HSE manager: volontà e impegno continuo

di Marina Castiglioni

“Lavorare nel mondo HSE è il modo migliore per non annoiarsi mai”

Quando ho scelto di studiare architettura per occuparmi poi di progettazione e design, mai avrei pensato di fare quello che faccio oggi. Mi chiamo Marina e sono un HSE manager.

In un corso di laurea di “progettazione della sicurezza” mentre leggevo le statistiche degli infortuni sul lavoro e scoprivo i primi accenni di sicurezza, ho avuto una sensazione in stile Blues Brothers, quando John Belushi nella chiesa con James Brown vede la “luce”, ecco, sentivo di dover fare qualcosa per migliorare la situazione, per cambiare le cose.

Ho iniziato subito dopo la laurea seguendo l’HSE in edilizia, nelle grandi opere, nei cantieri e negli impianti, poi in aziende multinazionali, sempre cercando di fare qualcosa di più, di diverso rispetto a quanto fatto prima.

Le persone che ho incontrato nel mio percorso lavorativo, anche dove non lavoro più, dicono di aver cambiato il loro modo di vedere la sicurezza e hanno un ricordo positivo del percorso condiviso grazie alle attività e alla formazione fatta, ma è sufficiente?

Forse la differenza sta proprio in questo, per fare rumore non basta alzare il volume di una sola radio, dobbiamo collaborare in tanti per un obiettivo condiviso.

Oggi in Italia pensare in sicurezza vuol dire andare controtendenza. E in questo momento, nel lavoro ma anche nella vita privata troppe persone non sanno cosa sia la percezione del rischio. Non è pensabile morire nel lavoro, morire perché si decide di andare a vedere una perdita sul tetto, o di togliere una protezione ad una macchina, o di non mettere le cinture di sicurezza senza avere la cognizione delle conseguenze.

Perché proprio di questo si parla, di avere consapevolezza, di avere percezione – percezione che quello che facciamo ogni giorno ha conseguenze sulla nostra vita e su quella degli altri – pensate di vedere un responsabile che non indossa i DPI e va tra i lavoratori, o un gruppo di lavoratori che rimuovono le sicurezze di una macchina e la attivano senza installarle, in questo caso l’influenza negativa ha un impatto sulle altre persone, le fa sentire giustificate nell’adottare comportamenti sbagliati. Pensate adesso ad un preposto che rispetta una procedura ed insegna ai nuovi assunti come fare un’operazione in sicurezza, può influenzare positivamente altre persone e trasmettere un messaggio forte, solo grazie al suo comportamento corretto.

Detto così sembrerebbe semplice, ma nella realtà serve volontà e impegno continuo: se non si è strutturati per lavorare in sicurezza, le tempistiche si allungano perché può mancare un DPI, una procedura, o un’attrezzatura; serve pianificazione, la comunicazione è importantissima; oltre a questo e molto altro, è fondamentale la collaborazione.

Dobbiamo portare avanti questa battaglia insieme perché ci sia consapevolezza, perché la sicurezza sia una priorità, non solo il 1°maggio, ma tutti i giorni, nei cantieri, negli impianti produttivi e anche nelle scuole, perché i lavoratori di domani è oggi che possono imparare come pensare in sicurezza e cambiare le cose. Io sono pronta a lavorare per il cambiamento, e voi?

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