Dioniso, una rockstar nata tre volte

di Francesco La Rosa
Dioniso

Dicevamo di Dioniso, dio morto prima ancora di nascere, nato due volte. O forse tre.
Già, perché una variante del mito racconta di un precedente. Racconta che in realtà Dioniso era figlio di Zeus e di Persefone, la sfortunata figlia di Demetra che finirà sposa riluttante del terribile dio degli inferi Ade. Temendo il rapimento che da lì a poco in effetti avverrà, Persefone era guardata a vista da ben due draghi. La security di una volta, semplice ed efficace.
Ma Zeus non è tipo da arretrare alla prima difficoltà, si trasforma in serpente, fra rettili ci si capisce, ipnotizza i guardiani, striscia nella camera ancora per poco virginale di Persefone, dopo di che, sempre sotto forma di rettile striscia sulla medesima e la mette incinta leccandola dolcemente. Proprio così dice il mito, e non fate domande.

Nove mesi dopo nasce dunque il bimbo, bello paffuto e con un paio di corna in testa (corna lui? e perché lui? ho detto niente domande) e comincia a giocare nella stanza di Zeus, si trastulla coi fulmini, sale sul trono, insomma fa tutto quello che farebbe un bambino qualsiasi. Se non che Era è sempre lì, a rodersi il fegato, e un po’ c’è da capirla.

Come sapete, Zeus era un padreterno, capo indiscusso del Consiglio d’Amministrazione della potentissima “Olimpo Inc.”, famoso magnate, ma, come a volte accade ai pezzi grossi, non era particolarmente attento alla gestione delle risorse umane, o divine. Aveva ad esempio un debole per la figlia Atena, che manifestava con sfacciati favoritismi, o per il suo tirapiedi Hermes, mentre non perdeva occasione di bacchettare Ares o altri dei. Era, oltre che membro anziano del medesimo CdA, si trovava ad essere anche consorte ufficiale di Zeus, e dunque la sua frustrazione era doppia.
Zeus, come già sappiamo, non era certo noto per la fedeltà coniugale, a che valeva essere un pezzo da novanta, così pensava, se non ci si poteva divertire un po’. E lui si divertiva, e non soltanto un po’, con qualsiasi fanciulla, o occasionalmente fanciullo, che trovasse di gradevole aspetto, consenziente o meno che fosse l’oggetto del desiderio. Una concezione assai autoritaria del potere, a dir poco. Oggi definiremmo Zeus un erotomane e gli consiglieremmo il trattamento in una clinica specializzata, come Michael Douglas o Ozzy Osbourne.
Ma non divaghiamo.
Si capisce dunque che la situazione in casa Zeus non dovesse essere idilliaca, e che spesso volassero piatti e fulmini, questi ultimi non soltanto metaforici. Ma, per quanto furibonda potesse essere, Era sapeva comunque di non potersi realmente opporre al re degli dèi, nonché suo capo diretto nella Olimpo Inc.
Una situazione che oggi definiremmo mobbing.
Immaginatevi dunque lo stress, e immaginate tutta questa rabbia repressa che finisce con lo sfogarsi sulle amanti del capo, anche le meno consenzienti, e sui figli di queste, ancor più incolpevoli. Era si mette chiaramente dalla parte del torto accanendosi su vittime innocenti, ma un buon Safety Leader, al contrario di Zeus, avrebbe evitato di creare una simile situazione di frustrazione esasperata e avrebbe saputo orientare le indubbie doti di Era verso fini più costruttivi.
Ma torniamo a noi.
Era dunque va a chiamare i Titani, che con Zeus avevano una vecchia ruggine. Antichissimi dei, figli del Cielo e della Terra, progenitori della stirpe umana, i Titani erano stati sconfitti da Zeus e scaraventati nel Tartaro. Non certo i babysitter ideali.
Ora, com’è noto, l’Olimpo è il monte più alto della Grecia con i suoi quasi tremila metri, e la cima è spesso nascosta dalle nubi. Una posizione in grado di generare un falso senso di sicurezza, e di indurre a trascurare le normali misure di sicurezza necessarie in un posto di importanza strategica. Niente controlli all’ingresso, né metal detectors, né badge visitatori, insomma. Neppure un drago. Vero è che lì gli addetti ai lavori a tempo indeterminato sono dèi immortali, ma occasionalmente vi si trovano anche semidei o semplici umani, e qualche controllo in più sugli accessi poteva essere utile.
Utile, ad esempio, per fermare i Titani, che invece sono entrati e adesso stanno lì, attorno al pupo, con maschere di gesso, specchi, sonaglini. E coltelli affilati.
Il bimbo, occorre dirlo, vende cara la pelle, cerca di scappare, confonde gli assassini continuando a cambiare forme, si fa giovane, vecchio, leone, cavallo, drago, tigre, toro. Un vero camaleonte. Aggredisce, morde, scalcia, urla, incorna. Ma è tutto inutile, Era, folle di rabbia interviene in prima persona, possibile che Titani come siete non riuscite a far fuori un bambino, allora gli energumeni riprendono coraggio, hanno la meglio e alla fine uccidono il pargolo divino.
Anzi, non si limitano ad ucciderlo, qui bisogna far sparire il cadavere, lo fanno a pezzi, tanto per cambiare, lo squartano, tentano di cucinarne i resti, una parte viene messa a bollire in pentolone, del resto ne fanno spiedini alla brace. Pulp Olimpo, scene degne di un film di Quentin Tarantino, o di un horror di Wes Craven.
Zeus, padre disattento che fino ad ora aveva evidentemente avuto altro a cui pensare (anche se in realtà pensava quasi sempre alla stessa cosa, come abbiamo già spiegato) ritorna sul più bello di questo barbecue, fa una strage a colpi di fulmine, riscaraventa nel Tartaro i Titani e recupera se non altro il cuore mezzo bruciacchiato del figlio.
Senza darsi per vinto, lo trita finemente, questo cuore o ciò che ne rimane, lo mescola in una bevanda, la fa bere a Semele, la quale rimane incinta, come già sappiamo.
Insomma, secondo questa ulteriore versione, quando Dioniso fuoriesce dalla coscia di Zeus viene alla luce per la terza volta, è nato già due volte da due madri diverse ed è morto due volte prima di essere nato. Poi venitemi a parlare di traumi infantili.

Ma la sua odissea pare senza fine.
Una volta partorito, Zeus si ritrova con questo fagottino fra le braccia, un sacco di impegni sull’agenda e la moglie inferocita nella stanza accanto. Che fare?
Chiama Ermes, suo messaggero di fiducia, ladro e imbroglione da quando è nato, e specialista di lavori sporchi, gli consegna il fagotto e gli dice, più o meno: “Toglimelo dai piedi alla svelta”.
Ermes non trova di meglio che affidarlo alla zia, che lo alleva di nascosto travestendolo da femminuccia. Ma l’inferocita Era non molla, scopre anche questo nascondiglio, ed Ermes fa appena in tempo a recuperare il piccolo, trasformarlo in capretto ed affidarlo a delle Ninfe. Sempre più lontano.

Ora, con un’infanzia come questa, c’è da sorprendersi che crescendo, il giovane Dioniso mostri una personalità deviante, borderline persino per gli standard delle rockstar? Diciamo una versione ancora più estrema di David Bowie, o di Marylin Manson?
Androgino e vagabondo, mutevole d’aspetto e d’umore, orgiastico e folle, scopritore del vino e inventore del teatro, misterico ed imprevedibile, collerico e traditore, Dioniso rappresenta il lato più oscuro dell’anima greca, e quindi occidentale.
Molto ma molto oscuro.
E tuttavia, nessuno è interamente oscuro, neppure tra le rockstar, e neanche Dioniso lo è.

Qual è il contrario di xenofobia? Ecco, i Greci erano quella roba lì, i viaggi a quel tempo erano una faccenda rischiosa, e dunque lo straniero va accolto sempre con rispetto e onorato come accade a Odisseo sull’isola dei Feaci, e ad Enea presso Didone.
Ecco, Dioniso si occupava delle ispezioni a sorpresa, diciamo. Proprio lui, che di attenzioni ne aveva ricevute poche, che il padre indaffarato non lo aveva quasi mai visto, ecco, proprio lui decide che delle persone si deve aver cura. Arrivava dunque in una città, malmesso, sporco e lacero, e si presentava al palazzo del re chiedendo cibo e ristoro. Se veniva accolto bene, faceva regolare rapporto ispettivo con esito positivo, se invece veniva accolto male, beh diciamo solo che quando ripartiva il re era impazzito e la città, o meglio l’ex città, era ridotta a cumulo di macerie.
Non aveva mezze misure, Dioniso, ma il suo messaggio era assai chiaro.

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2 commenti

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2 commenti

Sabrina 30 Agosto 2021 - 19:56

Che dire mi piace questo scritto ! decisamente originale spiritoso e sarcastico, come lo era Dionysos il re del teatro, Androgino femminile, che difende le donne…ma nn dimentichiamo l’aspetto che lo caratterizza in assoluto È il Dio Dell’ESTASI colui che con un solo bacio ti porta in fusione con l’Assoluto senza bisogno di alcuna Droga…

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Francesco La Rosa 31 Agosto 2021 - 08:41

Grazie Sabrina, sono contento che il racconto ti sia piaciuto!
(Sull’ultima osservazione però non mi pronuncio, quello mi sembra giusto il tipo che non si faceva mancare niente…😄)

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