato al mondo quel che hanno dato se non avessero avuto un atteggiamento rock.
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